Un Paese sconvolto

La solidarietà dei cattolici, subito attivi per i soccorsi

Morte e distruzione ad Haiti, il Paese più povero delle Americhe, dove il 12 gennaio la terra ha tremato 4 volte, con un terremoto del 7° grado della scala Richter che ha colpito la zona meridionale della capitale Port-au-Prince. Sbriciolati migliaia di edifici, il palazzo presidenziale, quello dell’Onu, alcuni ospedali, danneggiata la cattedrale. Le stime parlano di 50.000-100.000 morti e 3 milioni di persone coinvolte. Tra le vittime del terremoto anche mons. Joseph Serge Miot, arcivescovo metropolita di Port-au-Prince (Haiti), un salesiano e altri sacerdoti e religiosi risultano dispersi. Benedetto XVI, al termine dell’udienza generale del 13 gennaio, ha lanciato un appello alla “solidarietà” e al “sostegno” della comunità internazionale in favore della “drammatica situazione in cui si trova Haiti”. Il Papa ha assicurato che la Chiesa cattolica “non mancherà di attivarsi immediatamente tramite le sue Istituzioni caritative per venire incontro ai bisogni più immediati della popolazione”.
Il Pontificio Consiglio Cor Unum, in diretto contatto con Catholic Relief Services (Crs), la Caritas nazionale degli Stati Uniti, ha chiesto all’organismo di coordinare gli sforzi di assistenza delle agenzie umanitarie cattoliche ad Haiti. Crs ha già più di 300 operatori presenti da tempo ad Haiti, oltre ad esperienza, capacità e risorse. Ha già messo a disposizione 5 milioni di dollari.

Cei: due milioni di euro e colletta il 24 gennaio. “L’immane tragedia che in queste ore ha colpito la popolazione di Haiti – scrive la Cei in una nota – provocando decine di migliaia di morti chiama tutti alla solidarietà per venire incontro ai bisogni più immediati”. La presidenza della Cei, per far fronte alle prime emergenze, ha già stanziato 2 milioni di euro dai fondi derivanti dall’otto per mille. La Conferenza episcopale italiana, raccogliendo l’invito del Santo Padre, terrà domenica 24 gennaio in tutte le chiese d’Italia una raccolta straordinaria. Le offerte dovranno essere inviate a Caritas italiana (con c/c postale n. 347013 specificando nella causale: “Emergenza terremoto Haiti” o tramite altri canali, vedi: www.caritasitaliana.it).

Tra i più poveri del mondo. Ad Haiti vivono circa 9 milioni di abitanti (oltre la metà guadagna meno di 1 dollaro al giorno), di cui 2,3 milioni nella capitale. Nonostante le esportazioni di zucchero, caffè, banane e mango, è uno dei Paesi più poveri e arretrati del mondo. La disoccupazione colpisce oltre il 60% della popolazione. È spesso al centro del passaggio di uragani che provocano centinaia o migliaia di morti.

Caritas invia team esperti. Una squadra di soccorso con una decina di esperti di Caritas internationalis è partita verso Haiti per sostenere gli operatori di Caritas Haiti ed alcuni operatori di Caritas europee e statunitensi già presenti in loco. Il team di esperti è guidato dal direttore umanitario di Caritas internationalis, Alistair Dutton: “Tra le nostre priorità ci sarà la stima dei danni e delle nostre capacità in loco per fornire aiuti ai sopravvissuti. Caritas Haiti sa come rispondere alle catastrofi umanitarie a causa dei frequenti uragani”. Nonostante le difficoltà nelle comunicazioni Dutton conferma “un quadro di disperate necessità. I conflitti, le recenti calamità naturali e la povertà hanno lasciato gli haitiani con infrastrutture deboli. Lavorare in questa situazione sarà difficile”.

