Volontariato fuori tempo?

Una proposta di legge della Giunta a rischio per la fine legislatura

Ormai è una questione di “tempo”: mancano pochissime sedute alla fine della legislatura e sembra assai poco probabile che la proposta di legge 342 “Norme sulla promozione e la disciplina del volontariato”, presentata dalla Giunta regionale delle Marche il 17 settembre 2009, arrivi alla discussione in Assemblea. Il testo, che dovrebbe sostituire la precedente legge 48 del 1995, è fermo alla quinta Commissione consiliare ed è il risultato condiviso di un lungo lavoro tra il mondo del volontariato e l’assessorato regionale competente. Molti i punti chiariti dalla nuova normativa: dalla natura del volontariato, “servizio non occasionale reso per solidarietà, senza fini di lucro e remunerazione anche indiretta” ai requisiti specifici delle organizzazioni di volontariato per definirsi tali; dalla differenziazione tra soci e sostenitori ai criteri per accedere alle convenzioni con la Regione; dal ruolo dei Centri servizi per il volontariato, istituiti in base alla legge nazionale 266/1991, alla partecipazione dei rappresentanti del mondo del volontariato agli strumenti di programmazione, come il programma di sviluppo regionale, il piano sanitario, il piano sociale e il piano educativo. E proprio in quest’ultimo ambito si registrano le maggiori novità: nella proposta viene definita l’Assemblea regionale del volontariato che elegge a sua volta il Consiglio regionale del volontariato, che ha il ruolo di denuncia e proposta su ogni atto o questione regionale rilevante per le attività di volontariato. Nella proposta di legge delle Marche, a differenza di altre Regioni, vengono comprese, tra le associazioni di volontariato, le associazioni comunali di Protezione civile, forse l’unico punto irrisolto di una legge che sembrava aver messo tutti d’accordo. Legge arenata in commissione. “Quella formulata è una proposta di legge complessivamente positiva per due motivi: il primo è che favorisce una maggiore rappresentanza del mondo del volontariato e il secondo è il chiarimento dei criteri di iscrizione delle associazioni all’albo regionale, dando alle stesse più certezze e, alla fine, più autonomia”. Ad affermarlo è Enrico Marcolini, presidente del Centro servizi per il volontariato Marche (Csv) e responsabile del Centro d’ascolto Caritas di Macerata, il quale però si rammarica della lunghezza dei tempi per l’esame della proposta di legge (pdl) che di fatto è “arenata” in Commissione. “Dato che la pdl 342 è frutto di un lavoro comune tra il mondo del volontariato e la Regione – riflette Marcolini – non si capisce perché non viene portata in Assemblea. Se ci sono dei motivi legittimi, che lo impediscono vorremmo che fossero esplicitati”.Una discussione di anni. Il direttore del Csv Marche, Alessandro Fedeli, ricorda che l’iter della legge regionale è cominciato nel 2003 e che il testo, ripreso in mano nel 2008, è stata discusso in molteplici incontri “su tutto il territorio regionale ai quali hanno partecipato oltre cento associazioni e dai quali sono emersi importanti contributi”. Fra i punti più rilevanti della legge, Fedeli sottolinea la regolamentazione delle convenzioni e i relativi criteri di priorità nella scelta dell’associazione: “Le norme – sottolinea il direttore – dovranno garantire un adeguato livello qualitativo dell’attività prestata dall’associazione, la prevalenza dell’impegno dei volontari ed, infine, parametri economici tali che i rimborsi derivanti dalla convenzione non consentano la remunerazione di eventuali lavoratori ‘in nero’, che rappresentano una palese violazione etica e legale e la principale causa di conflitto con altre organizzazioni del Terzo settore in grado di svolgere i medesimi servizi, ma esclusivamente con personale retribuito”. Ridefinita l’identità. Il delegato regionale dell’Avulss, Marcello Cavalieri, si dice particolarmente soddisfatto che la pdl definisca esattamente la natura del volontariato marchigiano perché “c’era una grande discussione in atto su associazioni di volontariato, Terzo settore e non-profit ed era importante chiarire che le associazioni devono essere composte prevalentemente da volontari che si impegnano gratuitamente”. Altro punto fondamentale, per Cavalieri, è la “maggiore partecipazione nella programmazione regionale” garantita al volontariato dall’Assemblea e dal Consiglio regionale del volontariato, perché “è fondamentale entrare con la nostra esperienza e le nostre istanze nelle proposte che riguardano il territorio”.a cura di Simona MengasciniSchedaNelle Marche le associazioni di volontariato, nel 2009, erano 1.674: se si considerano, oltre ai soci, le varie figure che gravitano intorno al mondo del volontariato, tra cui i giovani del Servizio civile, stiamo parlando di oltre 250.000 marchigiani, il 19% della popolazione adulta. Il 43,8% delle associazioni è impegnato nel campo socio-assistenziale, il 19,8% nel sanitario e il 34,8% nella donazione di sangue. Il 22,5% delle associazioni si occupa di tutela e promozione dei diritti (Fonte: Csv-Marche e Rilevazione Feo-Fivol 2006).(29 gennaio 2010)

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