Dove si giocano i valori

Riconoscimento della funzione educativa degli oratori

Il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato la legge 27 gennaio 2010 “Norme in materia di valorizzazione e riconoscimento della funzione sociale ed educativa degli oratori e delle attività similari”. La legge offre concrete risposte alle richieste di aiuto dei numerosi centri giovanili e oratori della Sardegna, che ottengono la certezza di un finanziamento (stanziati 5 milioni di euro per 4 annualità consecutive) per la gestione delle loro attività. I fondi saranno suddivisi anche sulla base delle reali necessità. La legge richiede requisiti molto seri per poter ottenere le sovvenzioni e dei piani particolareggiati di utilizzo con i progetti rivolti alle fasce meno fortunate del tessuto sociale.Interagire con le realtà locali. Per don Luigi Delogu, responsabile della pastorale giovanile e per gli oratori della diocesi di Ozieri, “nella legge si parla di progetto educativo in senso ampio e quindi l’oratorio non si occuperà solo di catechesi, ma d’integrare la catechesi in un percorso di animazione, formazione, maturazione. L’oratorio si propone di aiutare il ragazzo in collaborazione con la famiglia, ma anche con tutti gli altri centri educativi del territorio, per la sua crescita integrale, sotto tutti gli aspetti. L’opportunità è grande e può essere di stimolo per tutte quelle realtà dove l’oratorio non c’è, per mettere in campo qualche cosa di concreto”. Per Delogu “l’oratorio nasce intorno a una proposta valoriale di fede. Va a riscoprire il compito più importante della Chiesa, che è quello di entrare nella vita dei ragazzi, dando loro quei valori sui quali poi progettare la loro esistenza. Gli oratori spesso sono nati come supporto della carenza delle istituzioni scolastiche o come accompagnamento del percorso extrascolastico pomeridiano, oltre alla dimensione ludico-sportiva che è importantissima. Dobbiamo interagire con le realtà locali, condividere gli spazi, dato che le parrocchie ne hanno molti, spesso in luoghi centrali nei paesi”. Una legge attesa. “Le linee generali della legge sono confortanti – afferma Daniela Fois, responsabile del Centro giovanile Santa Barbara di Iglesias -, è qualcosa che si auspicava, perché i centri giovanili come il nostro sono una realtà che non si configura solo come oratorio, ma come centro aperto a tutta la comunità diocesana. Stiamo attraversando un periodo molto difficile nel Sulcis dal punto di vista sociale ed economico, e queste difficoltà si percepiscono, i giovani e i ragazzi sono sfiduciati, vivono difficoltà materiali e morali, tocchiamo con mano i nuovi poveri. La nostra è un’emergenza educativa”. Fois è convinta della positività della legge. “Non condivido le critiche che ho letto e sentito sul fatto che sia una legge che appoggi gli oratori soltanto come centri di formazione religiosa: un oratorio, un centro giovanile forma il tessuto sociale. A noi si appoggiano anche enti pubblici. Il centro giovanile, l’oratorio forma ai valori civili e sociali intrinseci ai valori religiosi e noi abbiamo l’opportunità di offrire ai ragazzi una formazione a tutto tondo. Una formazione rivolta anche a utenti più grandi, perché sono disoccupati, soli, disorientati, e trovano in noi un punto di riferimento. Non possiamo più parlare di soli giovanissimi che frequentano gli oratori. La fascia di età si sta estendendo continuamente, verso l’alto e verso il basso. I genitori si appoggiano agli oratori anche per i bambini più piccoli, hanno bisogno di luoghi dove essi crescano, socializzino, acquisiscano valori, e questo non si può fare solo la domenica al catechismo dopo la messa”. Frontiera tra Chiesa e strada. La responsabile sottolinea l’importanza di “una legge che ci fornisca un apporto finanziario” rivolto “non solo alla struttura, ma anche alla formazione degli educatori, per la maggior parte volontari. Le tipologie dei ragazzi e bambini che incontriamo sono sempre più varie e complesse. Ci servono supporti che ci aiutino ad affrontare questa emergenza educativa. Quindi, non solo denaro per le strutture e le attività, ma formazione degli educatori”. Sono importanti anche “i riferimenti nella legge a percorsi di cittadinanza attiva da attuare negli oratori: l’oratorio è la frontiera tra la Chiesa e la strada. L’apertura sempre, senza pregiudizi, l’accoglienza comunque. I ragazzi hanno bisogno di stimoli, di proposte, di persone che si sporchino le mani con loro, che si mettano in gioco con loro. Il valore del percorso ha ancora più importanza del punto di arrivo”. “Abbiamo bisogno – prosegue Fois -, di qualificare la nostra offerta formativa come educatori, abbiamo bisogno di denaro per le strutture, per le attrezzature, per le attività, per la ricerca di esperti, e se i soldi previsti dalla legge arriveranno, sapremo come utilizzarli”. “Mi auguro – conclude – che questa legge possa essere di stimolo per la crescita qualitativa e numerica degli oratori in Sardegna, soprattutto nei piccoli centri dove catalizzano l’attenzione dei ragazzi, riuscendo a distrarli dal nulla”.a cura di Massimo Lavena(17 febbraio 2010)

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