Per pensare in grande

Mons. Ambrosio sul convegno Fisc di Piacenza (18-20 marzo)

“Anche in un’un’epoca globalizzata come la nostra occorre continuare ad impegnarsi per la costruzione di un’autentica cittadinanza europea”; prezioso al riguardo “il ruolo dei media, in particolare dei settimanali diocesani che, radicati sul territorio, possono contribuire alla reale formazione dell’opinione pubblica e alla crescita del nostro comune senso di appartenenza europea”. Ne è convinto mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio e delegato Cei presso la Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), intervistato dal SIR a due settimane dal convegno nazionale che la Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici – 186 testate locali per un milione di copie settimanali) organizza a Piacenza dal 18 al 20 marzo per celebrare i 100 anni del settimanale della diocesi di Piacenza-Bobbio “Il Nuovo Giornale”. Tema dell’incontro “Fare l’Europa. Le radici e il futuro”.

Come risvegliare l’affectio societatis per la vita politica europea superando l’euroscetticismo di parte della popolazione e anche, paradossalmente, di parte della Chiesa, dovuto forse a mancanza di conoscenza…
“Trovo molto bella questa espressione affectio societatis, perché racchiude in sé importanti aspetti che interpellano la coscienza credente – come anche la coscienza civile. Anzitutto il venire incontro a quel desiderio insito nel cuore umano di sentirsi legato ad una storia, appartenente appunto ad una societas. È questo il nucleo della questione: il saper rilanciare e promuovere il senso di appartenenza al nostro progetto di destino comune dei popoli europei. Il compito della Chiesa è offrire una visione ricca e buona della vita umana qui, nella realtà europea, in risposta ai bisogni e ai desideri dell’uomo europeo. Si tratta della visione del Vangelo sull’esistenza, sulla persona umana, sulla civiltà, così come si è espressa attraverso una storia che ha saputo superare lacerazioni e conflitti. Un impegno che per i cristiani è doveroso”.

Perché?
“Il senso di appartenenza orizzontale si fonda alla fin fine su quel senso di appartenenza che deriva a livello verticale dal nostro sentirci legati al mistero di Dio nella storia umana e dunque anche nella storia europea. Due livelli che si intersecano come in una croce nella quale il braccio verticale dà slancio a quello orizzontale. Questo è lo spazio di riflessione da cui partire per superare l’euroscetticismo estraneo alla cultura cristiana e, al tempo stesso, per avere la visione trascendente necessaria ad andare oltre gli aspetti tecnico-burocratici”.

Il laicato cattolico è in grado di tradurre in concreto impegno per l’Europa i richiami della Chiesa sui valori non negoziabili?
“Dall’Europa si ha la possibilità di avere uno sguardo e un orizzonte più ampi nell’affrontare temi delicati come l’economia, l’occupazione, la sicurezza, ma anche la persona umana, la vita e la famiglia. D’altro canto però, quando la decisione viene assunta ‘dall’alto’, vi può essere il rischio di dimenticare o non tenere conto delle tradizioni culturali e delle identità nazionali. In Italia abbiamo una ‘religione di popolo’ e un senso di appartenenza alla Chiesa più accentuato che in altri Paesi. Com’è possibile uniformarsi ad un unico modello? Valorizzare e tentare di tradurre nella prassi la ricchezza di questa memoria, invitando al tempo stesso anche gli altri popoli ad avere attenzione per la convergenza tra vita civile e vita spirituale senza accontentarsi di accordi al ribasso che rischiano di soffocare la passione per l’Europa. Questo, secondo me, dovrebbe essere il compito dei cattolici italiani impegnati in politica a Bruxelles”.

Occorre anche imparare a comunicare in modo adeguato l’Europa: quale può/deve esser il ruolo dei media per andare oltre slogan e stereotipi, e quale in particolare il compito dei media cattolici legati al territorio?
“Come gli aspetti positivi di una Chiesa particolare devono inserirsi nella Chiesa universale dando all’insieme il proprio contributo di sensibilità e ricchezza, così i media locali e in particolare quelli legati alla storia e al territorio di una Chiesa particolare, raccontano la storia quotidiana di quella Chiesa e per certi versi contribuiscono attraverso questa narrazione a formare l’opinione pubblica. Oltre al compito comunicativo essi tuttavia svolgono anche una missione di formazione delle coscienze offrendo criteri e riferimenti che aiutino nella complessità del mondo attuale a perseguire la degna realizzazione dell’uomo e della società. L’apporto dei giornali diocesani è prezioso anche perché quelli nazionali spesso tendono più all’autoreferenzialità che a rispondere alle esigenze o alle domande che nascono dal vissuto quotidiano della gente. Sotto questo profilo la concretezza delle testate diocesane è un valore aggiunto. In tale prospettiva valuto molto positivamente il contributo d’informazione e aggiornamento offerto puntualmente nei suoi dieci anni di attività da SIR Europa, una ‘cultura della frontiera’ di cui noi, Chiese locali, abbiamo bisogno per uscire dal nostro orticello e pensare ‘in grande’, in un orizzonte davvero europeo”.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy