Le grandi sfide sono altre

Lo psichiatra Tonino Cantelmi su educazione, responsabilità e "cattivi maestri"

Un "messaggio devastante per milioni di giovanissimi", che avrebbe richiesto "un segnale di condanna più chiaro e univoco da parte delle istituzioni". Così Tonino Cantelmi, psichiatra e presidente dell’Aippc (Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici) ed esperto di questioni giovanili, definisce al SIR le "irresponsabili dichiarazioni" del cantante Morgan sull’uso di cocaina per combattere la depressione, che gli sono costate l’esclusione dal Festival di Sanremo. La vicenda offre lo spunto per alcune riflessioni sul rapporto giovani-droga e sulla responsabilità al riguardo e più in generale sui modelli di vita, spesso negativi, proposti da alcuni personaggi pubblici, ma anche sul ruolo del servizio pubblico televisivo.

Giovani, "vittime disarmate". Ribadendo la necessità di "tolleranza zero contro la droga", Cantelmi afferma che avrebbe preferito "una risposta più ferma e monolitica da parte della Rai, senza possibilità di ripensamenti o spiragli (come l’ipotesi, per ora non del tutto esclusa, di invitare Morgan a Sanremo come ospite, ndr)", e auspica che ora sulla vicenda "si spengano i riflettori". "Il vero disastro – spiega lo psichiatra – è misurabile su Internet: da alcuni giorni blog e social network pullulano di commenti positivi di giovani e adolescenti sulle dichiarazioni di Morgan, interventi spesso deliranti e inneggianti alla cocaina. Sono soprattutto loro, i ragazzi più giovani, le disarmate vittime di questa vicenda: sempre più disorientati e confusi, hanno recepito il messaggio che la droga può aiutare a stare meglio e a divenire personaggi di successo come il cantante". "Ciò che non è stato spiegato loro con chiarezza", anche dalla comunicazione mediatica di questi giorni che Cantelmi giudica "eccessiva sugli aspetti banali, superficiale e carente su quelli più importanti", è che "l’uso di cocaina incrementa di sette/otto volte il rischio di sviluppo di psicopatologie gravi come la schizofrenia. In particolare il crack – cocaina cristallizzata, bruciata e fumata – ne è la forma più grave e insidiosa perché non si limita ad alterare la mente ma provoca anche danni fisici al cervello".

Responsabilità dei media. Per lo psichiatra, inoltre, con la sua figura di "artista maledetto", Morgan "tende a far passare ancora una volta i drammatici e stereotipati connubi cocaina-creatività e genio, e cocaina-persona di successo. Questo è inaccettabile perché chi ha un ruolo pubblico deve essere consapevole delle conseguenze delle proprie dichiarazioni". Soprattutto "chi viene considerato da molti giovani come un modello da imitare deve comportarsi in modo responsabile per non diventare un ‘cattivo maestro’". Cantelmi sottolinea che, fatta salva la "solidarietà per la sua dolorosa storia personale (il suicidio del padre quando aveva 16 anni, ndr), con l’utilizzo di cocaina Morgan non fa che aggiungere dramma al dramma, e la Rai, che in quanto servizio pubblico ha un ruolo educativo, e quindi una responsabilità etica e civile verso la collettività, non poteva non assumere una netta presa di posizione". "Guai se non lo avesse fatto – le parole dello psichiatra – forse l’unico elemento che ha in parte arginato il danno provocato da questa vicenda è stata la decisione su Sanremo, anche se avrei preferito non vedere i dubbi e ripensamenti del poi, né i patetici e mediatici appelli a Morgan per un suo pentimento".

Il gusto delle "grandi sfide". Secondo Cantelmi, "un atteggiamento responsabile avrebbe richiesto il silenzio sul caso singolo e un chiaro e univoco messaggio di condanna e tolleranza zero nei confronti della droga da parte di tutte le istituzioni, compresa la Rai". "Al riguardo – sostiene – abbiamo assistito in questi anni ad una sorta di ambiguo lassismo al quale, se teniamo veramente ai nostri ragazzi, si deve porre fine". Di qui una provocazione: "Sui media si parla troppo dei personaggi pubblici negativi. Perché non fanno notizia e non ricevono altrettanto spazio personaggi dello spettacolo o calciatori che fanno buone scelte di vita buone e avrebbero ugualmente presa sui più giovani, ma in senso positivo?". Da Cantelmi anche una considerazione più generale e un’esortazione: "Noi adulti – genitori e educatori – non dobbiamo limitarci a dire ai nostri giovani che è meglio avere la testa lucida per fare scelte consapevoli piuttosto che essere ‘fatti’ e operare le scelte sbagliate. Questo va bene, ma per un’efficace opera educativa e di prevenzione dobbiamo ricominciare a trasmettere agli adolescenti il gusto delle grandi sfide che la vita ci pone davanti e la voglia di affrontarle con coraggio, passione, equilibrio, spirito di sacrificio e speranza. Dobbiamo insegnare loro a non avere paura dei propri limiti: di fronte alle inevitabili difficoltà devono poter contare su di noi e saper chiedere aiuto senza andare in cerca di facili e ingannevoli scorciatoie".

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