“Un’enorme catastrofe”: così Caritas italiana descrive il violentissimo sisma che ha colpito Haiti, lanciando un appello alla solidarietà e mettendo a disposizione 100 mila euro per i bisogni immediati. Alcuni centri Caritas, tra cui la sede del Catholic relief services e un centro per ragazzi di strada, risultano lesionati. “Temiamo che le conseguenze del terremoto siano impressionanti, con grandi difficoltà per organizzare i soccorsi. Potrebbero essere state colpite anche realtà che normalmente portano aiuti”, racconta al SIR Paolo Beccegato, responsabile dell’area internazionale di Caritas italiana, che è stato ad Haiti un anno fa. “Ci sono sicuramente molte vittime anche tra i cattolici – dice -. Se ben ricordo, le abitazioni non erano costruite con accorgimenti antisismici, perché la zona dei Caraibi non era mai stata colpita da terremoti così forti. Haiti è un Paese di una povertà impressionante: i telefoni funzionavano già male, le strade erano già impraticabili. Sarà molto difficile organizzare gli aiuti”. Il Paese è diviso in due arcidiocesi, Cap-Haitien e Port-au-Prince, e otto diocesi. Sembra che le diocesi a nord e a sud del Paese non siano state colpite in modo grave e possono accogliere gli sfollati, oltre che fare da base per lo stoccaggio degli aiuti. Anche le strutture Caritas nella confinante Repubblica Dominicana possono essere messe a disposizione.

Ospedali distrutti. “Abbiamo urgente bisogno di aiuto. I nostri due ospedali sono stati distrutti dal terremoto”: è l’appello da Port-au-Prince di padre Rick Frechette, missionario americano passionista, molto conosciuto negli Stati Uniti per il suo impegno umanitario a fianco dei minori poveri e abbandonati di Haiti. Padre Frechette ha costruito gli ospedali grazie al coinvolgimento della Fondazione Francesca Rava, un’organizzazione non governativa italiana. Padre Rick è conosciuto come il “missionario maratoneta” per la sua passione per la maratona. Lavora come chirurgo in un ospedale pediatrico di Port-au-Prince. Nella capitale anche le equipe di Medici senza frontiere hanno constatato danni significativi alle proprie strutture mediche, dove pazienti e operatori sanitari sono rimasti feriti e dove stanno giungendo i feriti. Anche i medici dell’Ordine di Malta hanno inviato una equipe sanitaria.

Le organizzazioni umanitarie. Tra le organizzazioni umanitarie presenti sul posto vi è l’Avsi, ong cattolica che lavora ad Haiti da 10 anni. Fiammetta Cappellini, rappresentante dell’Avsi a Port-au-prince, sta comunicando via chat con diverse testate italiane per descrivere la situazione, raccontando “scene di devastazione terribili” e ribadendo l’impegno dell’associazione. Fortemente impegnato con i bambini è l’Unicef, che ha stanziato 300.000 euro e sta distribuendo kit di beni di prima necessità. Anche molte associazioni del Cipsi sono presenti da 10 anni nel Paese ed hanno aperto una raccolta fondi.

Dal mondo ecumenico. Cordoglio e solidarietà alla popolazione di Haiti sono stati espressi anche dal Consiglio mondiale delle Chiese. Il segretario generale Olav Fykse Tveit si è appellato alle 349 Chiese affinché si mobilitino in tutti il mondo per dare “un sostegno immediato alle iniziative di aiuto”. Attivata immediatamente l’Act (Action by Churches together), organismo internazionale che opera a sostegno delle popolazioni colpite da emergenze, che da Ginevra sta coordinando gli aiuti.

Appello alla comunità internazionale. Un invito alla comunità internazionale “a sostenere gli aiuti d’emergenza” per la popolazione di Haiti colpita dal devastante terremoto, aiutandola anche a risollevarsi dalla cronica situazione di miseria: lo rivolge il card. Oscar Rodriguez Maradiaga, presidente di Caritas internationalis e arcivescovo di Tegugicalpa, in Honduras, ricordando che Haiti “è un Paese molto povero ed ha bisogno della nostra assistenza”. “Da tempo sappiamo che la mancanza di sviluppo, la miseria, le infrastrutture decadenti – afferma -, hanno reso Haiti vulnerabile ai disastri. Ci troviamo ora di fronte ad una situazione di emergenza e dobbiamo reagire rapidamente per salvare vite umane”. “Una delle nazioni più povere nel mondo sarà al centro dell’attenzione dei media e degli operatori umanitari – prosegue il card. Maradiaga -. Questo può portare a soluzioni durature e ad un impegno maggiore per alleviare la miseria degli haitiani e la carenza di infrastrutture di questa nazione assediata”.

