Non si cancella la storia

Una mozione per il crocifisso nelle scuole e negli uffici pubblici

Una mozione che ha per oggetto e titolo “Iniziative a livello centrale per il mantenimento del crocifisso nelle scuole” è stata presentata all’Assemblea regionale siciliana (Ars) da Livio Marrocco, vicepresidente della Commissione antimafia all’Ars. La mozione “impegna il governo della Regione ad attivarsi presso il governo nazionale per intraprendere opportune iniziative al fine di salvaguardare la presenza del crocifisso nelle scuole e negli edifici centrali e periferici del territorio regionale, preservando altresì i principi di autonomia istituzionale e amministrativa, che è fondamentale prerogativa della Regione siciliana”. Per i quattro firmatari “la presenza del crocifisso in una sede non religiosa, come la scuola destinata all’educazione dei giovani, rappresenta valori civilmente rilevanti ai quali si ispira il nostro ordinamento costituzionale, quindi, anche laicamente, rappresenta una valenza simbolica altamente educativa su cui è stata costruita anche la storia, l’arte e la cultura della nostra comunità”.La virtù della coerenza. “Chi professa la fede cattolica non può assolutamente non concordare in pieno sull’opportunità della presenza del crocifisso nei luoghi pubblici, anche per la sua valenza culturale, ma l’attenzione alle radici cristiane non può bastare”. Lo sostiene Giuseppe Savagnone, direttore del Centro diocesano per la pastorale della cultura di Palermo e membro del Forum per il progetto culturale della Cei. “La storia – prosegue – è certo importante, non va cancellata, ma non si può pensare di vedere la croce di Cristo affissa alle pareti senza che questo sia un richiamo anche alla sua valenza religiosa”. E questa sua duplice valenza richiede un attimo di riflessione che Savagnone sintetizza in una domanda: “Che senso ha volere nelle scuole e negli uffici pubblici un crocifisso di legno, quando poi si crocifigge l’uomo, la sua dignità, i suoi diritti?”. Da qui una preoccupazione che diventa dissenso. “Non mi riferisco a questa mozione in sé, ma a un modo di fare politica, di scegliere simboli religiosi per fare proselitismo. Il no è allora al contesto – spiega Savagnone – qualora non se ne parli pensando anche alla persona, per evitare strumentalizzazioni. Quando è la politica a decidere sui fatti che in qualche modo riguardano la sfera della fede occorre che chi si dice cristiano lo sia nei fatti, facendo in modo che la Sicilia non diventi sempre più terzo mondo”. L’auspicio è che “il crocifisso sia prima espressione di un modo di fare politica, che le radici cristiane segnino la strada per un impegno politico effettivo, perché a chi crede non servono i segni senza significato. Del resto – conclude – la coerenza è una virtù indispensabile del cristiano”.Segno d’amore. “Non si può volere con la forza un segno di amore e donazione totale”. Per Alfio Briguglia, direttore dell’Ufficio regionale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università della Conferenza episcopale siciliana, “la questione del crocifisso è squisitamente ideologica e culturale, addirittura politica, e molto poco ha a che fare con la fede. Già in classe a tanti di noi professori è capitato di non trovarlo più al muro e di vederlo sostituito da un biglietto che recitava ‘Torno subito’. Dico che spesso il crocifisso viene banalizzato, fino talvolta a diventare addirittura oggetto di blasfemia”. “Allora mi chiedo – dice Briguglia – se per il credente è poi così rilevante vedere la croce sui muri delle scuole e degli uffici pubblici, piazzata lì da una legge, o non sia meglio proteggerlo da leggerezze o cose ancora peggiori. Una legge che rende obbligatorio il crocifisso la vedo con perplessità anche in relazione al dibattito che si è finora svolto e che continua ad essere messo in atto e si rischia che il segno di un Amore totale e gratuito quale è il richiamo alla morte in croce di Cristo diventi semplice argomento per un braccio di ferro tra i fautori del sì e del no”.Cristianesimo vissuto. Per il direttore dell’Ufficio regionale, “ci sono tante altre vie per fare capire come i cristiani sono stati caratterizzanti nella nostra storia, a partire dal pensare a una politica diversa. Volete veramente dare testimonianza del passaggio di Cristo nella vostra storia? Allora pensate a qualcosa che sia segno di civiltà, ad atti concreti per i quali il crocifisso è punto di riferimento. Trasformiamoci noi in crocifissi, pronti ad immolarci per amore dell’altro, aperti alla tolleranza, all’accoglienza, alla misericordia, al sacrificio di sé. O si diventa come Lui o non ha senso guardarlo tutti i giorni alle pareti di qualsivoglia ufficio”.a cura di M.Chiara Ippolito(27 gennaio 2010)

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