Marianna e Chiara ” “

L'arcivescovo Francesco in preghiera con la gente

Una chiesa gremita di giovani e gente comune, un migliaio di persone che, nonostante il maltempo, ha seguito la celebrazione dall’esterno, con l’ausilio di altoparlanti. E poi palloncini, fiori bianchi e messaggi di cordoglio. Ma soprattutto preghiera e riflessione. Così Favara ha salutato il 26 gennaio Marianna e Chiara, le sorelline di 14 e 3 anni morte il 23 gennaio nel crollo della palazzina in cui vivevano a Favara. I funerali sono stati celebrati nella Chiesa madre in forma privata, come richiesto dalla famiglia e assicurato dal parroco, l’arciprete don Mimmo Zambito, che ha presieduto la celebrazione.

Con gli occhi a Dio e i piedi per terra. “Favara è una città generosa. Lo è sempre stata e lo dimostra ancora di più in questa tragica occasione. È però una città disastrata, che ha bisogno di aiuto. Per questo invochiamo Dio affinché perdoni tutti noi che oggi piangiamo e preghiamo per Marianna e Chiara. Dio non ha abbandonato il suo popolo e i politici, che sono stati scelti dal popolo e non dovrebbero abbandonare coloro che sono rimasti indietro e i più poveri. A chi ha il potere chiediamo di guardare in basso, a chi nel popolo fa una fatica incredibile anche se con estrema dignità. Alla famiglia Bellavia chiediamo di guardare in alto, a Cristo crocifisso”. Con queste parole l’arciprete di Favara, don Mimmo Zambito, ha guidato la riflessione dei fedeli presenti ai funerali di Marianna e Chiara. Quelle espresse sono parole di speranza, ma anche di condanna. Un invito a “guardare alle cose della terra nel timore di Dio”.

“Pietà da Dio e conversione”. Da subito l’ha invocate la Chiesa agrigentina di fronte alla “tragedia che ha colpito la famiglia Bellavia e l’intera comunità civile ed ecclesiale”. Una posizione forte della quale don Zambito si è fatto portavoce, invocando “la pietà di Dio per il nostro peccato individuale, ma anche quello sociale della comunità civica e della stessa comunità cristiana”. “Dio abbia pietà di noi. Della nostra disobbedienza privata e della nostra disobbedienza nella vita civile e del disinteresse del bene pubblico”, aveva detto in un messaggio nel quale parlava di “peccato sociale e collettivo della comunità di Favara generosa e disordinata, ricca di cuore sempre e, a volte, ricca di disprezzo per il prossimo e di rapina della sua dignità. Di morte per la famiglia Bellavia, di vergogna per la città e per noi fratelli di Gesù. Preghiamo Dio che non ci condanni. Dio abbia pietà di quanti preposti da Dio a curare le parti più bisognose del corpo della società civile e del corpo ecclesiale di Gesù, hanno disobbedito a Lui e alle leggi dello Stato e hanno così concorso a questi omicidi di bambine. Piangiamo e preghiamo perché la comunità ecclesiale e la città di Favara, improvvisamente e tragicamente, oggi periscono. Preghiamo Dio Padre di Gesù: si convertano sia coloro che governano sia i cittadini. Obbediscano alle leggi di Dio e alle leggi civili”. Una posizione che l’arcivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro ha “condiviso e fatto sua”. E non solo.

Una tragedia prevista. Ha pesato sulla coscienza di molti la scelta dell’arcivescovo, mons. Francesco Montenegro di non presiedere la celebrazione dei funerali, in coerenza con quanto dallo stesso annunciato dopo l’alluvione di Messina. “Chiedo anche al Signore che non arrivi mai il momento di dovermi rifiutare di celebrare funerali ‘previsti’ o ‘preannunciati’ – aveva scritto l’arcivescovo al capo della Protezione Civile denunciando lo stato di degrado del centro storico agrigentino – perché quel giorno, se mai dovesse arrivare, il mio posto sarà tra la nostra gente a pregare”. E così è stato, “non per un sottrarmi al mio ruolo di vescovo, di pastore della porzione di popolo che il Signore mi ha affidato – spiega mons. Montenegro – ma per un farmi solidale e vicino alla famiglia Bellavia in questo giorno che è giorno di preghiera e silenzio”. Mons. Montenegro ha celebrato i funerali tra la gente, fisicamente vicino a chi era nel dolore. “Invito tutti a guardare al Crocifisso – ha detto – nell’estremo grido di Gesù sulla croce sono contenuti e riecheggiano tutti i gridi dell’umanità intera e tutti sono bagnati dalle lacrime del Padre”.

Perché non si ripeta. Intanto, all’ombra delle macerie della “torre di tufo” segnata dal degrado e dalla precarietà che il 23 gennaio si è sgretolata sulla famiglia Bellavia qualcosa comincia a muoversi. Il presidente della Provincia, Eugenio D’Orsi, e il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, hanno convocato nei locali del comune di Favara una riunione di tutti i sindaci della provincia di Agrigento per un primo esame della situazione generale dei centri storici dei comuni della provincia e le relative condizioni di sicurezza degli abitanti. Mentre proseguono le indagini del pool di magistrati, aperte per omicidio colposo plurimo e disastro colposo.

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