Segni di una presenza

Dio anche oggi nella storia dell'uomo

Confessiamolo: chi non ha guardato almeno un oroscopo dell’anno che si è appena aperto, magari dicendo di non credere alle previsioni che andava leggendo; anzi, forse dicendo proprio che sono tutte stupidaggini, e che era solo la curiosità di cogliere grossolani errori che lo spingeva a sbirciare il proprio segno zodiacale. In qualche modo siamo tutti esposti al desiderio, umano, di conoscere in anticipo se non proprio ciò che ci accadrà, almeno in quale direzione si articolerà il nostro cammino prossimo.
In questa seconda domenica dopo Natale papa Benedetto ci ricorda che "la nostra speranza è in Dio, non nel senso di una generica religiosità, o di un fatalismo ammantato di fede". La "grande speranza" che "anima e talvolta corregge le nostre speranze umane" è proprio nel confidare nel "Dio che in Gesù Cristo ha rivelato in modo compiuto e definitivo la sua volontà di stare con l’uomo, di condividere la sua storia, per guidarci tutti al suo regno di amore e di vita". Afferma, dunque, il Papa che la nostra speranza, la speranza cristiana "non fa conto su improbabili pronostici e nemmeno sulle previsioni economiche, pur importanti". Certo non mancano i problemi "nella Chiesa e nel mondo, come pure nella vita quotidiana delle famiglie", ma è proprio quella speranza che ha solide basi e non effimeri calcoli a guidare – o almeno dovrebbe – la nostra esistenza.
Soffermiamoci per un momento sulle tre letture del giorno – il Siracide, la Lettera agli Efesini e il Vangelo di Giovanni – e con Benedetto XVI fermiamo lo sguardo sul mistero dell’Incarnazione. Dio non è soltanto il creatore dell’universo – "aspetto comune anche ad altre religioni", ricorda il Papa – ma "è Padre"; e come ricorda Paolo ci ha scelti prima della creazione predestinandoci ad essere suoi figli adottivi, ed è per questo che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.
Nella tradizione ebraica – anche se il testo del Siracide venne escluso dal canone ebraico dei libri sacri e, dunque, non più letto nelle Sinagoghe – la sapienza riceve dal creatore il comando di piantare la tenda: "Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele". Come leggere queste parole se non nel senso di un Dio che si è fatto uomo, testimonianza vivente "scritta nel cuore di un uomo in cui, per l’azione dello Spirito Santo – afferma papa Benedetto – è presente corporalmente tutta la pienezza della divinità". Sempre nella tradizione che si richiama ai libri di Mosè, il nostro Pentateuco, la sapienza è paragonata ad acqua che sgorga dalla roccia, dalla terra; una parola che sale e che tocca l’esperienza umana facendo cogliere la radice della sua stessa esistenza e del suo essere pellegrino su questa terra. Quel porre la tenda, poi, non è solo tra gli uomini, ma negli uomini, nella debolezza, nella fragilità, nella mortalità della nostra carne. Per questo, si è manifestato nella creatura più fragile e più indifesa, un bambino, che chiede attenzione, tenerezza; che chiede soprattutto di essere accolto, amato.
Paolo nella sua Lettera agli Efesini chiede che Dio doni uno "spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui". Chiede, cioè, che ci sia chi possa aiutarci a comprendere e ad ascoltare ciò che ci viene rivelato; come dire, uno spirito di sapienza che ci permetta di discernere i segni dei Dio nelle pieghe della storia e della vita. La Parola di Dio è sempre una luce che rischiara le tenebre, magari una piccola luce che facciamo fatica a cogliere e che ci offre uno sguardo diverso su noi, il nostro prossimo, sulla realtà che ci circonda. Come i magi che guidati dalla cometa raggiungono Betlemme dall’Oriente, così anche l’uomo di oggi ha bisogno di una guida per trovare quella luce, per cogliere i segni dei tempi in un tempo in cui i segni sono troppi e confusi.
Ricorda il Papa che è proprio quella sapienza, la sapienza di Dio, che dà senso alla storia, "vera ragione di speranza dell’umanità". Per questo afferma Benedetto XVI non abbiamo bisogno di improbabili pronostici e previsioni economiche: "Anche il 2010 sarà più o meno buono nella misura in cui ciascuno, secondo le proprie responsabilità, saprà collaborare con la grazia di Dio".
Il disegno divino è progetto d’amore, ricorda ancora il Papa; "non si compie automaticamente" perché l’amore "genera libertà e chiede libertà. Il Regno di Dio viene certamente, anzi, è già presente nella storia e, grazie alla venuta di Cristo, ha già vinto la forza negativa del maligno. Ma ogni uomo e donna è responsabile di accoglierlo nella propria vita, giorno per giorno".
E, allora, se è vero che i problemi non mancano, dobbiamo anche essere capaci di cogliere i segni di una presenza di Dio nella nostra storia. Ci parla in tanti modi anche attraverso quel bambino nella mangiatoia che ancora in questi giorni guardiamo nella rappresentazione del presepio. Ma forse non abbiamo preso in considerazione il fatto che si è fatto uomo attraverso questa povera fanciulla di Nazareth, ma "ha preso carne da lei non senza il suo consenso". Ricorda il Papa: "Ogni volta che il Signore vuole fare un passo avanti, insieme con noi, verso la terra promessa, bussa prima al nostro cuore, attende, per così dire, il nostro sì, nelle piccole come nelle grandi scelte". Non può che essere Maria, allora, testimone e guida per l’uomo che deve saper "accogliere sempre la volontà di Dio, con umiltà e coraggio, perché anche le prove e le sofferenze della vita cooperino ad affrettare la venuta del suo Regno di giustizia e di pace".

Fabio Zavattaro

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