In reciproco ascolto

Convegno Fisc (Piacenza 18-20 marzo): incontro con don Giorgio Zucchelli

È dedicato all’Europa il convegno nazionale che la Fisc (Federazione che raggruppa 186 testate cattoliche locali per un milione di copie settimanali) organizza a Piacenza dal 18 al 20 marzo. L’appuntamento (www.ilnuovogiornale.it) si tiene nella città emiliana per celebrare i 100 anni del settimanale della diocesi di Piacenza-Bobbio, “Il Nuovo Giornale”. A fare da filo conduttore sarà il tema “Fare l’Europa. Le radici e il futuro”. “Questa scelta – spiega don Giorgio Zucchelli, presidente della Fisc – si ispira a san Colombano, il missionario irlandese che è sepolto a Bobbio”. Per ricordare san Colombano il programma del convegno prevede un’intera mattinata (20 marzo) a Bobbio. Alla vigilia dell’appuntamento abbiamo rivolto alcune domande a don Zucchelli, dopo aver intervistato i vescovi Gianni Ambrosio e Jozef Zycinski, relatori al convegno.

I giornali cattolici legati al territorio riflettono sull’Europa: perché questa scelta?
“La scelta del tema dell’Europa è stata ispirata da san Colombano, il missionario irlandese che Benedetto XVI ha definito ‘santo europeo’ e che chiuse la sua vita, nel 615, a Bobbio (diocesi oggi unita a Piacenza) dove è conservato il suo corpo. San Colombano ebbe a scrivere che gli europei devono essere un unico popolo, un ‘corpo solo’, unito da radici cristiane in cui le barriere etniche e culturali vanno superate. Frase ancora oggi di grande attualità. Nel convegno di Piacenza la mattinata di sabato 20 marzo sarà dedicata proprio a san Colombano. Da alcuni anni, inoltre, la Fisc si sta aprendo all’Europa: ha aggregato i periodici delle Missioni cattoliche italiane in Europa (a tale proposito, padre Antonio Simeoni presenterà al convegno la nuova delegazione dei giornali italiani all’estero); sta collaborando con i vescovi albanesi per la nascita di una settimanale cattolico albanese; ha aperto un fronte in Slovacchia promuovendo la fondazione di un settimanale nella diocesi di Zilina. Il tutto confortati dal caldo invito del presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, a collaborare con le Chiese dell’Est. Ma è soprattutto il SIR, che ha aperto, ormai da un decennio, uno ‘spazio-Europa’ di grande profilo, intessendo collaborazioni con tutte le Conferenze episcopali del Vecchio Continente e offrendo ai vescovi europei un servizio straordinario”.

Crede che i cattolici siano sufficientemente consapevoli dell’urgenza di conoscere meglio la realtà europea per poter contribuire alla sua crescita?
“Penso di no. L’idea dell’Europa non è ancora entrata nell’opinione pubblica italiana. E neanche nell’opinione dei cattolici. Per questo il nostro compito di informatori – che in questo caso è anche di educatori – è molto importante”.

In che modo risvegliare la “passione” per l’Europa, superando l’euroscetticismo?
“Innanzitutto l’Europa unita ha le sue responsabilità in merito. Le difficoltà per una politica comune, il fallimento della Costituzione bocciata da alcuni Stati, la scarsa propensione alla sussidiarietà, gli interessi particolari che hanno portato a ingiustizie (si pensi al settore agricolo) creano sfiducia nei cittadini. I nostri giornali, da parte loro, dovrebbero riservare spazi costanti all’informazione europea. Non è difficile: basta che attingano da SIR Europa che, oltre al servizio quotidiano, dedica due numeri settimanali di approfondimento. Inoltre, in quanto giornali d’ispirazione cristiana, dovrebbero informare e riflettere sulle tematiche delle comuni radici cristiane dei popoli d’Europa, tematiche totalmente assenti negli altri media”.

Come giudica l’informazione sull’Europa?
“Nell’informazione non c’è ancora una coscienza che l’Unione è un’unica grande famiglia. Se esistono pagine dedicate all’Italia (‘Interni’), dovrebbe esserci almeno una pagina sempre dedicata all’Europa. E invece queste informazioni le troviamo, quando le troviamo, ancora nelle pagine intitolate ‘Esteri’: ma l’Unione europea non è per noi ‘estero’. Inoltre il tema dell’Ue è spesso trattato solo dal punto di vista dei risvolti e degli interessi nazionali”.

Quale dovrebbe essere il ruolo dei media per superare un’informazione che spesso risente di slogan e stereotipi?
“I media devono cambiare mentalità. Sentirsi essi stessi prima di tutto cittadini d’Europa. Se i media iniziano a ‘pensare europeo’ si svestiranno di tutti gli stereotipi ‘nazionali’ che costituiscono oggi una sorta di chiave di lettura anche della politica del Vecchio Continente. Ma bisognerebbe raccontare anche la vita dei popoli d’Europa, perché tutti ci sentiamo solidali. A dire il vero vedo qualche trasmissione di questo tipo in televisione, molto meno sui giornali”.

Quale può essere il contributo delle testate Fisc nel “fare l’Europa”?
“Può essere a vari livelli. Innanzitutto, aprendo le pagine dei giornali all’informazione europea. I nostri periodici non devono chiudersi nel locale: il respiro europeo non può mancare. Un secondo livello è quello di lavorare con i colleghi europei per rafforzare la stampa cattolica nell’intero Continente. Ecco le iniziative di cui ho parlato prima. Sarà poi nostro impegno, come già accade con SIR Europa, accogliere nelle redazioni giovani dei Paesi dell’Est per ‘stage’ di formazione giornalistica. Infine è necessario che promuoviamo i valori cristiani che stanno a fondamento della nostra civiltà, per realizzare un’Europa secondo il sogno di san Colombano”.

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