Il risveglio dopo l’incubo” “

I frutti della testimonianza di Slipyj e Szeptyckyj" "" "

Il 4 dicembre Giovanni Paolo II ricordando il 70° anniversario della carestia (Holomodor) – voluta da Stalin per piegare l’Ucraina – ha fatto appello alla pacificazione, alla concordia, alla cooperazione. La persecuzione del regime comunista, con milioni di morti, è durata molti decenni. Nel 1991 la Costituzione e la legge sulla libertà di coscienza e sulla religione hanno stabilito la separazione dello Stato dalla Chiesa e il diritto di ogni cittadino di praticare la religione da lui liberamente scelta. Ora il Paese guarda con speranza ai suoi giovani e all’Europa anche se difficoltà e problemi non mancano, come dice al Sir mons. Hlib Lonchyna , procuratore della Chiesa Ucraina presso la Santa Sede. Il vescovo a nome del cardinale Lubomyr Husar, ha partecipato al recente convegno per celebrare i 40 anni dell’Università cattolica ucraina in Roma. Nell’occasione è stata ricordata, tra le altre, la straordinaria testimonianza del card. Josif Slipyj. Attualmente l’Ucraina conta 50.456.000 abitanti, di cui il 60% ortodossi, il 7% uniati, il 3,6% protestanti, l’1% ebrei, i cattolici sono 5.635.000 (2%). Mons. Lonchyna, quale è la situazione della libertà e della democrazia nel Paese? “L’Ucraina ha bisogno di arrivare alla piena democrazia ed è molto impegnata in questo sforzo. Ci sono dirigenti vissuti ed educati sotto il regime comunista che non conoscono un altro tipo di sistema e governano, magari sotto diverso titolo, con la stessa sostanza del passato. Stiamo vivendo momenti difficili a livello economico e politico, questo però accade in tutto il mondo. C’è ancora molto da fare – a cominciare a esempio dalla libertà di stampa – ma abbiamo fiducia”. Le giovani generazioni come vivono questo tempo di passaggio? “Quelli che ricordano il passato, peraltro non lontano, vedono una grande differenza mentre le generazioni più giovani che sono cresciute non conoscendo in prima persona il sistema comunista, sentono e vivono diversamente ed hanno la possibilità di svolgere una vita più normale. La possibilità di un’educazione più vasta, aiuterà i giovani in Ucraina a costruire una società diversa dalla precedente”. Nella tragedia il card. Slipyj è stato un riferimento costante. E oggi? “Il cardinale Slipyj è stato e rimane una grandissima figura nella storia della Chiesa, era un confessore della fede che ha dato la vita per la Chiesa, è stato incrollabile sotto le torture e le persecuzioni. Ha dedicato una grande cura al patriarcato cattolico ucraino. Ha continuato l’opera del suo successore, il metropolita Servo di Dio Andrea Szeptyckyj, il quale voleva che questa Chiesa ucraina fosse una Chiesa che aiutasse a ritrovare l’armonia tra le due tradizioni orientale e occidentale”. Quale è la situazione attuale della Chiesa? “Uscita dalle catacombe tredici anni orsono ha cominciato a ricostruirsi e a ricostruire le sue infrastrutture: sono state rinnovate le nostre eparchie (diocesi). La Chiesa ucraina si consolida ponendo l’accento sulla evangelizzazione e un ruolo molto importante a questo fine è proprio quello svolto dalla Università cattolica ucraina (Ucu) in Roma. L’Ucu ha tra le altre funzioni quella di educare i giovani sacerdoti e molti religiosi nel momento in cui si assiste a un grande risveglio della vita consacrata nella nostra terra”. E l’Europa? “L’Ucraina è da sempre parte dell’Europa, si sente in Europa, l’allargamento in corso è motivo di speranza. Aspiriamo a entrare nell’Unione e, anche se siamo lontani da un ingresso ufficiale, siamo fiduciosi”.

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