Non c’è tempo da perdere

Per far fronte a una crisi ancora grave

Coordinare le politiche economiche; investire nell’innovazione e nella ricerca; tenere sotto controllo i conti statali; affrontare con urgenza il problema della perdita di posti di lavoro. La Commissione crede nel rilancio del mercato unico, nella capacità concorrenziale dell’Europa e persino nella possibilità di generare opportunità di sviluppo sociale, ma il messaggio che giunge da Bruxelles è uno solo: “Non c’è più tempo da perdere”.I tre “motori”. “Nessuno Stato membro può affrontare efficacemente le sfide mondiali se agisce da solo. Insieme siamo più forti”: sono parole che il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha usato il 3 marzo per presentare la nuova strategia economica comunitaria, denominata “Europa 2020”. Il documento andrà all’esame dei 27 capi di Stato e di governo Ue durante il prossimo summit di fine marzo a Bruxelles. La Commissione ha individuato tre “motori di crescita, da mettere in atto mediante azioni concrete a livello europeo e nazionale”: il primo è la “crescita intelligente”, da attuare promuovendo la conoscenza, l’innovazione, l’istruzione e la società digitale; il secondo motore è la “crescita sostenibile”, “rendendo la nostra produzione più efficiente sotto il profilo delle risorse”; infine c’è la “crescita inclusiva”, che vorrebbe incentivare la partecipazione al mercato del lavoro e la lotta alla povertà. “Europa 2020” è sostanzialmente una revisione della Strategia di Lisbona, definita nel 2000 dall’Unione stessa, che – a detta dei vertici comunitari – non ha portato i risultati sperati in termini di competitività, di conoscenza, di occupazione. Cinque traguardi. La strategia economica che la Commissione propone ora all’Ue, stabilisce cinque “traguardi” che “dovrebbero essere raggiunti entro il 2020”. Questi prevedono che: il 75% delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni abbia un lavoro; il 3% del Prodotto interno lordo Ue sia investito nel settore della ricerca e sviluppo; i traguardi “20/20/20” in materia di clima ed energia (minori emissioni inquinanti, risparmio energetico, impiego di fonti rinnovabili) siano effettivamente raggiunti nell’arco del decennio; il tasso di abbandono scolastico diventi “inferiore al 10% e almeno il 40% dei giovani raggiunga una laurea o un diploma”; infine, punto sul quale ha insistito Barroso, “20 milioni di persone in meno devono essere a rischio di povertà”. Le iniziative-faro. Per raggiungere questi obiettivi la Commissione propone una serie di iniziative-faro nei campi della ricerca, della formazione, della mobilità dei giovani. “Europa 2020” prevede, ad esempio, il varo della “Unione dell’innovazione”, volta a ri-orientare la politica in materia di ricerca, sviluppo e innovazione, “colmando al tempo stesso il divario tra scienza e mercato per trasformare le invenzioni in prodotti”. Barroso e il collegio vorrebbero inoltre “migliorare la qualità e l’attrattiva internazionale degli istituti europei di insegnamento superiore promuovendo la mobilità di studenti e giovani professionisti” (“Youth on the move”). “Per fare un esempio concreto – ha spiegato Barroso -, i posti vacanti in tutti gli Stati membri devono essere più accessibili in tutta Europa e le qualifiche e l’esperienza professionali devono essere debitamente riconosciute”. Altri punti riguardano l’agenda digitale, la transizione verso un’economia efficiente e “pulita” sul piano energetico e ambientale, la promozione dell’imprenditoria. Nella proposta figurano poi i temi sociali, come la cosiddetta “Piattaforma contro la povertà”, ossia una sorta di “alleanza” intesa a “garantire coesione economica, sociale e territoriale aiutando i poveri e le persone escluse e consentendo loro di svolgere un ruolo attivo nella società”. Leadership e governance. Barroso non ha nascosto la necessità, per dare concretezza a queste proposte, che l’Ue acquisisca “un livello più elevato di leadership e di responsabilità” e siano rafforzati “i metodi di governance”. Nessun chiarimento è stato fornito d’altro canto rispetto ai finanziamenti da mettere sul tavolo. Le prime reazioni a “Europa 2020” si raccolgono fra i membri dell’Europarlamento. Sharon Bowles, britannica, presidente della commissione economia dell’Assemblea, si dichiara “d’accordo sul fatto che dobbiamo lavorare insieme sui temi enunciati” da Barroso, anche se, aggiunge, “non possiamo illuderci che tali risultati siano alla portata di mano solo perché li abbiamo elencati”. “Dovremo operare soprattutto sul miglioramento della governance” economica, “sulla la qualità delle finanze pubbliche, il coordinamento delle politiche fiscali e la riforma del sistema finanziario”. Pervenche Berès, francese, alla guida della commissione temporanea sulla crisi, è ancora più perplessa e giudica il documento come “il frutto di un esercizio teorico, slegato dalla realtà della recessione che stiamo tuttora attraversando”.

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