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“Gli Stati Uniti di fronte al rompicapo del dopoguerra”. E’ il titolo di apertura di La Croix (2/7), che dedica un dossier al problema della “ricostruzione” dell’Iraq. “Gli americani – si legge nell’occhiello a questo proposito – prendono coscienza che sarà più complessa e più lunga del previsto. Due senatori domandano alla Casa Bianca di fare appello agli alleati”. Si fa anche il punto sullo spiegamento delle forze militari nell’Iraq post-bellico, dove continuano le uccisioni dei soldati e le esplosioni di pozzi petroliferi o depositi di munizioni. “Per ora – informa il quotidiano cattolico francese – 150 mila soldati americani sono di base in Iraq, di cui un terzo a Baghdad e nei dintorni. 11mila militari britannici continuano a ‘mantenere in sicurezza’ il settore sud-orientale dell’Iraq. In più, si conta la presenza della maggioranza dei Paesi che danno il proprio sostegno alla coalizione angloamericana”. Dei rapporti tra Stati Uniti ed Europa, e più precisamente del “mortale pericolo” che molti americani intravedono “in una superpotente Europa”, si occupa invece l’ Herald Tribune (3/7), con un corsivo in cui William Pfaff riferisce del dibattito in corso su questo tema nell’opinione pubblica americana e tra gli addetti ai lavori. “Un tema dominante degli scrittori neoconservatori e dei dibattiti televisivi – osserva l’autore dell’articolo – è quello di una Unione Europea a dominanza franco-tedesca, ricostruita secondo la nuova costituzione Giscardiana attualmente in discussione, che minaccia di diventare un”Europa superpotente’ e un pericolo mortale per gli Stati Uniti”. Intanto, il presidente francese Chirac ha deciso di “creare una commissione per ripensare la laicità”, come annuncia in prima pagina Le Monde del 2/7: “Preoccupato di mettere fine alla cacofonia che regna attualmente sul soggetto in particolare sulla questione del velo portato dalle ragazze musulmane nelle strutture scolastiche – sia nella maggioranza che nell’opposizione – informa il quotidiano francese – il presidente della Repubblica desidera prendersi il tempo di un vasto dibattito pubblico simile a quello che era già stato organizzato a suo tempo dalla commissione Marceau Long sul codice di nazionalità”. Sull’agenda fitta di impegni del semestre italiano di presidenza dell’Ue si sofferma Giorgio Ferrari ( Avvenire, 3/7), tra cui centrale risulta il problema della “relazione fra Europa e Stati Uniti. L’una non può fare a meno degli altri e viceversa. I rapporti lesionati dalla guerra irachena vanno ricuciti, insieme ella concezione stessa di Europa, finora gigante economico e nano politico”. Rassegna di titoli per l’avvio del semestre europeo anche in Germania, così un editoriale di Heinz Joachim Fischer in prima pagina il 1/07 “L’impronta di Roma” dove leggiamo, “è dunque ambizione di tutta l’Italia, non solo di un singolo capo di governo, dare una seconda volta alle fondamenta dell’Europa un’impronta ‘romana’”. L’avvio del processo di riconciliazione tra Austria, Germania e Repubblica Ceca connesso alla prossima entrata nell’Ue occupa spazio, in maniera costante e non marginale, sulla stampa tedesca dell’ultima settimana. Così sulla prima pagina del quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung del 30/06 “Spidla si pronuncia per la riconciliazione” e leggiamo che il “primo ministro Spidla al Forum-Europa di Wachau ha letto in tedesco la dichiarazione di riconcilizione ceco-tedesca del 1997” ed ha assicurato che i decreti restrittivi sulla proprietà di cittadini di origini tedesche nella allora Cecoslovacchia sono oggi “cosa chiusa” dando assicurazione che “ oggi nessuna delle norme di diritto postbelliche potrebbero essere fondamento di nuovi procedimenti giudiziari”. “Un importante passo avanti” a parere del cancelliere austriaco Schlussel. Lo stesso quotidiano del 3/07 riporta l’intervento in proposito del ministro degli esteri tedesco Joscka Fischer, nell’articolo di prima pagina “Praga rifiuta ‘gesti umanitari’ per i tedeschi dei Sudeti” , dove si legge che Fischer richiede ‘un gesto umanitario per quei tedeschi particolarmente colpiti” dai decreti, ma nell’articolo in terza pagina “Avvenimenti e azioni” Karl-Peter Schwarz scrive che “Praga è ben lontana dal condannare la cacciata dei tedeschi”. Sulle pagine del quotidiano di Madrid Abc ( 29/6) Miguel Ángel Moratinos, inviato speciale dell’Ue per il processo di pace in Medio Oriente, lascia il suo incarico dopo sette anni dicendo che “la missione di rafforzare la posizione europea in Medio Oriente è stata effettuata, e il bilancio è positivo“. Si dice convinto che “la pace ci sarà e prima di quanto non si creda”. Il diplomatico spagnolo aggiunge che “la Road Map non sarebbe andata avanti senza l’Europa né senza la nostra determinazione: lo sanno perfettamente alla Casa Bianca”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1219 N.ro relativo : 49 Data pubblicazione : 04/07/2003

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