Non più scontri!

Forte appello per la Terra Santa dei vescovi Usa ed Ue

Si è chiusa il 14 gennaio, a Gerusalemme, la X visita del Coordinamento dei vescovi Usa e Ue a sostegno della Terra Santa. Nel corso di una conferenza stampa, nella sede del patriarcato latino, è stata presentata la dichiarazione finale che prende spunto dalle ultime parole di Benedetto XVI, pronunciate il 15 maggio 2009 a Tel Aviv, prima del suo rientro in Italia dopo il viaggio in Giordania, Israele e Territori palestinesi. “Non più spargimento di sangue! Non più scontri! Non più terrorismo! Non più guerra!”.

Il coraggio delle scelte. Nella dichiarazione i presuli ricordano che la soluzione di due Stati auspicata dal Pontefice “non sembra essere vicina. Molti esprimono un desiderio di pace, ma ciò di cui c’è bisogno è un impegno per la giustizia che assicura la pace. Le soluzioni sono ben note al leader, ma c’è bisogno di coraggio e volontà politica”. Tra le minacce a questa soluzione che, come ricordava il Papa, prevede “il diritto di Israele di esistere e di godere pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti e quello del popolo palestinese a una patria indipendente sovrana, a vivere con dignità e a viaggiare liberamente” sono “la violenza, le demolizioni delle abitazioni, i problemi legati ai visti, l’espropriazione delle terre ed altre politiche”. Il documento rimarca anche “la mancanza di contatto umano tra israeliani e palestinesi che mette a repentaglio la fiducia ed il dialogo”. I presuli incoraggiano anche “la piena applicazione dell’Accordo Fondamentale e facilitazioni nel rilascio dei visti agli operatori pastorali per rendere la Chiesa capace di compiere la sua missione”. Una situazione deteriorata “non è buona sia per gli israeliani che per i palestinesi, così come per la regione ed il mondo” sottolinea il Coordinamento che ribadisce l’impegno “a far conoscere ai cattolici sparsi nel mondo ciò che accade qui”.

Per la Chiesa Madre. “Facciamo appello ai fedeli di tutte le nazioni perché preghino per la Chiesa Madre e per una giusta pace, perché siano informati su questa situazione e perché vengano in pellegrinaggio e testimoniare la vibrante fede delle pietre vive della chiesa locale. Vi esortiamo a sostenere quelli che nella loro funzione pubblica assumono iniziative coraggiose per la giusta risoluzione del conflitto”. Nell’attuale situazione – concludono i vescovi di Usa e Ue – è difficile sostenere la speranza ma come cristiani siamo tutti nati a Betlemme e tutti siamo morti e risorti e Gerusalemme. Nonostante le ferite di questa terra l’amore e la speranza sono vive. La pace con la giustizia sono a portata di mano ma i leader politici e tutta le persone di buona volontà hanno bisogno di coraggio per raggiungerle”.

Del Coordinamento quest’anno, per la prima volta, ha fatto parte anche il segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), padre Duarte Da Cunha. “Il testo – spiega a SIR Europa – raccoglie le preoccupazioni delle chiese americane ed europee qui rappresentate circa la situazione che si vive sul territorio, segnato da un muro che ha devastato non solo il tessuto urbano di Gerusalemme, ma anche quello sociale ed umano, dividendo le famiglie, allontanando il lavoro, le cure e così via. La Chiesa locale soffre tutto ciò soprattutto perché vede molti suoi figli lasciare questa terra che rischia di diventare un museo mentre quelli che restano permangono senza prospettive stabili ed futuro sicuro”. Ecco allora che occasioni come queste del Coordinamento sono necessarie per raccontare ciò che veramente accade in Terra Santa. “Ho visto il muro ma anche una comunità locale viva, partecipativa, commovente se si pensa in che situazione si trova ad esprimere la propria fede. Ed è quanto mai utile anche per i nostri fedeli pensare, nel corso dei pellegrinaggi, ad incontri e scambi, con queste comunità, spirituali e di solidarietà”.

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