Così i giovani d’Europa ” “

Madrid dopo Santiago de Compostela, Czestochowa, Parigi, Roma, Colonia " "

Roma, piazza S. Pietro, Domenica delle Palme del 31 marzo 1985: in occasione dell’Anno Internazionale della Gioventù si svolge un grande raduno di giovani, oltre 250 mila. In quel giorno Giovanni Paolo II dedica , “ai giovani e alle giovani di tutto il mondo”, una Lettera Apostolica “Dilecti Amici”. Il 20 dicembre dello stesso anno il Pontefice annuncia l’istituzione della Giornata Mondiale della Gioventù nel corso dell’allocuzione al Collegio dei cardinali e alla Curia romana: “il Signore ha benedetto quell’incontro (del 31 marzo 1985, ndr.) in modo straordinario, tanto che, per gli anni che verranno, è stata istituita la Giornata Mondiale della Gioventù, da celebrare la Domenica delle Palme, con la valida collaborazione del Consiglio per i Laici”. Nel 2004, nel suo libro “Varcare le soglie della speranza”, Giovanni Paolo II scrive: “nessuno ha inventato le Giornate mondiali dei giovani. Furono proprio loro a cercarle. Non è vero che è il Papa a condurre i giovani da un capo all’altro del globo terrestre. Sono loro a condurre lui”. In questo lungo pellegrinaggio la Gmg ha toccato numerosi Paesi e città: delle 25 edizioni fin qui svolte, ben 10 si sono celebrate a livello internazionale, di queste la metà in Europa, Santiago de Compostela (Spagna) nel 1989, Czestochowa (Polonia) nel 1991, Parigi (Francia) nel 1997, Roma (Italia) nel 2000, Colonia (Germania) nel 2005, in attesa di Madrid (Spagna) nel 2011… Con il responsabile della sezione Giovani del Pontificio Consiglio per i laici, padre Eric Jacquinet, abbiamo parlato del valore e del significato delle Gmg per i giovani europei e per il vecchio continente secolarizzato.

Dopo il viaggio in Australia la Gmg tornerà in Europa, nel 2011, a Madrid. Che significato riveste questo ritorno nel vecchio continente secolarizzato?
“Secolarizzato ma anche con una grande sete di spiritualità. Vedo un grande desiderio dei giovani di vivere nella Chiesa anche in un contesto di secolarizzazione come quello europeo. Questo si vede molto bene in Spagna dove troviamo le due cose insieme. Per la Spagna accogliere la Gmg sarà molto importante. Il card. Rouco Varela è convinto di questa sete di spiritualità da parte dei giovani. La settimana scorsa un raduno giovanile a Paray Le Monial, in Francia, con quasi 1500 partecipanti, ci ha confermato questo grande desiderio”.

La Gmg riesce a rispondere a questo desiderio?
“Nei desideri dei giovani, anche quelli che incontro a Roma al centro san Lorenzo, noto questo desiderio di esperienza spirituale che spesso si traduce in voglia di pregare. L’adorazione eucaristica è molto praticata, molti per questa Quaresima si stanno recando al Centro per ritagliarsi un tempo di silenzio e di raccoglimento in un mondo in cui sono immersi nel frastuono. Ma c’è anche un altro desiderio, non meno importante…”.

E qual è?
“Quello di formazione intellettuale che nasce, credo, da una certa distanza tra ciò che studiano a scuola e ciò che ascoltano dalla Chiesa, dal Papa. Ricercano una coerenza intellettuale e penso che nel campo della formazione alla preghiera e all’approfondimento culturale della propria fede, le Gmg possono essere una risposta in quanto offrono sia tempi di meditazione che di insegnamento e penso alle catechesi dei vescovi e del Papa nei giorni delle Gmg”.

La secolarizzazione, allora, non ha reciso del tutto le radici cristiane dei giovani europei?
“Direi di no, ma vale la pena ricordare che stiamo parlando di quella cerchia di giovani che vivono vicino alla Chiesa, che partecipano alla vita ecclesiale. Non saranno numerosissimi, ma il loro desiderio è grande, e per questo che sono i primi missionari dei loro coetanei. Credo che il desiderio di ritrovare una cultura cristiana sia condiviso da molti. Quando morì Giovanni Paolo II ho visto centinaia di migliaia di giovani arrivare a Roma da tutto il mondo per l’estremo saluto. Un segno chiaro che erano cresciuti con la persona, con l’insegnamento e l’esempio del pontefice polacco. E questa cosa non è cambiata con Benedetto XVI a dimostrazione che i giovani non seguono la fama della persona ma il desiderio profondo che va oltre il legame personale con la figura del Pontefice”.

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