Mendicanti della verità ” “

Nella festa di san Francesco di Sales

“Non ho mai parlato con Dio né visitato il cielo / eppure so dov’è / come se avessi il biglietto per entrare”.
Versi di una poesia di Emily Dickinson che, scrive Giorgio Torelli, “sarebbero piaciuti” a Indro Montanelli.
Ed è sempre il collaboratore e amico del fondatore e direttore del quotidiano “il Giornale” a ricordare la piccola croce di colore rosso che gli aveva donato al ritorno da Dachau dopo la visita al monastero di clausura accanto all’ex-campo di sterminio nazista.
Qualche volta, la piccola croce, si intravvedeva al collo di Montanelli mentre, con due dita, batteva i tasti della sua Lettera 22.
Un’immagine che apre pensieri sul dialogo tra Dio e i giornalisti alla vigilia della festa di san Francesco di Sales.
Si diranno cose molto importanti e belle, nel corso delle moltissime iniziative che si terranno in questi giorni in ogni angolo d’Italia, si affronteranno i grandi temi dell’etica, della verità, del servizio al bene comune, dell’obiettività.
Non sarebbe però da giornalisti contenere queste riflessioni nella teoria di una lezione cattedratica.
È l’occasione per verificare come i principi e i concetti si possano anche oggi coniugare con i volti, i fatti, i problemi, le sofferenze…
Il giornalista, anch’egli mendicante della verità, vive sulle strade visibili della città e su quelle invisibili delle nuove tecnologie, con la passione per la ricerca e per l’incontro.
Non segue questi sentieri con l’arroganza di chi ritiene di avere certezze su tutto ma li percorre con il desiderio e la competenza di far nascere domande e di indicare le direzioni perché, nella propria coscienza, ognuno possa poi incontrare le risposte più vere.
Lui, il giornalista, avrà la grande e costante preoccupazione di offrire il maggior numero di conoscenze perché chi lo legge, lo ascolta o lo vede possa farsi un parere personale il più oggettivo possibile.
È l’inquietudine, allora, la caratteristica fondamentale di questa professione. Non disorientamento o spaesamento ma voglia di cercare, di approfondire, di capire, di farsi capire.
Come sembra di poter affermare anche nell’esperienza del laico Montanelli, é Agostino a indicare la via. San Francesco di Sales, che l’ha percorsa con gli strumenti e i linguaggi del suo tempo, la indica per l’oggi come strada maestra per una informazione efficace e rispettosa, fatta di fermezza e di pacatezza.
Non certo di debolezza e ancor meno di pusillanimità.
I maestri del giornalismo, anche se in modi assai diversi, hanno insegnato e insegnano che informare è molto di più che dare informazioni: informare implica un coinvolgimento della mente, del cuore e dell’anima mentre si raccontano persone, fatti e problemi.
“Credo che per fare del buon giornalismo – scrive ad esempio Ryszard Kapuściński – si debba anzitutto essere degli uomini buoni. I cattivi non possono essere buoni giornalisti”.
San Francesco di Sales certamente conviene con queste parole, le ha vissute per primo.
Ma non è questo un sentiero utopico, fuori dalla storia, a fronte di nuovi modelli di informazione e di profondi cambiamenti indotti dalle nuove e potenti tecnologie?
Non spetta solo ai giornalisti rispondere: la questione non riguarda solo chi parla o scrive. Interroga anche chi legge, ascolta, vede.

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