Un percorso condiviso

Intervista con mons. Miglio, presidente del Comitato organizzatore

Seminari di studio, audizioni con esperti, aggregazioni ecclesiali e Chiese locali che hanno strutturato specifici cammini… C’è fermento attorno alla 46ª Settimana Sociale, che si terrà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre 2010. A partire dal tema “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese”, è in corso un lungo percorso di preparazione. Il SIR ne ha parlato con mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani.

Innanzitutto, a che punto è il cammino in preparazione alla Settimana Sociale?
“Iniziato da oltre un anno, questo percorso si è presentato fin da subito più lungo rispetto alle precedenti edizioni e con specificità sue proprie. Diversamente dal passato, questa volta non è stato varato subito un documento preparatorio, ma lo si vuol preparare a tappe: siamo partiti con un ‘biglietto d’invito’, stiamo per rendere pubblica una ‘lettera d’aggiornamento’, in attesa di arrivare tra pochi mesi al documento preparatorio vero e proprio, che sarà frutto di un percorso di discernimento condotto assieme a numerose realtà ecclesiali e sociali, per preparare insieme questa ‘Agenda di speranza’ per l’Italia”.

Le Chiese locali come stanno rispondendo all’invito di elaborare l'”Agenda di speranza”?
“Numerose si sono attivate con specifiche iniziative: solo a titolo esemplificativo, e non esaustivo, penso a Firenze, Benevento, Brescia, Potenza, Cesena, Pordenone, Ravenna, Rimini, Ivrea… In tutte queste, e altre ancora, sono state organizzate delle settimane sociali a livello diocesano per riflettere e dare un contributo”.

In diversi casi alla riflessione per l'”Agenda di speranza per l’Italia” se ne affianca una per il territorio…
“Mentre invitiamo tutti a rivolgere l’attenzione al Paese, viene istintivo porsi le stesse domande per il proprio territorio. Mi pare che questo sia l’indicatore di come il metodo scelto aiuti a guardare le realtà concrete, e non a discutere con teorie astratte. In questo cammino di preparazione, poi, c’è da considerare tutto il lavoro del mondo associativo: l’Azione Cattolica ha promosso 16 incontri a livello regionale, ma anche altre aggregazioni ecclesiali stanno svolgendo cammini per portare all’interno della loro realtà questo discernimento. Inoltre il Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei ha messo in piedi un percorso, fatto di incontri a livello regionale promossi dalle pastorali giovanili locali, coinvolgendo in questo modo le diverse diocesi”.

Parlando di futuro, sembra che quest’Agenda guardi in particolar modo ai giovani…
“Sì, e vuole aiutarli a essere protagonisti, a non rassegnarsi. Il relativismo filosofico ed etico oggi diffuso ha una ricaduta di tipo scettico sulla loro vita quotidiana, e il tipo di cultura che tende a far dimenticare i problemi e a non coltivare le domande che i giovani si portano nel cuore va in quella stessa direzione. Noi, invece, vogliamo credere che i giovani siano ancora capaci – e loro lo stanno dimostrando – di essere protagonisti. La loro voce ha un’importanza particolare, e a Reggio Calabria speriamo di avere una folta rappresentanza di giovani, non solo dal punto di vista numerico, ma anche qualificata, che si faccia sentire”.

A breve sarà resa pubblica la “lettera di aggiornamento”. In cosa consiste?
“A quanti inviammo, lo scorso anno, il ‘biglietto d’invito’, ora proponiamo questa lettera, che raccoglie il frutto dei diversi contributi arrivati. Non vuol essere un testo definitivo, ma un passo ulteriore in questo cammino di discernimento, per mettere in comune quanto fin qui raccolto e proseguire verso l’Agenda”.

Quali sono i nodi cruciali fin qui emersi?
“Innanzitutto la famiglia, primo tra quei ‘soggetti vitali’ che compongono la nostra società. La coscienza del suo insostituibile ruolo sociale emerge a livello trasversale in tutte le questioni che andiamo via via affrontando. Tra esse vi sono il lavoro e l’impresa, l’educazione, l’immigrazione, i giovani, la partecipazione alla vita politica”.

Recentemente un seminario ha fatto il punto sulla questione della sanità in Italia; prossimamente un altro parlerà di formazione professionale (Roma, 26 gennaio 2010). Quali altri appuntamenti sono in calendario?
“Ci saranno seminari su questioni particolarmente significative, come l’immigrazione, il lavoro dei magistrati impegnati nelle zone più a rischio mafia, le fragilità, la realtà bancaria, i 150 anni dall’unità d’Italia ecc.”.

Come affronterete l’anniversario dell’unità d’Italia?
“Ci pare un appuntamento importante per diversi motivi: se lo Stato ha appena 150 anni, la nazione ha una storia ben più antica di fondamenti culturali, religiosi, artistici. D’altra parte il prossimo 150° è già stato ricordato dal card. Bagnasco al Consiglio permanente della Cei dello scorso settembre, nonché dalla stessa assemblea dei vescovi, ad Assisi, nel mettere a punto un documento su Chiesa italiana e Mezzogiorno. Tutti sappiamo in mezzo a quali tensioni si è realizzato lo Stato unitario: ora volgiamo ribadire la nostra piena e convinta lealtà, ricordando che l’unità del Paese è un patrimonio oggi fondamentale”.

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