Una luce in Europa

Aperto il 31 dicembre l'Anno santo compostelano

Con l’apertura della Porta santa nella cattedrale di Santiago de Compostela, in Spagna, ha preso il via, il 31 dicembre, l’Anno santo compostelano, che ha per motto “Pellegrinando verso la luce”. Per l’occasione fedeli di tutta Europa e degli altri continenti si recheranno sulla tomba dell’apostolo san Giacomo il Maggiore. Durante il solenne rito l’arcivescovo di Santiago de Compostela, mons. Julián Barrio Barrio, ha aperto la Porta santa, battendo tre colpi contro il muro di pietra, poi ha varcato per primo la Porta, detta anche “Porta del Perdono”, e presieduto la celebrazione eucaristica. “È urgente – ha detto durante l’omelia mons. Barrio – illuminare con la luce della fede le questioni che concernono il presente e il futuro della società, vigilare di fronte agli idoli che ci portano allo scoraggiamento e alla morte, manifestare un amore operoso e concreto con ciascun essere umano, e fortificare la speranza cristiana che di giorno in giorno aiuta a superare la preoccupazione angosciosa per il presente, e lo scetticismo che rende difficile l’esercizio della carità”. In mezzo al processo di scristianizzazione, l’Anno santo “è un faro di luce e fonte di grazia per l’uomo di oggi immerso in una profonda crisi morale, culturale e sociale”. L’Anno santo 2010 è il 119° di una storia iniziata nel 1120 con Papa Callisto II, che concesse all’arcidiocesi spagnola il privilegio di poter convocare un Anno santo ogniqualvolta la festa di san Giacomo, il 25 luglio, fosse caduta di domenica.Un’opportunità. In occasione della “grande perdonanza”, Benedetto XVI ha inviato all’arcivescovo di Santiago de Compostela un messaggio che è stato letto, durante l’apertura dell’Anno Santo, dal nunzio apostolico in Spagna, mons. Renzo Fratini. Per il Papa l’Anno santo compostelano è “un’opportunità particolare affinché i credenti riflettano sulla loro genuina vocazione alla santità di vita, s’impregnino della Parola di Dio, che illumina e interpella, e riconoscano Cristo, che va loro incontro, li accompagna nelle vicissitudini del loro camminare per il mondo e si dona a loro personalmente, soprattutto nell’Eucaristia”. Santiago de Compostela, ha ricordato il Pontefice, “si distingue da tempi lontani per essere meta eminente di pellegrini, i cui passi hanno segnato un Cammino che porta il nome dell’apostolo, al cui sepolcro si recano persone provenienti specialmente dalle più diverse regioni d’Europa per rinnovare e rafforzare la loro fede. Un Cammino disseminato di tante dimostrazioni di fervore, penitenza, ospitalità, arte e cultura, che ci parla eloquentemente delle radici spirituali del Vecchio Continente”. Nel Cammino, ha osservato il Santo Padre, “si contemplano nuovi orizzonti che fanno riflettere sulla ristrettezza della propria esistenza e sull’immensità che l’essere umano ha dentro e fuori di sé, preparandolo ad andare in cerca di ciò a cui realmente il suo cuore anela. Aperto alla sorpresa e alla trascendenza, il pellegrino si lascia istruire dalla Parola di Dio, e in tal modo purifica la propria fede da adesioni e timori infondati”.Diventare testimoni. Benedetto XVI chiede anche “al Signore di accompagnare i pellegrini, di farsi conoscere e di entrare nei loro cuori, ‘affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza’. Questa è la vera meta, la grazia, che il mero percorso materiale del Cammino non può far raggiungere da solo, e che porta il pellegrino a divenire un testimone dinanzi agli altri del fatto che Cristo vive ed è la nostra speranza eterna di salvezza”. In questo Anno santo, in sintonia con l’Anno sacerdotale, ha sottolineato il Papa, “un ruolo decisivo spetta ai presbiteri, il cui spirito di accoglienza e di dedizione ai fedeli e ai pellegrini deve essere particolarmente generoso. A loro volta pellegrini, sono chiamati a servire i propri fratelli offrendo loro la vita di Dio, come uomini della Parola divina e del sacro”. Di qui l’incoraggiamento ai sacerdoti dell’arcidiocesi di Santiago de Compostela, come pure quanti si uniscono ad essi durante questo Giubileo e a quelli delle diocesi per le quali passa il Cammino, “a prodigarsi nell’amministrazione dei sacramenti della penitenza e dell’Eucaristia, poiché gli aspetti più ricercati, più preziosi e caratteristici dell’Anno santo sono il perdono e l’incontro con Cristo vivo”. Infine, il Pontefice ha espresso la sua “speciale vicinanza ai pellegrini che giungono e continueranno a giungere a Santiago”. “Li invito a fare incetta delle suggestive esperienze di fede, di carità e di fraternità che incontreranno nel loro percorso – ha sostenuto -, a vivere il Cammino soprattutto interiormente, lasciandosi interpellare dalla chiamata che il Signore fa a ognuno di essi. Così potranno dire con gioia e fermezza nel Portico della Gloria: ‘Credo'”. “Chiedo loro anche di non dimenticare nella loro preghiera cadenzata quanti non hanno potuto accompagnarli, le loro famiglie e amici, i malati e i bisognosi, gli emigranti, le persone fragili nella fede e il popolo di Dio con i suoi pastori”, ha concluso.

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