Vicini e lontani

Croazia, Macedonia e Turchia: tempi e percorsi diversi per l'adesione

Procedere con i negoziati, nel segno della prudenza; pretendere il pieno rispetto dei criteri di adesione (fissati a Copenaghen nel 1993); monitorare la reale “capacità di integrazione” dell’Ue. Il Parlamento europeo ha verificato nel corso dell’ultima plenaria (Strasburgo, 8-11 febbraio) lo stato di avanzamento dei dossier di Croazia, ex repubblica iugoslava di Macedonia e Turchia: per la prima, le trattative potrebbero concludersi già quest’anno, in vista di una piena adesione dal 2011 o 2012; per la seconda, si chiede al Consiglio europeo di discutere dell’avvio dei negoziati; per Ankara, invece, i dubbi prevalgono sulle certezze.Zagabria è sulla buona strada. Il confronto in emiciclo si è svolto in presenza di Stefan Füle, nuovo commissario all’allargamento, di Diego López Garrido, rappresentante del Consiglio, e alla luce di tre relazioni preparate dalla commissione affari esteri, stese dai deputati Hannes Swoboda (Croazia), Zoran Thaler (Macedonia) e Ria Oomen-Ruijten (Turchia). Il dibattito tra i parlamentari ha fatto emergere una maggioranza politica “trasversale” sostanzialmente favorevole alla prosecuzione dell’ampliamento dei confini, benché siano stati sollevati numerosi problemi, distinguo e perplessità. Il Parlamento sostiene, nel caso della Croazia, che i negoziati “possono essere conclusi nel 2010”; il successo dell’adesione darebbe fra l’altro “impulso positivo al processo di integrazione del resto della regione dei Balcani occidentali in Europa”. Giustizia e confini. È chiaro, inoltre, il messaggio inviato al governo di Zagabria, al quale si chiede di “cooperare pienamente” con il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia, consentendo l’accesso della Corte ai documenti da usare nei processi per crimini di guerra. L’accordo concluso nel settembre 2009 tra Slovenia e Croazia sulle modalità di risoluzione della controversia riguardante i confini “ha dato un impulso all’apertura di tutti i rimanenti capitoli e a un rapido avanzamento dei negoziati”. Restano poi da risolvere alcune “questioni bilaterali” con i vicini, che la relazione elenca: restituzione delle proprietà confiscate durante la Seconda guerra mondiale e sotto il regime comunista; demarcazione dei confini; tutela dei rifugiati; estradizione dei cittadini nei casi di crimini di guerra e contro l’umanità.Aprire i negoziati con Skopje. L’Euroassemblea ha invece espresso compiacimento per i progressi effettuati dalla Macedonia, per la quale la Commissione ha già raccomandato l’apertura dei negoziati. I deputati chiedono che il via libera giunga sin dal summit dei capi di Stato e di governo dei 27 fissato per fine marzo. L’Assemblea, rimarcando che resta aperta la questione del nome della repubblica balcanica (“Macedonia” non è accettato dalla Grecia), invita Atene e Skopje a “raddoppiare gli sforzi al più alto livello al fine di trovare una soluzione soddisfacente per entrambe le parti”, operando “sotto gli auspici delle Nazioni unite” e mediante l’assistenza della stessa Ue nel processo negoziale.Ankara resta lontana… Sui rapporti con la Turchia i parlamentari hanno mostrato parecchie obiezioni, ritenendo fermi i progressi e le riforme che Ankara dovrebbe intraprendere per entrare nell’Unione. Per questo il Parlamento ricorda che “l’apertura dei negoziati nel 2005 ha costituito il punto di partenza di un processo di lunga durata e senza limiti di tempo”. Talune disposizioni contenute nell’accordo di associazione tra Ue e Turchia non sono state ancora applicate, rischiando di compromettere l’intero processo negoziale. Ma le obiezioni sollevate riguardano più complessivamente il ruolo e il potere rivestito dall’esercito all’interno della democrazia turca; i rapporti con Cipro; la tutela delle minoranze, con specifici riferimenti al caso curdo. Peraltro i deputati “apprezzano gli sforzi diplomatici compiuti al fine di normalizzare le relazioni con l’Armenia” e riconoscono “il ruolo svolto dalla Turchia nella sicurezza regionale” tra Mar Nero e Medio Oriente. I diritti delle donne e delle minoranze. Durante il dibattito in emiciclo, alcune voci hanno nuovamente puntato l’indice sulla difesa dei diritti delle donne, dei lavoratori e dei sindacati, delle minoranze etniche e religiose nel Paese a cavallo tra Europa e Asia. Sempre per quanto riguarda la Turchia, viene giudicata positivamente la firma da parte del governo di Ankara dell’accordo intergovernativo sul gasdotto Nabucco, “la cui applicazione – si legge nella relazione passata in Parlamento – rimane una delle massime priorità dell’Unione europea in materia di sicurezza energetica”. Per questo i deputati chiedono l’apertura del capitolo sull’energia nei negoziati di adesione. Attualmente sono aperti 12 dei 35 capitoli negoziali; l’ultimo, quello riguardante i temi ambientali, è stato aperto nel dicembre 2009.

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