L’attesa della Chiesa

Benedetto XVI al nuovo ambasciatore presso la Santa Sede

“La Chiesa cattolica in Turchia attende il riconoscimento della personalità giuridica. Questo le darebbe modo di godere di una piena libertà religiosa e di dare un ancor più grande contributo alla società”. A ricordarlo è stato Benedetto XVI che il 7 gennaio ha ricevuto Kenan Gürsoy, ambasciatore di Turchia, per la presentazione delle Lettere credenziali. Il nuovo rappresentante diplomatico, 60 anni, è un docente di filosofia, autore di numerosi articoli e opere non solo di filosofia ma anche di etica e dialogo interreligioso e tra le culture. Nel 2010 ricorre anche il 50° anniversario dell’istituzione delle relazioni diplomatiche tra Turchia e Santa Sede, “un frutto del pontificato di Giovanni XXIII” che in Turchia ricoprì il ruolo di delegato apostolico a Istanbul.

Un Paese “ponte”. “I cattolici in Turchia apprezzano la libertà di culto garantita dalla Costituzione e sono lieti di poter contribuire al benessere dei loro concittadini, specialmente attraverso il coinvolgimento in attività caritative e di cura” ha detto il Pontefice che ha ricordato l’impegno di due ospedali di Istanbul, “La Paix” e il “Saint Georges”, augurandosi che il Governo turco continui a sostenerli. Benedetto XVI ha poi voluto esprimere “apprezzamento per le numerose iniziative” per la pace e la stabilità nella regione mediorientale intraprese dalla Turchia, Paese “ponte” tra l’Islam e l’Occidente. “Come la storia spesso ha mostrato – ha detto il Papa – le dispute territoriali ed etniche possono essere risolte quando le legittime aspirazioni di ogni parte sono prese in giusta considerazione, le passate ingiustizie riconosciute e, quando possibile, riparate”. Nel discorso del Pontefice non è mancato un ricordo della sua visita in Turchia nel 2006 con un rinnovato ringraziamento per la “calda accoglienza” ricevuta e l’espressione di “stima” verso i musulmani. “La Chiesa cattolica – ha affermato – ribadisce l’impegno a portare avanti il dialogo interreligioso in uno spirito di mutuo rispetto ed amicizia”.

Soddisfazione e speranza. “Soddisfazione e speranza” sono state espresse dalla Chiesa cattolica turca per la nomina di Kenan Gürsoy: “Conosciamo bene il nuovo ambasciatore, la sua grande apertura al dialogo e le sue capacità intellettuali” ha dichiarato a SIR Europa il presidente della Conferenza episcopale turca (Cet), mons. Luigi Padovese che non ha mancato di sottolineare “la novità importante” legata al fatto che “è la prima volta, che per questo incarico, viene scelto un intellettuale, un docente universitario e non un diplomatico di carriera. Mi sembra sintomatico di una volontà di cambiamento”. Commentando il discorso di Benedetto XVI al nuovo ambasciatore, mons. Padovese ha sottolineato come siano stati toccati “dei punti abbastanza caldi” come “il riconoscimento giuridico della Chiesa cattolica che, tra l’altro, non è riconosciuta come minoranza. E’ bene che il Papa abbia richiamato questa necessità che vuol dire riconoscere non solo la libertà di culto ma una piena libertà religiosa. Poter intrattenere contatti con le autorità, trovare formule per aprire un seminario, tutte queste cose meritano di essere riconsiderate. Urge superare il concetto di minoranza puntando sulla parità di diritti di ogni cittadino turco a prescindere dalla propria fede”. L’auspicio di mons. Padovese è che dalla nomina di Gürsoy, possano venire novità anche dal fronte della chiesa di san Paolo a Tarso, di cui, da tempo, si attende la restituzione al culto. “La volontà seria del nuovo ambasciatore di Turchia presso la Santa Sede – spiega il presidente dei vescovi turchi – è di arrivare ad una soluzione positiva della vicenda”. Intanto una prima novità di questo 2010 è quella che, secondo mons. Padovese, “al momento presente, e ciò accade dalla scorsa settimana, la chiesa di san Paolo a Tarso non è più gestita dal museo. Aspettiamo di sapere, adesso, a chi verrà affidata la sua gestione e quella del flusso dei gruppi e dei pellegrini che vi giungono per le celebrazioni”.

Bastione contro il fondamentalismo. Sul discorso di Benedetto XVI si è soffermato anche il nunzio apostolico in Turchia, mons. Antonio Lucibello: “la Turchia deve assumere oggi il ruolo che ha avuto durante la guerra fredda quando rappresentò un bastione contro il comunismo. Oggi è chiamata ad esserlo contro il fondamentalismo e l’integralismo islamico”. Il Papa ha parlato della Turchia come di “Paese ponte tra Occidente ed Islam” ribadendo l’impegno della Chiesa nel dialogo interreligioso “in uno spirito di mutuo rispetto ed amicizia”. “La Turchia – ha affermato a SIR Europa il nunzio – è un grande Paese con una grande vocazione di ponte. Durante la guerra fredda fu un alleato dell’Occidente contro il comunismo, oggi contro il fondamentalismo adesso. Una nazione strategica che può giocare un ruolo importante nella stabilizzazione della regione mediorientale”. Parlando poi del nuovo ambasciatore turco, mons. Lucibello si è detto soddisfatto della scelta: “una figura qualificata, un intellettuale di grande spessore, conoscitore di molti autori e pensatori cristiani e cattolici. Farà sicuramente un buon lavoro. Speriamo che con lui si possa lavorare per dare dignità ‘di chiesa’ alla chiesa di san Paolo a Tarso. Ci sono piccoli passi avanti ma ci vuole tempo”.

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