Se le immagini tradiscono ” “

Tv, Internet, film: " "tutela dei per ragazzi in sette Paesi europei. Due documenti Ue " "" "

In Europa, quale tutela dei minori dalla violenza e dalle immagini inadatte al cinema, in tv e su internet? Se ne parla in uno studio – presentato la settimana scorsa a Roma – che approfondisce le “Modalità di classificazione cinematografica in Francia, Germania, Inghilterra, Austria, Grecia, Spagna, Olanda, nelle direttive Ue e negli Stati Uniti”. Vale a dire la normativa in ognuno dei sette Paesi, le linee di condotta per la valutazione dei film, le direttive europee, i sistemi di filtraggio o di segnaletica in tv per tutelare i minori dalla visione di immagini non adatte alla loro età. L’Unione europea ha elaborato, negli ultimi dieci anni due documenti: “Il libro verde sulla tutela dei minori e della dignità umana” nel ’96 e la direttiva “Televisione senza frontiere” (1985) aggiornata nel 2003. Tra i dati positivi che emergono dallo studio, il fatto che in Europa “il minore è considerato comunque un cittadino da difendere”, mentre “nella visione degli Stati Uniti” – da dove proviene la maggior parte degli audiovisivi – come “un piccolo consumatore da crescere nella fiducia verso l’industria e i prodotti che gli propone”. In Francia “la censura è un affare di Stato” e questo si nota dalla qualità e quantità dei membri della Commissione che deve visionare ogni film prima che esca nelle sale. L’ufficialità della Commissione – composta da rappresentanti di categorie e associazioni – “costituisce lo specchio più fedele di come lo Stato si faccia carico della tutela dei minori”. La Commissione “somiglia ad un piccolo parlamento, e in un certo senso lo è. Sopra alle sue decisioni c’è il Consiglio di Stato che può ritirare il visto ad un film già classificato, per motivi di decenza”. Dallo studio si scopre invece che in Spagna e in Germania, entrambi “segnati nel corso del primo ‘900 da regimi totalitari, la censura è stata abolita a partire dalle loro Costituzioni”. In Spagna “non esistono divieti ma solo indicazioni, fermo restando il divieto ai minori di 18 anni di visionare materiale pornografico o di incitamento alla violenza nelle apposite sale”. In Germania, però, “una normativa attentissima alla crescita e alle esigenze dei minori prevede la loro salvaguardia da contenuti nocivi di film considerati inadatti, con fasce di divieti e la possibilità di rifiuto del nullaosta per la proiezione di un opera cinematografica”. In Austria, sulla base del principio del federalismo, la tutela dei minori nell’ambito del cinema e dei mass media è di competenza specifica dei Lander, per cui vi sono ben 9 leggi sulla cinematografia. La Gran Bretagna si distingue per la puntigliosità delle linee guida, con un quadro normativo vasto e complesso e istituzioni non governative “che si sono dimostrate agili dal punto di vista operativo e nella capacità di adattarsi alle mutazioni introdotte dallo sviluppo dei nuovi media”. Sulla valutazione dei film, comunque, “resta il problema della circolazione di un film con una valutazione diversa da un Paese all’altro”, come in Italia, “che si rivela come il Paese più permissivo rispetto al resto d’Europa e degli Stati Uniti”. In Olanda la tutela dei minori nel cinema e in tv si avvale di un unico sistema di valutazione chiamato Nicam (Nederlands Instituut voor de Classificatie van Audiovisuele Media), al quale partecipano tre ministeri e organismi della radiodiffusione pubblica e privata dei Paesi Bassi, produttori di film e video, distributori cinematografici, ecc. Buoni i risultati raggiunti finora, anche perché l’opera audiovisiva viene dotata di una classificazione che ha il valore di una “carta d’identità”. In Grecia un film – per poter circolare – ha bisogno del visto preventivo assegnato dalla Commissione per la gioventù che fa capo al Ministero della cultura ed è composta da rappresentanti di categoria, giovani, famiglie e istituzioni pubbliche. Per quanto riguarda il cinema in tv, in Francia, Olanda, Gran Bretagna, Grecia e Italia sono da alcuni anni in vigore fasce orarie protette e “codici segnaletici”. Ma – si osserva nello studio – anche questo da solo non basta a garantire una vera tutela dei minori.

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