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Attenzione al Papa sulla Faz del 17/04 nell’articolo “i progetti futuri del Papa” di Heinz-Joachim Fischer che afferma “ la forza del Papa appare indebolita, ma non rotta” e nota, a proposito delle celebrazioni della Settimana santa, che “ad alcuni sembra quasi come se l’impegno instancabile contro la guerra in Iraq avesse risvegliato in lui nuova forza.” Attenzione viene posta poi alla diffusione dell’enciclica “Ecclesia de Eucharistia”, rivolta, nel momento preciso della Settimana santa “ soltanto ai credenti della chiesa cattolica“; anzi “ alcuni in Vaticano“, secondo il giornalista “ si spingono al punto di legare l’enciclica sull’eucarestia con la pubblicità di Giovanni Paolo II con le chiese ortodosse” e a tale proposito elenca i prossimi viaggi del Papa. “ Licenza di uccidere” è il titolo dell’articolo di Barbara Supp sul settimanale Spiegel del 14/04 dove leggiamo “non si saprà mai quanti iracheni sono stati uccisi dalle truppe Usa nella loro avanzata verso Baghdad” ma “ quello che hanno in mente i soldati quando vogliono eliminare gli avversari dalla loro strada ce lo raccontano due marine della I Guerra del Golfo: il pungolo della morte e le conseguenze belliche nella psiche”. “Dopo l’Iraq, dove va l’America?”. E’ il titolo di apertura di Le Monde (16/4), dedicato sempre all’Iraq. Di una guerra “quasi come le altre” parla Jan Kreuze, che osserva: “La lezione di questa nuova guerra è chiara: la potenza militare e la capacità di utilizzare questa potenza permetteranno agli Stati Uniti di progettare in tutta tranquillità altre guerre con i Paesi del Terzo Mondo. Ciò non vuol dire che Washington sia pronto a rinnovare l’esperienza a breve scadenza. Ma è del tutto evidente che l’amministrazione intende ormai usare molto più largamente di quanto abbia fatto finora la minaccia di un intervento militare”. “L’Iraq nell’era americana”, titola La Croix (14/4), secondo cui “l’amministrazione dell’Iraq è il grande cantiere con il quale il governo di George Bush si trova oggi a confrontarsi”. “La strada verso Damasco” è, invece, il titolo dell’ Herald Tribune, in cui si fa notare che “l’amministrazione Bush ha ragione di essere allarmata e arrabbiata con la Siria”, che è “uno stato totalitario guidato da una minoranza religiosa che non si è fatta riguardo dal ricorrere alla repressione per mantenere il potere”: ciononostante, conclude però il quotidiano americano , “la guerra contro la Siria rimane comunque senza senso”, mentre è sempre possibile far ricorso a “sanzioni diplomatiche od economiche per incoraggiare Damasco a rimettere in discussione la sua politica ostile” dopo la caduta di Saddam. Altro tema trattato da Le Monde (17/4), la firma del trattato di adesione di 10 nuovi Paesi membri. Secondo Le Monde, “la firma del trattato di adesione di dieci nuovi paesi membri segna una tappa storica della costituzione europea”, anche se il “difficile dibattito sulle questioni-chiave legate al funzionamento di un’unione allargata” registra “visioni divergenti”.

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