Laboratori di frontiera

Le 250 missioni cattoliche in Europa

“Quale futuro per le missioni cattoliche italiane in Europa?”. È stato questo il tema del primo incontro annuale, svoltosi nei giorni scorsi a Roma, dei delegati nazionali delle Missioni cattoliche italiane (Mci) in Europa (mons. Giambattista Bettoni, Belgio e Lussemburgo; mons. Leandro Tagliaferro, Svizzera; don Pio Visentin, Germania e Scandinavia; don Federico Andreoletti, Francia; padre Antonio Belsito, Inghilterra). Un incontro “importante” non solo per la conoscenza delle esperienze nazionali delle Missioni cattoliche ma anche per le prospettive future di lavoro.Un cammino d’impegno. “Quella delle Missioni cattoliche – spiega a SIR Europa mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Cei Migrantes – è una grande famiglia che condivide un lungo cammino d’impegno nella pastorale per gli italiani residenti nel Vecchio Continente”. L’incontro annuale è diventato un’occasione per riprendere la riflessione sulla situazione attuale delle Missioni, per verificare il modello di formazione per i nuovi missionari e per un aggiornamento delle iniziative in corso. I delegati nazionali hanno sottolineato “le fatiche, la dedizione, anche le sofferenze dei missionari, sempre più anziani, costretti ad avere diverse comunità di riferimento, unità pastorali di fatto, che affrontano anche una nuova emigrazione accanto alle persone della prima generazione”, ma al tempo stesso non hanno mancato di richiamare la “vitalità della fede dei nostri connazionali e l’apprezzamento da parte delle Chiese locali”. I modelli d’incontro tra i fedeli, i sacerdoti italiani all’estero e la Chiesa locale sono differenti nelle Chiese in Europa: si va da una “scelta di collaborazione significativa – spiega il direttore di Migrantes – riconoscendo l’originalità e la ricchezza dell’esperienza cristiana degli italiani per le Chiese alla distinzione tra comunità italiana e Chiesa locale”. Dalla discussione tra i delegati nazionali e gli operatori della Migrantes è emerso che oggi occorre “ribadire il valore dell’accompagnamento degli italiani all’estero, ma soprattutto ripensare in maniera progettuale l’esperienza di Chiesa locale nei diversi Paesi, alla luce del principio ecclesiologico dell’unità e della differenza, che chiede una rinnovata relazione tra le diverse esperienze e comunità di cattolici presenti in una Chiesa locale, la valorizzazione di esperienze nuove. È questa la preoccupazione della Chiesa italiana che, attraverso la Fondazione Migrantes, intende affrontare il ‘progetto di evangelizzazione’, partendo da una verifica seria delle diverse situazioni, dei differenti modelli e delle esperienze nelle Chiese locali”. “Una frontiere” per la Chiesa in Europa. “Chiesa di Chiese”, aggiunge mons. Perego, l’Europa “può ritrovare nelle Missioni un laboratorio, una frontiera” per “immaginare la Chiesa” di domani. In quest’ottica, è necessario “passare dalla figura del missionario alla comunità di missionari, pensare alla valorizzazione dei laici, anche attraverso un’adeguata formazione, accompagnare la partenza di presenze religiose storiche (Scalabriniani, Pallottini, Rosminiani, Salesiani…), rivedendo, anche a tale scopo, la funzione di servizio alla Chiesa di partenza (a qua) e alla Chiesa di arrivo (ad quem) della Migrantes, organismo pastorale della Cei chiamato a studiare, accompagnare ogni forma di mobilità umana, come ‘luogo di grazia’, ‘segno dei tempi'”. La presenza in Europa. Attualmente sono circa 400 le Missioni cattoliche italiane che lavorano per i nostri emigrati all’estero con oltre 500 sacerdoti, circa 200 suore e diversi laici. In Europa gli italiani con passaporto sono 2.200 mila mentre le Missioni cattoliche sono circa 250 con oltre 300 missionari. Almeno 80 diocesi italiane hanno aiutato, spiega ancora mons. Perego, i loro presbiteri diocesani a “valorizzare nella propria esperienza presbiterale anche un periodo di tempo all’estero, tra i propri connazionali, ma anche in comunione con la Chiesa locale, riportando in diocesi una ricchezza pastorale”. Alcune delegazioni nazionali e Missioni hanno anche investito nella comunicazione ecclesiale, arrivando alla scelta di aderire alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) costituendo una propria delegazione che si riunisce periodicamente per raccogliere e mettere in comune riflessioni sui temi di interesse per gli italiani all’estero e pubblicando i servizi prodotti dall’agenzia SIR. Della Fisc fanno parte l’agenzia settimanale della Fondazione Migrantes, “Migranti-press”, “Il Corriere degli Italiani” (Svizzera), “Corriere d’Italia” (Germania), “Nuovi Orizzonti Europa” (Francia, Belgio, Lussemburgo), “La Voce degli Italiani” (Inghilterra) e il giornale online “Web giornale” (Germania). Tra le ultime iniziative una mappatura delle diverse pubblicazioni d’ispirazione cattolica all’estero. “Un altro passo verso la ‘comunione’ che sembra essere l’unica strada sicura per il futuro delle Missioni cattoliche italiane in Europa”, conclude mons. Perego. Intanto è in preparazione la V edizione del “Rapporto Italiani nel mondo” promosso dalla Migrantes per raccontare l’emigrazione italiana. Il “Rapporto” nasce come manuale socio-statistico e storico-culturale da consultare, ma anche come sussidio pastorale per la sensibilizzazione, al fine di favorire una migliore conoscenza dell’emigrazione italiana e fornire i dati statistici più aggiornati.

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