Il mare che unisce

Dal 23 febbraio al 6 marzo viaggio nel Nord Africa " "

“Il Mediterraneo é come una piazza o una tavola imbandita, dove incontrare altri fratelli. Significa abbattere muri e creare ponti”. Così don Francesco Pierpaoli, direttore del centro “Giovanni Paolo II” di Loreto, spiega al SIR, il significato del viaggio che una delegazione dell’Agorá dei giovani del Mediterraneo intraprenderà dal 23 febbraio al 6 marzo in Nord Africa, tra Libia, Tunisia ed Egitto. “L’Agorá dei giovani del Mediterraneo – afferma il sacerdote – è nata nel 2001 con l’obiettivo di creare un incontro tra i cristiani dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, per incrementare il dialogo ecumenico e interreligioso e creare opportunità di scambio. Nei Paesi che visiteremo, la presenza della Chiesa, per quanto minoritaria, é comunque significativa e vivace”. Il viaggio porterà la delegazione di 8 persone, guidata da don Pierpaoli, a conoscere le comunità cristiane locali e i loro pastori. In programma, tra le altre cose, incontri con un’associazione libica che si occupa di disabili, con giovani cristiani di Tunisi, con seminaristi egiziani, e riunioni con il vicario apostolico di Tripoli, mons. Giovanni Martinelli, con mons. Makarios Tewfik, vescovo di Ismayliah dei copti, e con il patriarca di Alessandria dei copti cattolici, Sua Beatitudine Antonios Naguib. Non mancheranno visite e celebrazioni nei luoghi cari alla tradizione cristiana locale e in siti storici, come Cartagine e Sabrata, e artistici, come Tripoli e le Piramidi egizie.

Don Pierpaoli, qual è l’obiettivo di questo viaggio?
“Il nostro scopo é quello di sostenere ed esprimere vicinanza alle comunità cristiane locali, proprio come quando si sta al fianco di un amico che non sta bene, tenendogli la mano, facendogli sapere che sei lì con lui. Non possiamo dimenticare, infatti, che il cristianesimo del Nord Africa ha dato molto alla Chiesa antica e le nostre radici arrivano anche da questi luoghi, nonostante oggi siano abitati da una popolazione a maggioranza musulmana”.

Cosa si attende da questo incontro con il cristianesimo nordafricano?
“Molto. Credo che queste Chiese ci possano insegnare veramente tanto, perché noi siamo abituati ad un cristianesimo da catechismo. In questi giorni, mentre preparavo il viaggio, ho percepito che c’è molta gioia tra i fedeli di quelle diocesi, nell’apprendere del nostro arrivo. Sono tutti contenti di farci vedere i loro luoghi e conoscere i loro volti, nonostante questi ultimi non siano così numerosi”.

“Testimonianza” e “dialogo” saranno le parole chiave dei vostri incontri…
“E anche ‘relazione’. Cercheremo di rimettere al centro la relazione, proprio come faceva il missionario Charles de Foucauld che, nel deserto algerino, viveva a fianco degli altri, scoprendo la relazione con il prossimo. Educare significa anche questo, porsi sul piano della dimensione relazionale e non fermarsi alle parole, ma vivere le emozioni e offrire realtà credibili che toccano il cuore, amare l’altro fino in fondo. Questa sponda del Mediterraneo c’insegna a donare sempre, a testimoniare in maniera semplice la fede in Cristo e ad apprezzare le diversità. Da questo bisogna partire e imparare, iniziando proprio con lo sperimentare l’amore e la carità gratuite”.

Come comunicherete e testimonierete questa esperienza in Nord Africa una volta rientrati?
“È significativo il fatto che i giovani che saranno con noi in questo viaggio arrivano da diverse zone d’Italia, scelti dal centro ‘Giovanni Paolo II’ in collaborazione con il Servizio di pastorale giovanile della Cei. In questo modo si vuole gettare un seme nelle diocesi italiane affinché, oltre all’incontro annuale a Loreto e ai viaggi istituzionali, proseguano anche i gemellaggi e gli scambi. Da questi incontri ed esperienze nascono, infatti, legami profondi che portano ad una cultura di pace. Stiamo pensando, poi, ad ulteriori iniziative per celebrare il decennale del centro di Loreto, tra queste: pellegrinaggi in Terra Santa e a Cracovia e un campo estivo ecumenico a Loreto, durante il quale giovani di tutta Europa – luterani, anglicani, ortodossi e cattolici – vivranno insieme un momento di fraternità”.

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