La via del dialogo

Il card. Walter Kasper su "Harvesting the fruits"

Si è aperto lunedì 8 febbraio nella sede del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani un Simposio sul testo “Harvesting the fruits” (“Raccogliere i frutti”), il volume presentato in ottobre dal presidente del dicastero vaticano, card. Walter Kasper, che contiene e fa il punto sui risultati dei dialoghi ufficiali tra la Chiesa cattolica e le Chiese storiche protestanti: luterani e riformati, anglicani e metodisti, con l’intento di far conoscere a una nuova generazione i frutti di 40 anni di dialogo, mostrando in forma comparata quanto era stato sin qui realizzato. Al simposio partecipano 5 rappresentanti delle Chiese anglicana, luterana, riformata e metodista, rappresentanti della Chiesa cattolica nonché osservatori delle altre Chiese. Dopo una preghiera, la sessione plenaria dei lavori ha avuto inizio con un intervento introduttivo del card. Kasper. Sono poi seguiti gli interventi dei 4 partner del dialogo con la Riforma i quali hanno preso la parola per esprimere brevi impressioni sul testo. Parallelamente ai lavori, un gruppo ha lavorato alla redazione di un testo che servirà come testo per il futuro lavoro dell’ecumenismo occidentale. Riportiamo stralci dell’intervento del card. Walter Kasper, dal titolo “Harvesting the Fruits e il futuro dell’ecumenismo”. Le coordinate future. Recepire “quanto raggiunto” nei dialoghi intrapresi fino ad oggi, non dimenticare “gli aspetti positivi e condivisi” e non sopravvalutare “le questioni aperte che rimangono”: “in altre parole: un realismo ecumenico”. Queste le coordinate entro le quali il dialogo ecumenico è chiamato a lavorare nel prossimo futuro. A delinearlo è il card. Walter Kasper, che cpn queste parole ha aperto il Simposio sul volume “Harvesting the Fruits”. L’intervento del cardinale fa il punto su quanto raggiunto in 40 anni di dialoghi bilaterali con le Chiese storiche della Riforma e commenta: “Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da un crescente rispetto reciproco, fiducia e amicizia. In effetti, questi sono i veri frutti, che sono anche più importanti dei frutti che abbiamo raccolto nei nostri documenti. Ci siamo riscoperti come fratelli e sorelle in Cristo”. L’obiettivo di “Harvesting the Fruits”. Il cardinale spiega poi ai suoi interlocutori cosa ha spinto il dicastero vaticano a redigere un testo in cui si fa il punto sui dialoghi interpresi. “C’è una duplice risposta – ha detto Kasper -. Innanzitutto, abbiamo la speranza di mantenere viva la memoria di quanto raggiunto negli ultimi decenni, assicurando che i ricchi frutti di questi successi non siano seppelliti in scaffali polverosi”. La seconda motivazione che ha spinto il Pontificio Consiglio a redigere “Harvesting the Fruits” è che “dopo 40 anni una nuova generazione si appresta a prendere il testimone per continuare il cammino ecumenico. È normale, anzi necessario, che questa generazione abbia idee nuove e fresche, ma non dovrebbe ricominciare da zero; può piuttosto contare su un solido fondamento”. “Harvesting the fruits” inoltre dimostra che “il dialogo è utile” e che è possibile raggiungere risultati. “Non vi è pertanto – ha proseguito il cardinale – alcun motivo per essere scoraggiati o rassegnati, come molti sono oggi”. L’ecumenismo – commenta Kasper – sta entrando in “una nuova fase di dialogo che può essere meno entusiasta rispetto al dialogo della nostra giovinezza ma sarà più maturo, e non meno intriso di coraggio e speranza. Lasciamoci guidare dalla consapevolezza che non c’è alternativa responsabile al dialogo che è stato ispirato dallo Spirito Santo, che, crediamo, poterà a compimento quanto ha iniziato”. Nel suo discorso, il cardinale entra poi nel merito dei “risultati positivi” raggiunti nei dialoghi e delle questioni che permangono aperte. L’importanza del dialogo. Il card. Kasper ha anche affrontato il problema della interpretazione del termine conciliare “subsistit” ripresa nella dichiarazione del 2000 “Dominus Jesus”. “Molti dei nostri partner ecumenici – ha ricordato – hanno sentito che questa formula fosse una chiusura”. Ed ammette: “È stato un nostro errore non aver delucidato più chiaramente che per i Padri conciliari, il termine ‘subsistit’ non comportava una chiusura, quanto un’apertura”. Ed ha aggiunto: “Anche la Chiesa cattolica non è perfetta e ha bisogno di costante rinnovamento. Qui sta l’importanza del dialogo ecumenico, che chiede e aiuta tale rinnovamento. Attraverso il dialogo, o meglio, attraverso lo scambio di doni, tutte le chiese imparano a crescere e maturare nella loro fedeltà a Cristo. Il cammino verso la piena comunione non è un movimento a senso unico. Tutte le parti devono muoversi. Tutte le parti hanno bisogno di pentirsi e rinnovarsi”. Poi a conclusione, il cardinale invoca la partecipazione di tutto il popolo di Dio al dialogo ecumenico: “Il dialogo ecumenico è forse in pericolo se diventa una questione per specialisti e quindi si allontana dalla base. I nostri dialoghi teologici porteranno frutti” se sono “accompagnati dai fedeli, perché solo in questo modo che questi frutti possono sostenere, guidare e ispirare i dialoghi stessi”.

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