Come pietre vive

Un vescovo europeo e il Sinodo per il Medio Oriente

L’intera Bibbia è testimonianza di avvenimenti, di persone da cui fluiscono nuovi modi di pensare, giudicare e decidere. L’avvenimento decisivo e più grande è stato che Dio ha riconciliato “a sé il mondo in Cristo”. Ma è impossibile conoscere, amare e seguire colui che è “Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo” senza conoscere gli eventi che rivelano Abramo e Davide e senza essere estremamente attenti alle forme, ai percorsi, alle “gioie e le speranze, le tristezze e le angosce” (Gaudium et Spes) nelle quali si manifestano le azioni che mostrano la sapienza e l’amore di Dio.Il contesto della storia di Abramo, Davide, Gesù Cristo è quella parte del mondo che oggi conosciamo come Medio Oriente. La fedeltà alla Parola del Signore ci impone di aprire la nostra mente a tutti questi luoghi. Inoltre, la complessità di questioni quali la giustizia in queste terre oggi non può essere compresa, senza considerare eventi relativamente recenti come, ad esempio, la scoperta del petrolio, le due guerre mondiali, l’Olocausto; ma la lunga storia che la Bibbia affronta, offre oggi uno spunto per una più profonda comprensione e un maggiore apprezzamento dei cuori e delle menti. Mi riferisco alle storie di antiche migrazioni, di schiavitù, di ascesa e declino degli imperi, di esilio e di restaurazione. E forse la cosa più importante è ricordare quanto spesso il popolo di Israele si è trovato apparentemente abbandonato da Dio, per cui le grida provenienti da Auschwitz non erano nuove e forse le dobbiamo ascoltare tutte nel contesto dell’evento del grido di Colui che ci rende creature nuove; “Eloì, Eloì, lemà sabactàni”. E il dono di quel suono sottolinea l’importanza per cui i discepoli di Gesù, in tutto il mondo, sono come pietre vive, suoi seguaci che oggi percorrono i sentieri di Abramo, di Davide, del Signore Gesù e che fioriscono nelle proprie terre. Esso contribuisce ad ancorare la nostra fede agli avvenimenti, alle persone, ma soprattutto all’Avvenimento, alla Persona. È la Chiesa cattolica in Medio Oriente, una sola comunità che professa questa fede con un cuore solo e un’anima sola, che serve l’intera Chiesa e ci protegge dal ridurre il nostro modo di vivere ad un’idea grandiosa o ad una scelta etica, oppure ad una vaga sensazione di una specie di nube della provvidenza o a un generico impegno in una qualsiasi associazione di persone. In passato e ancora oggi, sono stati gli eventi ad aver modellato la storia di questi luoghi. Saremmo tentati di trasformare i “sassi” degli eventi in “pane”, negandoli, cambiando la situazione attraverso un potere straordinario e stabilire un potere assoluto di dominare, manipolare e imporre la pace.Ma la Chiesa è nata dal costato trafitto di Gesù di Nazareth. Noi esistiamo grazie a Lui e a ciò che Egli ha compiuto. Siamo nati da un atto di riconciliazione e il nostro modo di rispondere al male, alla violenza, all’ingiustizia deve essere fedele a Colui che parla di pace mentre mostra le ferite che ha sulle mani e sul costato. Lasciate che il Libro dell’Apocalisse porti questa riflessione alla sua conclusione: quel libro, o meglio, quella lettera di consolazione per le povere, piccole, inermi comunità cristiane, davvero il libro per la Chiesa del Medio Oriente, per me ha preso vita attraverso le visite a Persepoli, la città di Dario di Persia, nell’odierno Iran. Il magnifico ritratto delle bestie possenti, espressione di potere, dominio e sicurezza – salvezza, mi ha fatto notare che non c’era posto per un Agnello; nel vedere le possenti scale processionali che ritraevano “ogni nazione, razza, popolo e lingua” ho realizzato che la loro salvezza non appartiene a nessun impero o imperatore, ma “La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello”.

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