La scelta dell’essenziale

Una riflessione del card. Angelo Bagnasco

"La responsabilità dell’educazione è di trasmettere alle persone la consapevolezza delle proprie radici, di fornire punti di riferimento che consentano di definire la propria personale collocazione nel mondo, d’insegnare il rispetto delle altre culture, per guardare oltre l’esperienza individuale ed immediata, per accettare le differenze e scoprire la ricchezza della storia degli altri e dei loro valori, a partire dalla consapevolezza della propria". Ad affermarlo l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, intervenuto al tradizionale appuntamento "Pasqua della scuola" organizzato dalla diocesi genovese per gli operatori del mondo scolastico, alunni e genitori (martedì 2 marzo). Una vera integrazione, ha spiegato il cardinale, è la via da percorrere affinché "il multiculturalismo possa diventare un interculturalismo e, quindi, un dialogo rispettoso e reciproco di tutti e di ciascuno". Per arrivare ad una vera integrazione, però, "è necessario non perdere l’identità cristiana ed umanistica della nostra cultura perché sembra in atto un progetto preciso, quello di lasciare cadere nell’oblio le origini cristiane della nostra storia". In quest’ottica, ha sottolineato il card. Bagnasco, si comprende come "il ruolo dell’insegnamento della religione cattolica è quello di fornire consapevolezza delle proprie radici storiche e culturali". Sull’argomento il cardinale, citando Antonio Gramsci, ha poi affermato che "il vuoto del presente nasce dalla svalutazione del passato".

Cattiva antropologia. Sul rapporto tra la cultura e il sentimento religioso, il card. Bagnasco ha ribadito il primato della cultura nell’agire umano perché "non esiste cultura senza dimensione religiosa e la cultura si costruisce attorno alla dimensione religiosa, dimensione che può essere accolta o rifiutata ma che costituisce un termine di paragone con cui vedere la realtà e quindi l’uomo". Inoltre, ha proseguito il porporato, "l’impulso religioso è l’essenza dell’uomo e della sua vita ed è testimoniato continuamente nella storia. Infatti, ogni volta che le istituzioni religiose sono soppresse e i credenti ridotti a cittadini di seconda classe, le idee religiose riemergono sempre, prima o dopo, in un modo o nell’altro". Questo processo è "un dinamismo inevitabile che nella storia ricorre continuamente: quanto più si cerca di far sprofondare il fatto religioso, tanto più questo, prima o poi, riemerge più vigoroso". In questo senso, il cardinale ha voluto evidenziare il primato della cultura nell’operare e nell’agire dell’uomo e l’importanza del fatto religioso all’interno della cultura stessa. La cultura sta alla base anche di scelte economiche e politiche e, a questo proposito, l’arcivescovo ha menzionato la fine del comunismo e del socialismo reale culminato con la caduta del muro di Berlino nel 1989: "L’errore fondamentale del socialismo – ha precisato – non era di tipo economico ma antropologico. Il comunismo, infatti, non è caduto per una cattiva economia ma per una cattiva e disumana antropologia".

Il fondamento dei valori. Il mestiere dell’insegnante, ha spiegato l’arcivescovo, è "allo stesso tempo privilegiato e di grande responsabilità" perché "non deve essere autoreferenziale ma si deve porre in ascolto delle domande di fondo, esistenziali ed eventualmente provocarle". Quanti hanno responsabilità educative e culturali, dunque, devono suscitare le domande di senso che si possono riassumere in un solo interrogativo: "Se vi sia qualcosa per cui valga la pena morire e, quindi, vivere". Si tratta di un punto fondamentale, ha aggiunto il cardinale, perché "quando un popolo non è più disposto a morire per qualcosa, non ha più niente per cui vivere e questo è segno di una decadenza terribile nel segno dell’individualismo più bieco e più mortificante". Tuttavia, "vivere senza senso non è possibile e, allora, ognuno si costruisce un senso, si sceglie una menzogna, quella per lui più accattivante". Per questo è necessario invitare le persone, e soprattutto i giovani, ad "aprire gli spazi alla ragione riscoprendo la ragione contemplativa, recuperando una ragione metafisica". La scuola deve aiutare l’alunno "a fare sintesi del cumulo delle conoscenze apprese per superare la frammentazione" di fronte al rischio di "un sapere enciclopedico e frammentato, la dispersione psicologica e lo smarrimento interiore". In conclusione, il card. Bagnasco ha ricordato che l’"umanesimo ateo" è "un umanesimo disumano perché un umanesimo senza dimensione religiosa non ha fondamento"; "oggigiorno facciamo puro nominalismo parlando di etica senza affrontare il problema del reale fondamento dei valori" e il fondamento di tali valori non può certo essere affidato alle maggioranze o alle sole procedure democratiche che, per quanto nobili, "non sono però costitutive del fondamento valoriale".

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