Schiodare gli indifesi ” “

Lettera del card. Sepe ai giovani

“Non rinunciate alla bellezza dei vostri sogni”: così s’intitola la Lettera ai giovani per la Quaresima, scritta dal card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, nella quale il porporato, oltre a esprimere la sua “vicinanza” e il suo “affetto”, suggerisce “anche degli itinerari per vivere meglio la Quaresima, nelle complesse situazioni che ogni giorno bussano alla porta della vita”.

Senza orizzonti. “In questi anni – scrive il cardinale – nelle visite alle comunità della diocesi, ho sempre incontrato tanti di voi, giovani entusiasti e appassionati di Cristo e della nostra terra partenopea e meridionale, e ho cercato sempre di immedesimarmi nei vostri problemi. Mi fermo a pregare davanti al Crocifisso e, in quel Volto sofferente e icona del riscatto, rivedo i vostri sorrisi, la vostra gioia di vivere, i vostri sogni e le vostre aspirazioni, ma intravedo anche sguardi tristi, pensierosi e delusi di tanti”. Spesso, evidenzia il card. Sepe, “sono volti e occhi vuoti di speranza e senza orizzonti; occhi spenti che sembrano chiudersi alla vita e ai sogni, come se il tempo e la vita avessero tradito ogni aspettativa e non avessero più la forza di accenderli e di illuminarli; occhi colmi ora di lacrime, ora di sofferenza. Sono occhi di giovani mesti, che hanno smarrito o rischiano di smarrire il senso vero della vita e la loro stessa identità. Per loro la mia preghiera a Cristo si fa particolare e diventa più intensa”.

I crocifissi di oggi. In questa Santa Quaresima, prosegue, “voglio parlare a tutti: a quelli che credono e a quanti non hanno il dono della fede, offrendo a tutti l’annuncio del Vangelo” alla luce del quale “mi piace leggere la storia dell’umanità, la storia di ogni uomo che si affaccia alla meravigliosa avventura della vita”. “Sappiamo che ognuno di noi incontra il dolore, la sofferenza e la morte – osserva il porporato -. Nessuno può sfuggire a questa esperienza, che segna la complessità della nostra vita e il confine della nostra esistenza. Ma non dobbiamo avvilirci, non dobbiamo arrenderci, dobbiamo sperare nel cambiamento, resistere e vincere, ad imitazione di Cristo”. “Un amore senza fine quello di Cristo – precisa -, che ha scelto di stare con tutti i crocifissi della storia, quella storia che, nella sua diversità, si ripete e, come duemila anni fa, continua a vedere inchiodati sui vari Golgota della terra, fuori dalle mura di Gerusalemme, tante vittime dell’ingiustizia, della prepotenza, della malattia e della povertà”. La Quaresima c’insegna che non possiamo celebrare la Pasqua “senza rivolgere il nostro cuore e le nostre braccia ai ‘crocifissi’ di oggi, ai più deboli, agli emarginati, ai sofferenti, agli ultimi”.

Un itinerario da seguire. Di qui la proposta di “un itinerario che possa creare spazi di riflessione, di preghiera e di impegno”. Innanzitutto, dobbiamo saper “riconoscere i nuovi ‘crocifissi’, i giovani immigrati che, con speranza e fiducia nell’umanità, attraversano i nostri mari e le nostre terre in cerca di futuro e spesso, invece, incontrano indifferenza, insensibilità e intolleranza, se non violenza e morte; i precari, i senza-lavoro; i giovani dai sogni infranti, soli e senza affetti; i giovani disoccupati”. Di fronte a “tanta miseria”, in nome della carità cristiana “dobbiamo dire la verità, anche denunciando coloro che, ancora oggi, per egoismo, per arrivismo, per ingordigia, per arroganza o per inefficienza inchiodano sulla croce gli innocenti, i più deboli, i giovani”. “È nostro dovere cristiano – sostiene il cardinale – liberare della croce, schiodare gli indifesi dalle loro croci e rimuovere situazioni di sofferenza, per costruire l’alternativa alle croci della vita, quella propria e quella degli altri, con lo slancio, la passione, la generosità e la forza che solo voi giovani possedete e sapete donare”.

Futuro dell’umanità. Ricordando l’immagine del Crocifisso che gli è più familiare, “quella di San Damiano”, il card. Sepe afferma: “Sulla croce, gli occhi non sono chiusi perché Lui ha vinto la morte per sempre, ha dato la vita per ciascuno di noi e ci invita a donarci agli altri. Gli occhi aperti sono segno di una vittoria, di una mentalità nuova e di uno stile di vita autenticamente cristiano. Avere gli occhi aperti è dire a tutti la provvisorietà della croce e testimoniare che quella croce è fonte di speranza”. Nello sguardo “vivo, sereno e luminoso” di Cristo “s’intravede la storia di ognuno di noi, il percorso di coloro che vogliono dare un senso alla vita, che non si fermano alle apparenze e alle ingiustizie, ma vedono e affrontano tutto con speranza certa”. “Quello sguardo – continua – è un invito pressante e forte a diventare ogni giorno dispensatori di speranza, a guardare al futuro senza paure né angosce, stando pure sulla croce, ma ad occhi aperti!”. Augurando ai giovani “di imparare ad avere sempre la forza e l’entusiasmo di pensare e costruire alternative alle vostre croci e a quelle degli altri”, il porporato conclude: “Vi auguro di sopportare con coraggio il peso delle inevitabili croci della vita, vivendo la bellezza dei vostri sogni per realizzare i vostri progetti e le vostre aspirazioni, perché siete la speranza che è certezza, perché siete il futuro dell’umanità”.

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