Bioetica: due grandi tendenze

Un bilancio degli "Stati generali" alla vigilia della revisione della legge

Gli Stati generali della bioetica “hanno senza dubbio segnato una tappa in materia di democrazia partecipativa” e “hanno mostrato la maturità dell’opinione pubblica sulla questione”. È quanto afferma padre Bruno Cazin, vicario episcopale della diocesi di Lille, medico ematologo e vicerettore dell’Università Cattolica della stessa città, tracciando un bilancio dell’ampio dibattito che dal 4 febbraio al 23 giugno 2009 ha preceduto in Francia la revisione della legge nazionale sulla bioetica, in programma nella primavera di quest’anno.Gli “Stati generali della bioetica”. Considerando i passi avanti compiuti dalla ricerca e la complessità delle questioni e delle sfide sociali in gioco, lo Stato ha espresso il desiderio di far precedere il dibattito parlamentare per la revisione della legge del 2004 – che ha sostituito la precedente del 1999 – dagli ‘Stati generali della bioetica’ per raccogliere ufficialmente il parere dell’opinione pubblica. A questo fine è stato istituito un Comitato direttivo che ha promosso tre forum cittadini (9, 11 e 16 giugno 2009 a Marsiglia, Rennes e Strasburgo), seguiti il 23 giugno dal grande convegno conclusivo a Parigi nel corso del quale è stato consegnato al Capo dello Stato il “Rapporto finale degli Stati generali” per essere trasmesso al Parlamento. Alla grande consultazione è voluta intervenire anche la Chiesa di Francia istituendo un apposito Gruppo di lavoro guidato da mons. Pierre d’Ornellas, arcivescovo di Rennes, che ha promosso una riflessione a 360 gradi coinvolgendo con siti Internet, incontri e pubblicazioni migliaia di persone in tutte le diocesi. Un bilancio di questa attività (cfr SIR Europa n.68/2009) è stato tracciato dal card. Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e vicepresidente del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), alla plenaria dell’organismo (Parigi, 1-4 ottobre 2009). “Non ci siamo accontentati – aveva spiegato nell’occasione – di elaborare una dichiarazione per il momento in cui la legge venisse votata; abbiamo voluto partecipare attivamente alla riflessione”. Dal vicepresidente Ccee un monito: “Il futuro dibattito parlamentare può ancora riservare sorprese. È meglio rimanere all’erta”.Cinque rapporti per una legge. Il Rapporto degli Stati generali si aggiunge a quelli dell’Agenzia nazionale di biomedicina (Abm), dell’Ufficio parlamentare di valutazione delle scelte tecniche e scientifiche (Opecst), del Consiglio di Stato e della missione parlamentare d’informazione. Pur nella loro diversità, dalle conclusioni di questi cinque rapporti – presentate in sintesi dal quotidiano cattolico francese “La Croix” (16/02) – emerge la posizione favorevole alla ricerca sull’embrione ma, al tempo stesso, la contrarietà a consentire la procreazione medicalmente assistita alle coppie omosessuali o alle donne single, e alla pratica dell’utero in affitto. “L’idea dominante – commenta Marianne Gomez – è che la medicina deve mantenere la sua autentica vocazione: saper rispondere ai problemi sanitari senza ampliare i propri compiti alla presa in carica dei desideri”. Forti divergenze, invece, su questioni come il trasferimento dell’embrione post mortem e sull’anonimato dei donatori. Ciò dimostra, secondo Gomez, “una tensione etica irrisolta fra due grandi tendenze: da una parte l’aspirazione del figlio a conoscere le proprie origini, dall’altra il desiderio di conservare il legame di filiazione”.Un delicato equilibrio. “Che scelta farà il legislatore?” si chiede Dominique Quinio, direttore di “La Croix”. Ripercorrendo gli Stati generali, la giornalista osserva che la Francia “si sforza di offrire una cornice alla scienza biomedica, senza imbrigliarla, senza perdere di vista né la dignità della persona, né il bene derivante dalle nuove conoscenze”. Il legislatore deve insomma cercare un “delicato equilibrio”, da un lato evitando di farsi “inebriare dall’idea di un totale dominio dell’uomo su se stesso”, dall’altro consentendo l’esplorazione “di piste promettenti”. Secondo Quinio, “i termini della legge saranno su certi punti in contraddizione con l’insegnamento della Chiesa, ma verranno mantenuti dei paletti in ogni caso più restrittivi di quelli dei Paesi vicini. Una singolarità – conclude – da sottolineare ed auspicare per altri dibattiti fondamentali”. Da parte sua padre Cazin rileva che “non è stato raggiunto il consenso” sull’idea che l’embrione, “dotato di dignità”, non possa costituire oggetto di ricerca; tuttavia dagli Stati generali è emerso che “molte persone possono essere d’accordo con l’idea che l’uomo non saprebbe dire l’ultima parola sull’uomo”. Secondo il vicerettore dell’Università cattolica di Lille, “vi è una forte presa di coscienza che la legge non può essere al rimorchio del progresso scientifico; al contrario è la ragione scientifica a doversi sottomettere alle esigenze dell’etica”. “Gli Stati generali – conclude – hanno consentito alla nostra società di affrancarsi da due ostacoli che abitualmente nuocciono alla riflessione: da una parte il fascino del progresso, dall’altra le sfide emotive e compassionevoli legate a tali questioni”.

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