Un monito a tutti

La sentenza del tribunale di Milano e la "educazione ai sentimenti"

Fa scalpore la sentenza del tribunale civile di Milano che ha condannato i genitori di alcuni adolescenti a risarcire una coetanea dei loro figli, da essi abusata sessualmente. Dovranno versare 450 mila euro. Fa discutere, soprattutto, il merito della questione: i genitori, secondo il Tribunale, non hanno dato loro una adeguata ed efficace "educazione ai sentimenti".
Vale la pena di riflettere su una notizia del genere, che rilancia le discussioni intorno all’"emergenza educativa" del nostro tempo e, in particolare, sul ruolo della famiglia oltre che sulle sue reali possibilità di incidere in un processo educativo che è sempre più complesso, anche solo per la sovrabbondanza di "agenzie" in campo ai nostri giorni. Una sovrabbondanza che è curiosa se la si considera nel contesto di emergenza educativa: proprio oggi, quando abbiamo quanti più possibili centri di azione educativa avvertiamo il senso dell’"emergenza".
Il fatto di Milano ha molti aspetti. Certamente è importante e utile che le famiglie siano significativamente (in questo caso con la richiesta di risarcimento) chiamate in causa in rapporto al comportamento dei minori. Si tratta di stabilire, in qualche modo, che i genitori e gli adulti in generale non possono non farsene carico. E non è una questione scontata. Non di rado i ragazzi contemporanei sono letteralmente abbandonati a se stessi. Magari ben vestiti e muniti di tutti gli accessori tecnologici alla moda, ma sostanzialmente in un deserto di relazioni significative con gli adulti. E sono queste relazioni che permettono di crescere, orientando pulsioni, sentimenti, pensieri all’interno di orizzonti di comportamenti e valori.
La famiglia è in prima linea nel processo descritto. Tuttavia bisogna ripensare il modello educativo familiare e uscire anche da una certa retorica che quasi attribuisce alla famiglia poteri "soprannaturali". Le famiglie di oggi sono fragili, gli adulti di oggi sono in difficoltà. Ci sono le emergenze economiche, gli affanni lavorativi ma soprattutto le difficoltà – sì, anche per gli adulti – nelle relazioni. Tra coniugi, tra famiglie, tra genitori e figli. Si fa fatica, poi, a muoversi in un contesto generale nel quale i messaggi – conoscenze, comportamenti, valori e disvalori – provengono da tanti e diversi centri, senza immediate gerarchie, senza facili ordini. Le famiglie milanesi degli adolescenti, come le altre famiglie italiane, devono certamente preoccuparsi di una adeguata "educazione ai sentimenti", ma viene da chiedersi come debba essere e come possa risultare efficace a fronte di ben più martellanti e numerose dis-educazioni che provengono da televisione, manifesti pubblicitari, modelli esistenziali imperanti e chi più ne ha più ne metta.
E allora teniamoci caro il monito che viene anche dalla sentenza milanese. Educare si deve, non è un optional. Perché altrimenti si disfa il tessuto sociale. Educare, anche, si può. A condizione di guardare con attenzione le condizioni di oggi, compresa la povertà dei papà e delle mamme che hanno sempre più bisogno di aiuto per svolgere il proprio compito educativo. Anche perché è un compito diverso dal passato, in buona parte da reinventare e rispetto al quale è difficile che si sia già preparati. Oggi più che mai occorre un’alleanza educativa, consapevole. E più responsabilità anche da parte dei soggetti pubblici. Si parla sempre di famiglia e scuola, ma conta di più la televisione. Contano di più i comportamenti dei calciatori e dei divi dello spettacolo, persino dei politici. L’educazione dei sentimenti, delle relazioni, passa anche da qui.
Alberto Campoleoni

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