Nella piena dignità” “

-->La condizione dei croati cattolici di Bosnia in una recente "proclamazione" dei vescovi bosniaci" "

Il 19 luglio scorso i fedeli croati cattolici di Bosnia ed Erzegovina hanno celebrato il “Katholikentag” a Kupres. Evento centrale dell’incontro la celebrazione eucaristica presieduta dal card. Vinko Puljic, con la presenza di 8 vescovi, 166 preti e 20.000 fedeli. Il nunzio apostolico in Bosnia-Erzegovina, mons. Santos Abril y Castelló, ha portato ai fedeli il saluto del Papa “la Chiesa nel mondo ha bisogno della nostra testimonianza in questo Paese. Noi siamo responsabili per il futuro e dobbiamo dare l’esempio della convivenza e del rinnovamento della vita cristiana”. Concetto ribadito anche dal card. Puljic: “Testimoniate la vostra lealtà a Dio e al vostro popolo croato! Siete invitati ad essere il popolo della speranza. Solo la croce di Cristo può essere la speranza d’Europa. Oggi in questo posto sacro vogliamo pregare per il perdono, vogliamo perdonare tutti e chiedere il perdono. Le nostre radici in questo Paese sono profonde. Vogliamo rimanere qui e vivere nella piena dignità”. Al termine hanno portato i loro saluti i vescovi della Conferenza episcopale croata, austriaca, ungherese e slovena. Nel corso dell’incontro il presidente della Conferenza episcopale della Bosnia ed Erzegovina mons. Franjo Komarica ha letto la “Proclamazione” sullo stato dei cattolici in Bosnia ed Erzegovina di cui riportiamo una sintesi. Rafforzare l’appartenenza. “Orgogliosi perché il nostro popolo croato in Bosnia-Erzegovina già da 14 secoli appartiene spiritualmente e culturalmente all’Europa centrale, con questa solenne celebrazione, in occasione dell’800° anniversario della confessione della fede dei nostri antenati al Bilino Polje e dell’incontro di quest’anno con il Papa a Banja Luka, desideriamo rafforzare la nostra appartenenza e rinnovare il nostro amore verso questa terra. Siamo consapevoli che in questo tempo dobbiamo confermare e in futuro realizzare la nostra missione costruendo con gli altri la civiltà della comprensione e della solidarietà. Siamo convinti che su questa terra é possibile vivere con sincerità, apertura ecumenica e dialogo”. Custodi dell’identità. “Ammaestrati dalla storia, recentemente con la disgrazia della guerra e con le prove del dopoguerra, riconosciamo che i fedeli cattolici non possono adempiere la loro missione storica – e la cura della Chiesa cattolica e dell’intera società in Bosnia – senza qualche condizione fondamentale. Perciò proclamiamo, chiediamo e preghiamo che ci venga data la possibilità di custodire la nostra identità religiosa e nazionale. Crediamo che su questa terra, nella quale le differenze spesso sono state motivo di disgrazia dei suoi abitanti e dei suoi popoli, proprio queste differenze si possono trasformare in arricchimento reciproco. Incoraggiati dal Papa Giovanni Paolo II, instancabile messaggero del dignità dell’uomo e della pace tra i popoli, noi cattolici confermiamo la nostra disponibilità a rispettare e accettare i fedeli delle altre Chiese e delle altre comunità religiose. Ai rappresentanti del governo e delle istituzioni internazionali, chiediamo la garanzia del rispetto del nostro essere popolo, delle nostre istituzioni culturali ed educative, della lingua, una giusta rappresentatività nel governo, giuste condizioni di vita. Solo con la promozione delle differenze si può arrivare ad una comunione armoniosa e ricca”. Il rientro dei cattolici. “Chiediamo di dare ai fedeli cattolici motivi convincenti e ragioni valide per il loro rientro ed inserimento per costruire il futuro di questa terra. A voi, fratelli e sorelle, chiediamo di non vacillare nella fede. Le sofferenze che viviamo non sono insormontabili. Le prove della vita possono diventare sorgenti di benedizione da parte di Dio”.

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