È tempo di riscossa

La città reagisce alla grave intimidazione mafiosa

La deflagrazione di una bomba ad alto potenziale ha svegliato domenica 3 gennaio la città di Reggio Calabria. Un ordigno è esploso poco prima dell’alba davanti all’ingresso dell’edificio che ospita la Procura generale e a poche centinaia di metri dal Palazzo di Giustizia.

Combattere il sistema della violenza. La Calabria è "continuamente colpita da atti di violenza e di criminalità", dice al SIR il presidente della Conferenza episcopale calabra, mons. Vittorio Mondello: questa volta "ancora di più – aggiunge – perché si è alzato il tiro colpendo un’istituzione importante come quella della Procura della Repubblica di Reggio Calabria. E questo preoccupa e non poco". Mons. Mondello parla di episodio "grave perché finora non si erano mai registrati atti contro i magistrati": "È la prima volta che succede una cosa di questo genere e questo è preoccupante. Invece di fermarsi si alza il tiro e si colpisce lo Stato". Per mons. Mondello, che è anche arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, "siamo di fronte a gente violenta, senza scrupoli e senza coscienza. Noi continueremo a lavorare combattendo questi sistemi, predicando un messaggio di speranza e di coesione".

La gente vuole reagire alle ‘ndrine. "L’unica certezza, che al momento si ha, è che la ‘ndrangheta ha voluto fare avvertire la sua presenza", spiega il direttore del settimanale cattolico "L’Avvenire di Calabria" (Reggio Calabria-Bova e Locri-Gerace), mons. Filippo Curatola: "Gli arresti effettuati negli ultimi periodi e specialmente il sequestro di un enorme numero di beni hanno di sicuro inferto un duro colpo alla malavita organizzata. Che non ci sta a scomparire e ha voluto inviare un chiaro messaggio, ovviamente, alla magistratura, al cui impegno, congiunto a quello delle forze dell’ordine, si deve questa straordinaria stagione di speranza contro il male secolare delle mafie nelle terre del Sud. Cosa possa accadere adesso, nessuno può dirlo. Ogni previsione parrebbe al momento azzardata, tranne una e, cioè, che la gente non ci sta più a subire un clima di violenza e reagisce in maniera sempre più forte contro la presenza delle ‘ndrine". Questa città, aggiunge Vincenzo Schirripa, responsabile della Commissione giustizia e pace della diocesi di Reggio Calabria-Bova, "ha le risorse per reagire: sarebbe il momento di tirarle fuori". Per Schirripa, occorre "lavorare nel quotidiano. Ognuno di noi è immerso in un tessuto di relazioni dove poter trasmettere messaggi di speranza e poter isolare la parte malata del tessuto sociale". Oggi, conclude Schirripa, "parliamo di sfida educativa: incarnare questa sfida educativa dalle nostre parti significa misurarsi anche con questi fenomeni". Da qui l’impegno a lavorare per costruire "un tessuto di relazioni sane, una economia sana e isolare questi fenomeni che si manifestano anche in modo eclatante".

Basta silenzio. Reggio Calabria è stata "colpita ancora e questa volta nelle istituzioni più impegnate e rappresentative", afferma Mimmo Nasone, referente di Libera di Reggio Calabria, secondo il quale "a fronte dell’ottimo lavoro dei magistrati, nonostante le difficoltà, probabilmente c’è forse un silenzio della gente. E questo ci preoccupa". Per questo il coordinamento reggino di Libera ha promosso un "sit-in silenzioso" che si è svolto lunedì 4 gennaio davanti al luogo dove è scoppiata la bomba invitando "le forze sane" della città a essere presenti per esprimere un segno di sentita vicinanza all’istituzione intimidita, e per ribadire la nostra ferma volontà di isolare la criminalità mafiosa ed ogni forma di violenza". Un silenzio, questo, che reagisce rispetto a un altro che subisce.
L’associazione Libera, nel "rinnovare il suo impegno contro ogni mafia e cultura mafiosa" – si legge in una nota a firma di Nasone – esprime "la propria solidarietà alla Procura Generale della Repubblica di Reggio Calabria che, nel quotidiano servizio per la ricerca della giustizia nella verità, è certamente un sicuro punto di riferimento per i tanti cittadini onesti di questa città che deve tenacemente e coraggiosamente reagire alla sempre più asfissiante presenza della ‘ndrangheta".
La sera stessa dello scoppio della bomba un’altra manifestazione spontanea di cittadini che si sono ritrovati davanti al Tribunale e in silenzio si sono passati, di mano in mano, un cartello con la scritta "Basta silenzio. Riscossa. Solidarietà alla magistratura".
Molti i messaggi di solidarietà arrivati alla Procura della Repubblica reggina: tra queste quella del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e delle principali cariche istituzionali italiane.

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