Il volto dell’altro

La Chiesa e gli immigrati: "no" alla violenza, "sì" all'accoglienza nella legalità

“Un immigrato è un essere umano, differente per provenienza, cultura, e tradizioni, ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri, in particolare, nell’ambito del lavoro, dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nell’ambito delle condizioni concrete di vita”. Sono le parole di Benedetto XVI all’Angelus di domenica 10 gennaio, in riferimento a quanto stava avvenendo a Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro, in Calabria, dove, la settimana scorsa, alcune centinaia di lavoratori extracomunitari, impegnati in agricoltura e accampati in condizioni inumane in una vecchia fabbrica in disuso e in un’altra struttura abbandonata, hanno scatenato una guerriglia urbana, per protesta per il ferimento di due extracomunitari con un’arma ad aria compressa e pallini da caccia. La violenza, ha ammonito il Santo Padre all’Angelus, “non deve essere mai per nessuno la via per risolvere le difficoltà. Il problema è anzitutto umano! Invito, a guardare il volto dell’altro e a scoprire che egli ha un’anima, una storia e una vita: è una persona e Dio lo ama come ama me”. Un invito raccolto da sempre dalla Chiesa calabra, nel suo impegno per gli ultimi.Nostri fratelli. “Ritengo sia mio grato dovere, di vescovo, dire un grazie al Signore per il comportamento della Chiesa di Oppido-Palmi non solo in questi giorni, ma per tutti i lunghi anni in cui è nato e cresciuto il fenomeno degli immigrati in diocesi, specie a Rosarno… La misericordia di Dio praticata dal nostro clero e dai nostri laici mi è stata di grande conforto nelle recenti tristi giornate”. E’ quanto ha scritto mons. Luciano Bux, vescovo di Oppido-Palmi, in un messaggio da leggere nelle messe di domenica prossima e prefestive di sabato”, dopo i fatti di Rosarno. “Abbiamo accolto gli immigrati – si legge nel messaggio – non solo come persone umane, ma come nostri fratelli, a cominciare dai fedeli di Rosarno guidati dai sacerdoti operanti nelle tre parrocchie insieme ai diaconi e alle suore, fino a comunità e gruppi operanti in tante altre località della diocesi”. Il vescovo si è rivolto anche ai fedeli: “Ogni volta che vedete un essere umano che è nel bisogno, non state solo a guardare e a parlare, ma rimboccatevi le maniche e datevi da fare come potete per alleviare le loro sofferenze”. Mons. Bux, il 13 gennaio, ha incontrato i cinque detenuti stranieri arrestati dopo gli episodi avvenuti nei giorni scorsi a Rosarno. Per loro i giuristi cattolici della diocesi hanno messo a disposizione cinque avvocati del Foro di Palmi che si sono dichiarati disponibili ad assisterli durante tutto il corso dell’iter giudiziario a titolo assolutamente gratuito.Chiesa sensibile e presente. “L’aspetto politico sociale e morale” sulla vicenda di Rosarno “mi pare sia fondamentale per individuare le responsabilità di tutti su un fenomeno che da anni ha sempre evidenziato l’emergenza di un ‘popolo’ sfruttato in un contesto di illegalità ed in uno stato di degrado tangibile a chiunque”. E’ quanto ha affermato don Silvio Mesiti, cappellano del carcere di Palmi e assistente dell’Unione giuristi cattolici della diocesi di Oppido-Palmi, sottolineando che la Chiesa diocesana è stata “sempre sensibile e presente su queste problematiche non solo nella gestione dell’emergenza ma anche con interventi diretti di mons. Bux presso le autorità competenti, invitandole ad intervenire per eliminare quelle situazioni, ottenendo anche se parzialmente, alcuni rimedi e dando direttive a tutte le forze del volontariato del territorio”. Il sacerdote ha sottolineato l’impegno a Rosarno di centinaia di volontari, guidati dai loro parroci don Giuseppe Varrà e don Carmelo Ascone, nelle due mense per questi immigrati. La forza della denuncia. “Da anni la Chiesa di Oppido Mamertina-Palmi – ha affermato mons. Santo Marcianò, arcivescovo di Rossano-Cariati -, impegnata con coraggio nella testimonianza e nell’annuncio evangelico all’interno di un difficile contesto sociale, ha ripetutamente denunciato l’insostenibile condizione di tanti fratelli immigrati, sfruttati e mortificati nella loro dignità di persone umane”. “Noi come Chiesa facciamo molto – prosegue mons. Mondello – ma non possiamo risolvere tutti i problemi di competenza delle altre istituzioni”. Lo ha detto mons. Vittorio Mondello, presidente della Conferenza episcopale calabra. Quello che è avvenuto è stata, per Filippo Curatola, direttore de “L’Avvenire di Calabria” (diocesi di Reggio Calabria-Bova e Locri-Gerace), “una pagina fin troppo amara”, benché ci siano stati nel tempo “l’impegno semplicemente straordinario con cui da più di vent’anni le Caritas parrocchiali di Rosarno aiutano gli immigrati”, “la singolare vicenda di Norina Ventre, la cosiddetta Mamma Africa”, “le piccole storie delle tante famiglie che quotidianamente cucinavano a casa propria per sé e per qualcuno degli immigrati” e “il gruppo di volontari che alle quattro del mattino si recava nelle baraccopoli per portare a quei fratelli immigrati un tè caldo e una colazione”.

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