Non siamo stranieri

Fede, storia e cultura della regione di Odessa-Crimea

"Non siamo stranieri su questa terra": ad affermarlo, in un’intervista realizzata da Iryna Ermak e Oleksandr Dobroer per SIR Europa, è mons. Bronislav Bernackij, vescovo della regione di Odessa-Crimea, la diocesi più giovane dell’Ucraina, ma che affonda le proprie radici nella memoria di Clemente I, martire del II secolo. "La leggenda – spiega mons. Bernackij – racconta del soggiorno su questa terra di due dei più grandi sacerdoti romani: Papa Clemente I, le cui reliquie sono venerate anche dagli ortodossi nel monastero di San Clemente a Inkerman e nel monastero di Kievo-Pecherska lavra, e Papa Martino I, martire del VI secolo. Deportati nelle cave della Crimea, essi servirono le comunità cristiane delle chiese non ancora divise". Quando apparve in Crimea la Chiesa romano-cattolica?"Nel XII secolo. Essa ha subito molti cambiamenti fino alla fine del XIX secolo quando, sulla base del concordato tra lo zar della Russia Mykola I e la Santa Sede, fu costituita la diocesi di Tiraspol, con capitale a Saratov. Il territorio ecclesiastico occupava uno spazio immenso, dall’Ucraina meridionale fino agli Urali e comprendeva anche il Caucaso. In quel periodo inoltre la Chiesa Cattolica non aveva gli stessi diritti della Chiesa ortodossa russa. In seguito la diocesi di Tiraspol, pur mantenendo la propria integrità, fu suddivisa in quattro parti amministrative per una maggiore facilità di gestione. Una di queste parti aveva il proprio centro a Odessa". La storia successiva si riferisce proprio a questa città? "A metà del ХІХ secolo, nell’imminenza della guerra con i turchi, Papa Pio ІХ non fu d’accordo nel mantenere il cuore della diocesi a Odessa. I vescovi si trasferirono a Saratov. Dopo la disintegrazione dell’Unione sovietica, la parte ucraina della diocesi di Tiraspol divenne la base per la creazione nel 2002 della nuova diocesi di Odessa-Simferopol sul territorio dell’Ucraina indipendente. La nostra cattedrale dell’Assunzione è la terza chiesa in questo luogo nel quale la Chiesa cattolica si trova concretamente da oltre 200 anni". Un altro importante momento è stato probabilmente la Rivoluzione di ottobre…"No, l’arrivo dei bolscevichi in Crimea. Nel 1918, quando i bolscevichi espulsero i vescovi e il preti da Saratov, qui si trasferì un seminario. Nel 1943, a seguito del decreto di Stalin sulla migrazione della popolazione di nazionalità tedesca, tutti i tedeschi furono deportati negli Urali, la comunità fu sciolta, una chiesa fu chiusa. Anche i polacchi e i rappresentanti di altre nazionalità soffrirono molto. L’unica chiesa parrocchiale – San Pietro – nel corso degli anni fu il centro della Chiesa cattolica romana. Ai tempi dello zar c’erano invece 40mila cattolici polacchi a Odessa, oltre a tedeschi, italiani e francesi; 17mila persone nella parrocchia di San Clemente; 15mila nella cattedrale dell’Assunzione. Non erano certo parrocchie piccole! La Crimea è una piccola Chiesa universale. Dopo la guerra, molti abitanti di Zakarpattya e dell’Ucraina occidentale migrarono in questi territori. Alcuni provenienti dall’ex Crimea vi cercarono rifugio dalle persecuzioni". In Ucraina la Chiesa sta crescendo e ha di fronte nuovi impegni e nuove sfide. Come affrontarli se non ci sono sacerdoti, chiese, risorse finanziarie sufficienti? "Quando sono arrivato in questa diocesi, c’erano soltanto 18 sacerdoti, ora ne abbiamo 50. Solo in questa diocesi ho consacrato 11 sacerdoti e attualmente stanno studiando qui 10 seminaristi. In quasi tutte le città abbiamo già costruito delle chiese. Tuttavia stiamo aspettando, ad esempio, il terreno per la costruzione di una chiesa a Simferopol, dove occorrono più di 10 anni per i permessi. C’è poi il problema irrisolto della restituzione della chiesa a Sebastopoli, edificio per molto tempo occupato da un cinema che finalmente l’anno scorso è stato trasferito. Ora quella nostra vecchia chiesa è vuota. Insieme al nunzio apostolico, l’arcivescovo Ivan Yurkovich, ho celebrato lì la Messa. Poi è arrivata la nuova Commissione e ha dichiarato l’edificio in stato di emergenza e pertanto inagibile. Siamo disposti a restaurarlo ma non ci viene concesso". Quali altre difficoltà prevede? "Un tempo la Chiesa cattolica aveva molti beni a Odessa: gestiva ospizi per anziani, scuole, e così via. Tutti questi edifici sono ora in mano a privati. Ho recentemente incontrato il sindaco Eduard Hurwitz. Mi ha promesso che se troveremo un accordo con la direzione del negozio che ora occupa la maggior parte del nostro antico edificio, il Comune sceglierà per il negozio un altro appartamento o un terreno edificabile. Allora potremmo sviluppare diversi servizi di assistenza. Da anni stiamo cercando di ottenere la restituzione dell’ex seminario, che ha ospitato l’istituto di coordinamento di ricerca scientifica di Odessa (Osric). Ho anche incontrato il Primo ministro dell’Ucraina, Yulia Timoshenko. Tutti fanno promesse, ma nessuno fa niente per restituire quello che è stato sottratto alle Chiese".

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