Conto alla rovescia” “

La Costituzione europea sarà puntuale " "al giorno dell'allargamento? (1° maggio 2004)" "" "

La Conferenza intergovernativa giunge al giro di boa e già si intravede all’orizzonte il summit dei capi di Stato e di governo del 12 e 13 dicembre a Bruxelles. In quella data i cittadini europei sapranno se l’Unione è in grado di darsi una Costituzione in tempo utile per l’allargamento da 15 a 25 membri, già fissato per il 1° maggio 2004, e prima delle elezioni del Parlamento di Strasburgo, che si svolgeranno in tutti gli Stati dell’Ue tra il 10 e il 13 giugno. La Cig in mezzo al guado? Apertasi a Roma il 4 ottobre scorso sotto i migliori auspici, la Cig attraversa una fase problematica: la bozza di Trattato costituzionale a suo tempo varata dalla Convenzione mostra diversi limiti e una sua approvazione “a scatola chiusa” scontenterebbe troppi “attori” europei: in primis alcuni Stati che, per ragioni diverse, hanno chiesto modifiche sostanziali al testo firmato da Valery Giscard d’Estaing; la Commissione capitanata da Romano Prodi; il Parlamento europeo, che ritiene sia in corso una sistematica operazione di smantellamento delle proprie prerogative. Ma le voci critiche emergono anche dalla società civile e dalle Chiese: basti pensare al tema della partecipazione democratica, ai problemi legati alla democrazia economica, al futuro del welfare, alle migrazioni e, naturalmente, alla questione dell’inserimento delle radici cristiane nel preambolo della Magna Charta. Gli obiettivi della presidenza di turno. La presidenza di turno dell’Unione, affidata in questo semestre all’Italia, sta stendendo una proposta di mediazione sui molteplici aspetti sollevati in sede di Cig. Il sottosegretario agli Affari esteri, Roberto Antonione, ha spiegato la scorsa settimana agli europarlamentari che “l’obiettivo centrale della presidenza italiana è di pervenire, già a dicembre, a un accordo politico globale sul testo costituzionale”, per procedere alla firma del Trattato nel prossimo mese di maggio. Un prolungamento del negoziato oltre la data dell’allargamento e delle elezioni “comporterebbe due gravi problemi di legittimità e trasparenza democratica: da un lato verrebbe a disperdersi il patrimonio costituente della Convenzione; dall’altro, i cittadini europei voterebbero per il Parlamento ignorando i lineamenti costituzionali della futura Unione”. Antonione aggiunge che in nessun caso la presidenza di turno accetterà un “compromesso al ribasso” sui temi più controversi, che egli stesso precisa: “La composizione della Commissione, le modalità di scelta e le competenze del presidente del Consiglio europeo, lo status del ministro degli Esteri della comunità, l’estensione del voto a maggioranza qualificata (e il calcolo del “peso” di ciascuno Stato), talune questioni non istituzionali fra cui quelle economico-finanziarie”. Le obiezioni di Commissione e Parlamento. Il commissario europeo Michel Barnier non nasconde però molteplici perplessità. E, in un giro di opinioni a Bruxelles, è il primo ad affermare che “se da un lato il lavoro di natura giuridica procede positivamente, dall’altro, sul piano politico, i lavori della Conferenza intergovernativa non hanno portato ad alcun progresso”. Barnier, che loda il lavoro di Silvio Berlusconi e della presidenza, afferma che “determinati governi agiscono come se la Convenzione non fosse mai esistita e rifiutano di approvare ciò che essi stessi avevano concordato sul governo dell’economia o sui poteri del Parlamento”. L’esponente della Commissione aggiunge che il mantenimento del voto all’unanimità in sede di Consiglio europeo su temi di estrema importanza “condanna l’Unione all’impotenza collettiva”. Iñigo Méndez de Vigo, spagnolo, rappresentante dell’Europarlamento nella Cig, contesta soprattutto l’iniziativa di una parte dei ministri economici e finanziari volta a diminuire i poteri dell’Assemblea di Strasburgo in materia di bilancio. “Per salvaguardare i principi sui quali poggia la condivisione di questa competenza tra Consiglio e Parlamento – più democrazia, efficacia e trasparenza – bisogna far sì che gli europarlamentari mantengano questa prerogativa”.

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