I primi aiuti. La Caritas sta già fornendo gli aiuti di prima emergenza, come tende e coperte, portando i feriti nelle cliniche e negli ospedali. “È il peggior disastro mai capitato – dice Joseph Jonidès Villarson, responsabile delle emergenze di Caritas Haiti -. I corpi sono ovunque per le strade della capitale. Tante persone sono ancora sotto le macerie. Gli ospedali sono affollatissimi di morti e feriti. C’è una grande rischio di diffusione di malattie”. “Le strade e i luoghi pubblici – aggiunge – sono pieni di persone che non sanno dove andare. Se la situazione non cambia abbiamo paura della violenza, visto che i saccheggi sono già iniziati e c’è una scarsa presenza delle forze di polizia”. Il vescovo mons. Pierre André Dumas, presidente di Caritas Haiti, ha già lanciato alla radio un invito alla calma e alla solidarietà. Servono “tende per i rifugi temporanei, coperte, vestiti, acqua potabile, cibo, sostegno psicologico, materiali di primo soccorso, medicine, torce e batterie”, precisa Villarson. Caritas Haiti e le altre Caritas che operano nel Paese dispongono di capannoni, 200 centri medici, e di una forte rete di comunità e volontari solitamente coinvolti negli aiuti. Il Catholic relief service (la Caritas statunitense), sta mettendo a disposizione kit da cucina e per l’igiene, disinfettanti e materassi per mille famiglie. Si attende anche l’arrivo di cisterne per l’acqua potabile in grado di far fronte ai bisogni di duemila famiglie.

La solidarietà delle diocesi. Da moltissime diocesi italiane è partita una catena di solidarietà per le popolazioni colpite dal terremoto ad Haiti. Significativa la partecipazione dei terremotati aquilani, “che pur tra le difficoltà legate al sisma – spiega al SIR don Claudio Tracanna, direttore dell’ufficio diocesano comunicazioni sociali -, offriranno la loro concreta solidarietà accogliendo l’appello che l’arcivescovo ha rivolto a tutta la comunità diocesana appena appresa la notizia della terrificante situazione”. Tra le tante iniziative, il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, ha avviato con il Comune di Milano una raccolta fondi comune. L’arcidiocesi di Trento ha affidato la raccolta alla Caritas locale invitando a “pregare per tutti coloro che sono stati colpiti da questo dramma”. Nell’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, mons. Salvatore Nunnari, ha disposto che sabato e domenica prossima tutte le comunità parrocchiali si uniscano in preghiera e le offerte vengano devolute ai terremotati. Stesso gesto sarà compiuto nell’arcidiocesi di Torino, dove il cardinale Severino Poletto ha invitato i torinesi ad una colletta straordinaria, confidando nella “sensibilità” dei fedeli. Mons. Poletto ha espresso “particolare vicinanza” ai padri camilliani che hanno un ospedale pediatrico e diversi ambulatori a Port-au-Prince: cinque studenti di teologia ed altri seminaristi hanno perso la vita sotto le macerie. A loro “sarà devoluta parte della colletta”, ha precisato. A Cesena il vescovo Antonio Lanfranchi, assieme alla Caritas diocesana, “partecipa con profonda costernazione al dolore e alla sofferenza della Chiesa e dell’intera popolazione di Haiti”. La Caritas di Cesena-Sarsina ha messo a disposizione 10.000 euro per i bisogni immediati ed è stata avviata una raccolta fondi. Collette straordinarie sono state immediatamente lanciate anche da Caritas Roma e Caritas Catania.

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