Per Iraq e Cile

Persecuzione dei cristiani e terremoto

Due temi in primo piano in questa seconda domenica di Quaresima: la vicinanza ai cristiani – per i quali chiede alle autorità del Paese di garantire la sicurezza – e al popolo iracheno, e il terremoto che ha colpito il Cile.
Primo angelus dopo gli esercizi spirituali, che si sono conclusi il 27 febbraio in Vaticano, e che hanno visto la Curia Romana riflettere sulla vocazione sacerdotale in sintonia con l’anno che la Chiesa sta celebrando. Ma sono subito le violenze nella terra irachena e le ferite del terremoto lungo la costa cilena a preoccupare papa Benedetto. Così esprime la sua "profonda tristezza per le tragiche notizie" sulle uccisioni dei cristiani a Mosul, in Iraq, e la sua "viva preoccupazione" per "gli altri episodi di violenza, perpetrati nella martoriata terra irachena ai danni di persone inermi di diversa appartenenza religiosa". Anche durante la settimana di preghiera appena conclusa il Papa aveva manifestato profondo dolore per l’escalation di attacchi nella città di Mosul e le uccisioni di fedeli. Era stato "L’Osservatore Romano" a darne notizia, citando anche la lettera che il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, aveva scritto al premier iracheno Nouri al-Maliki sottolineando l’urgenza "del dialogo e della cooperazione fra i gruppi etnici e religiosi", e rinnovando l’appello alla "ricostruzione morale e civile" del Paese, nel rispetto delle identità e dello spirito di riconciliazione.
Così all’Angelus il Papa condanna gli episodi di violenza "perpetrati nella martoriata terra irachena ai danni di persone inermi di diversa appartenenza religiosa". Episodi denunciati anche dal vescovo di Mosul che si dice preoccupato per le tantissime famiglie che hanno abbandonato la città, una "via Crucis che non finisce mai", ha detto mons. Emile Shimoun Nona: "In passato dicevamo ai cristiani di rimanere chiusi in casa ma ora arrivano ad attaccare perfino nelle abitazioni private". Anche monsignor Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk, denuncia il massacro dei cristiani iracheni e dice: il progetto politico che intende svuotare Mosul dei cristiani va fermato, avviando un negoziato con il governo centrale e il parlamento locale e rafforzando al contempo "l’idea di unità nazionale" che si è perduta nei conflitti fra le varie etnie, confessioni religiose e influenze straniere che hanno frantumato l’Iraq.
Terminati gli esercizi spirituali il Papa ricorda di aver pregato "spesso per tutte le vittime di quegli attentati ed oggi desidero unirmi spiritualmente alla preghiera per la pace e per il ripristino della sicurezza, promossa dal Consiglio dei vescovi di Ninive. Sono affettuosamente vicino alle comunità cristiane dell’intero Paese. Non stancatevi di essere fermento di bene per la patria a cui, da secoli, appartenete a pieno titolo".
Una delicata fase politica sta attraversando l’Iraq, con le elezioni ormai imminenti, si vota domenica 7 marzo. La preoccupazione dei vescovi è che la scadenza elettorale possa portare ad una escalation maggiore delle violenze. Benedetto XVI si è appellato "alle Autorità civili, perché compiano ogni sforzo per ridare sicurezza alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili. Mi auguro che non si ceda alla tentazione di far prevalere gli interessi temporanei e di parte sull’incolumità e sui diritti fondamentali di ogni cittadino". In piazza san Pietro c’erano gruppi di iracheni con bandiere e striscioni; salutandoli, il Papa ha esortato "la comunità internazionale a prodigarsi per dare agli iracheni un futuro di riconciliazione e di giustizia, mentre invoco con fiducia da Dio onnipotente il dono prezioso della pace".
Benedetto XVI ha rivolto quindi il suo pensiero alle popolazioni vittime del terremoto in Cile che ha fatto centinaia di morti e ha colpito oltre 2 milioni di persone. "Prego per le vittime – ha detto – e sono spiritualmente vicino alle persone provate da così grave calamità; per esse imploro da Dio sollievo nella sofferenza e coraggio in queste avversità. Sono sicuro che non verrà a mancare la solidarietà di tanti, in particolare delle organizzazioni ecclesiali".
L’anno liturgico ci propone, in questa seconda domenica di Quaresima, il racconto della Trasfigurazione del Signore, facendoci così contemplare, come dire, in anticipo, la gloria pasquale che traspare dal corpo di Cristo. Papa Benedetto si sofferma sui diversi atteggiamenti assunti dai discepoli di fronte al trasfigurarsi di Gesù. All’inizio, "i tre discepoli che assistono alla scena sono oppressi dal sonno: è l’atteggiamento di chi, pur essendo spettatore dei prodigi divini, non comprende. Solo la lotta contro il torpore che li assale permette a Pietro, Giacomo e Giovanni di ‘vedere’ la gloria di Gesù". Prosegue il Papa: "Mentre Mosé ed Elia si separano dal Maestro, Pietro parla e, mentre sta parlando, una nube copre lui e gli altri discepoli con la sua ombra; è una nube, che, mentre copre, rivela la gloria di Dio, come avvenne per il popolo pellegrinante nel deserto. Gli occhi non possono più vedere, ma gli orecchi possono udire la voce che esce dalla nube: Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo".
C’è un legame profondo tra queste parole e la frase che Luca mette prima dell’episodio della Trasfigurazione, e cioè l’invito di Cristo: "Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua". L’imperativo dell’ascolto è l’imperativo della sequela; il racconto evangelico parla di Gesù solo e il Papa commenta: "Gesù solo è tutto ciò che è dato ai discepoli e alla Chiesa di ogni tempo: è ciò che deve bastare nel cammino. È lui l’unica voce da ascoltare, l’unico da seguire, lui che salendo verso Gerusalemme donerà la vita e un giorno trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso".
Dopo l’esperienza straordinaria, Gesù e i discepoli riprendono il cammino che ormai ha sempre più chiara la meta: Gerusalemme. E Pietro che prima era oppresso dal sonno, il sonno di chi non comprende, la nube che copre, ricorda il Papa, ora ha una espressione "estatica", perché ha ascoltato e ha capito. Commenta il Papa: l’espressione di Pietro "assomiglia spesso al nostro desiderio di fronte alle consolazioni del Signore. Ma la Trasfigurazione ci ricorda che le gioie seminate da Dio nella vita non sono punti di arrivo, ma sono luci che ci dona nel pellegrinaggio terreno, perché Gesù solo sia la nostra Legge e la sua Parola sia il criterio che guida la nostra esistenza".

Fabio Zavattaro

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