Pensare europeo

Europeinfos: biodiversità, Trattato di Lisbona e 30° Comece

È uscito il numero di marzo della rivista Europeinfos, mensile pubblicato dalla Commissione degli Episcopati della Comunità europea (Comece) in collaborazione con il Jesuit European Office (Ocipe), che dedica ampio spazio all’Anno europeo per combattere la povertà e l’esclusione sociale, ma si occupa anche di biodiversità, delle novità politico-istituzionali dell’Ue legate all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e del 30° anniversario della Comece. La pubblicazione propone inoltre un resoconto del primo Consiglio europeo tenutosi l’11 febbraio, per la prima volta sotto la presidenza di Herman van Rompuy, e una presentazione della “Commissione Barroso 2” corredata di un breve profilo dei nuovi commissari. Su SIR Europa n.16 è stato pubblicato l’editoriale di padre Piotr Mazurkiewicz, segretario generale Comece.Stiamo perdendo la diversità biologica. Per le Nazioni Unite il 2010 è l’anno internazionale della biodiversità, sempre più minacciata. Dal 2000 ad oggi, le foreste si sono ridotte di 6 milioni di ettari l’anno, mentre il numero di specie di animali selvatici si è ridotto del 40% tra il ’70 e il 2000. Per frenare questa distruzione, che ha gravi ripercussioni sulle zone più povere del pianeta, il Consiglio dell’Unione europea ha pubblicato il 22 dicembre un documento che invita ad investire nella ricerca delle cause e delle possibilità per arginare il declino. Le Chiese, che sottolineano le motivazioni etiche del problema, insistono sulla responsabilità nel difendere il dritto alla sopravvivenza di ogni forma di vita. Larissa Schier critica il fatto che il documento del Consiglio dia poche indicazioni concrete; le speranze sono riposte nella Convenzione sulla diversità biologica (ottobre 2010, in Giappone) e nell’obiettivo di ridurre del 50% la deforestazione entro il 2020.Trattato di Lisbona e parlamenti nazionali. Il Trattato di Lisbona ha rafforzato il ruolo dei parlamenti nazionali nei processi decisionali dell’Ue, invitandoli ad esprimersi sulle politiche intraprese, fin dai loro primi passi, e a partecipare nelle attività dell’Ue più attivamente. Christian Wehking scrive che “il Parlamento europeo ha accolto con particolare favore i compiti e diritti riconosciuti ai parlamenti nazionali, dal momento che ciò li abilita a crescere nei loro ruoli in materia di processi decisionali”, soprattutto per quel che riguarda le politiche di libertà, sicurezza e giustizia. Rispetto al principio di sussidiarietà, inoltre, se un terzo dei 27 parlamenti nazionali, considererà una specifica competenza o proposta di legge dell’Ue incompatibile con il proprio ambito di azione, si potrà fare ricorso alla Corte di Giustizia, con la procedura cosiddetta della “carta gialla”, o della “carta arancione” se la maggioranza è semplice. Nuovi orizzonti per la politica estera. Una delle novità più significative del trattato di Lisbona è di aver creato una struttura per permettere maggiore coerenza ed efficacia alla politica estera europea. L’Ue, una delle potenze commerciali attuali, gestisce la metà degli aiuti pubblici allo sviluppo nel mondo. Sotto l’Alto Rappresentante dell’Unione per la politica estera e la sicurezza, Catherine Ashton, ricadranno responsabilità di scala mondiale – dalle relazioni politiche e diplomatiche all’assistenza umanitaria, dalle questioni legate alla difesa agli affari economici e gestione delle situazioni di crisi, al fine di dar vita a una comune politica estera e per la sicurezza (Cfsp). Secondo il gesuita Henri Madelin, “l’innovazione più significativa sta nella creazione di un Servizio europeo per l’azione esterna (Eeas)”, una sorta di ministero degli esteri per “sviluppare un servizio in grado di armonizzare le posizioni degli stati membri e far convergere le decisioni sulla scena internazionale”. Sta ora alla capacità e alla velocità di azione della Ashton riuscire a utilizzare al meglio questi strumenti, cosa che forse non è successa nel caso dell’emergenza Haiti.I 30 anni della Comece. In un’intervista a P. Huot-Pleuroux, primo segretario generale della Comece, Johanna Touzel ripercorre i primi momenti di vita della Commissione, subito bene accolta dalle istituzioni politiche, e del segretariato. Inizialmente si trattò di fare un lavoro di conoscenza delle materie e dei documenti politici, per poter offrire informazioni alle conferenze episcopali. La Comece divenne quindi uno spazio di riflessione e confronto sulle problematiche europee e le loro conseguenze per la Chiese. Oggi, grazie al trattato di Lisbona, si è entrati in una vera partnership con le istituzioni.

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