La strage continua

Ancora morti cristiani a Mosul

Non solo rapimenti, agguati e omicidi in strada: il massacro dei cristiani a Mosul ora continua attraverso dei veri e propri rastrellamenti casa per casa. Vittime dell’ennesimo attentato sono tre cristiani, il padre e i due fratelli di un sacerdote siro cattolico, padre Mazen Ishoa che nel 2007 era stato sequestrato e poi rilasciato. I tre sono stati uccisi il 23 febbraio, secondo quanto riferito da Baghdadhope.blogspot.com, nella loro casa, nel quartiere di Hay Al Saha di Mosul, da individui sconosciuti che vi hanno fatto irruzione. Mons. Shlemon Warduni, vicario patriarcale caldeo di Baghdad ha parlato di "uccisione a sangue freddo. Muoviamo le coscienze di tutti per fermare il massacro".

Garantire sicurezza. I funerali delle vittime si sono svolti oggi, 24 febbraio, nella chiesa siro cattolica di Mar Benham e Sara, a Karakosh, alla presenza di "alcuni vescovi, molti sacerdoti delle diocesi irachene e tantissimi fedeli", celebrati dal vescovo siro-cattolico di Mosul, mons. Georges Casmoussa, che al termine del rito ha rilasciato al SIR la seguente dichiarazione: "Per la prima volta gli assassini sono entrati nelle case dei cristiani per ucciderli. Questo è un precedente molto pericoloso per la nostra comunità. Questo vile atto rappresenta il fallimento di tutte le misure che ci avevano promesso di adottare per la nostra sicurezza. Siamo consapevoli che ogni cristiano non può essere guardato a vista da un militare ma questo è il fallimento della situazione. A tale riguardo abbiamo ancora rinnovato le nostre richieste di sicurezza alle Istituzioni locali e centrali con le quali siamo in contatto. Siamo in attesa che mandino sufficienti forze di sicurezza per circondare la zona e tentare di arrestare gli assassini. A Mosul è attesa una delegazione del primo ministro per discutere della situazione".

La risposta cristiana. "Non mancheremo di dare una risposta a questi omicidi – ha aggiunto mons. Casmoussa –. Per domenica 28 febbraio stiamo organizzando una marcia in quattro località dell’area di Mosul per una protesta pacifica, mentre nelle chiese della città non ci saranno messe. Questo per fare pressione sulle istituzioni affinché si occupino della sicurezza dei cittadini. So che il nunzio apostolico in Iraq, mons. Francis A. Chullikat, è in stretto contatto con la Santa Sede e che il Pontefice è informato direttamente degli sviluppi di questa situazione. Situazione che rischia di peggiorare in vista del 7 marzo. La nostra speranza è che il dopo elezioni sia più calmo e che la violenza diminuisca. Ma al momento è poco probabile".

Riprende la fuga. L’uccisione a sangue freddo nella loro casa dei tre fedeli ha, chiaramente, gettato "nel panico" la comunità cristiana locale e molte famiglie stanno pensando di lasciare la città, almeno fino a quando non ci saranno le elezioni. Una conferma è arrivata dal vescovo caldeo della città, mons. Emil Shimoun Nona, che al SIR ha spiegato: "La paura è grande. È la prima volta, infatti, che si uccidono cristiani dentro le loro stesse abitazioni. Ci sono tante famiglie che stanno lasciando la città almeno fino alle elezioni del 7 marzo. A nulla è valsa una lettera che abbiamo inviato, insieme al vescovo siro-cattolico, mons. Georges Casmoussa, al governatore della città per chiedere protezione". Per mons. Nona, "in questo momento non bisogna perdere la speranza, ma la vita è il bene primario e va conservata. Invito i cristiani a mettersi al sicuro, non importa se in città o fuori. Stiamo vivendo, come cristiani iracheni, un deserto che dura ormai dal 2004, quando è iniziata la violenza contro di noi. In questi due ultimi anni si è acuita e stanno uccidendo i cristiani in continuazione entrando anche nelle nostre case. È difficile dire chi siano gli autori materiali di queste violenze, e i motivi che li spingono, anche se questi vanno ricercati specialmente nella politica e non tanto nella religione. Speriamo solo che questa fase drammatica finisca presto e che il nostro Paese si normalizzi. Da parte mia – ha aggiunto – io non ho tanta paura per la mia vita quanto per quella dei miei fedeli che vivono in questa situazione difficilissima. Chiedo alla comunità internazionale, all’Europa di fare pressioni sul nostro governo che non riesce a controllare la situazione. Bisogna muoversi subito, la violenza sta aumentando ogni giorno di più".

"Scempio di vite umane". Parla di "scempio di vite umane" la Nunziatura apostolica a Baghdad che, in una nota, stigmatizza le violenze anticristiane nel Paese e a Mosul in particolare. "Le comunità cristiane di Mosul sono state recentemente molto colpite ed hanno pagato un alto prezzo, nonostante la loro unanimemente riconosciuta vita pacifica. Si ha l’impressione che il motivo di attacco a queste minoranze sia proprio e solamente la loro fede religiosa o la diversa appartenenza etnica", si legge nel testo. "È necessario che non cali la pressione dell’opinione pubblica mondiale, perché ogni violenza e discriminazione abbia fine. Affidamento si ripone nell’attenzione e nella solidarietà della comunità internazionale, tanto attenta alle sorti delle minoranze. D’altra parte, si spera che le autorità locali non lascino nulla di intentato per garantire agli indifesi tutta la protezione cui hanno diritto, proprio in forza della loro cittadinanza irachena, che mai hanno tradito".

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