Il grido di chi ancora soffre” “

Un Paese ferito dalla guerra, la costituzione europea, " "la crisi internazionale." "" "

Noi che abbiamo vissuto o stiamo ancora vivendo la tragedia della guerra, vogliamo dire al mondo intero, in particolare ai potenti della terra: non imboccate la strada della guerra, perché è una strada senza uscita. La pace è l’unica strada da percorrere”: è uno dei passaggi della dichiarazione firmata congiuntamente dal patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, dal patriarca di Babilonia dei Caldei in Iraq, Raphael Bidawid e dal vescovo di Sarajevo, card. Vinko Pulijc. L’appello per la pace è stato diffuso domenica scorsa in occasione della visita del cardinale Pulijc nella diocesi di Termoli-Larino (Italia), il cui vescovo, mons. Tommaso Valentinetti, è presidente di Pax Christi Italia che ha promosso l’iniziativa. Al cardinale Vinko Puljic abbiamo rivolto qualche domanda. Tre città martiri per la pace… “E’ il loro grido di pace, che si unisce a quello del Papa. Gerusalemme, Sarajevo, l’Iraq, tutti e tre questi contesti sono caratterizzati dalla presenza di etnie, culture e religioni diverse. Essi vogliono essere un segno della necessità del dialogo e della reciproca comprensione, per costruire comunità buone per ogni uomo, in cui vengano rispettate la sua dignità e i suoi diritti. Occorre promuovere la convivenza tra cristianesimo e islam. Le nostre sono tre città che sperano nella pace nella consapevolezza che per ottenerla occorre rispettare la diversità e costruire il dialogo con ogni uomo. Una cultura del dialogo diventa cultura della vita”. In Bosnia ne avete avuto esperienza? “Certamente. Con la guerra nascono lacerazioni e ferite da ricucire. Ogni guerra crea tenebra, non solo all’esterno ma anche all’interno del cuore dell’uomo. Ciò fa paura perché in quel momento l’uomo è capace di qualsiasi cosa. La religione può aiutare a scegliere strategie di vita, in Bosnia come in tutto il mondo”. Un valore che sembra non trovare spazio in Europa… “La nostra cultura è fondata sulle radici cristiane. Sono l’anima dell’Europa e senza anima dove potrebbe andare? Sarebbe morta. Bisogna costruire ponti con tutti, con le diverse religioni, ma senza anima l’uomo non è completo”. Cosa pensa della distinzione tra vecchia e nuova Europa, tra Paesi occidentali di antica democrazia e Paesi dell’est che la democrazia hanno conquistato di recente? “Culturalmente siamo tutti vecchia Europa, è impossibile dividere. Chi afferma questo introduce un principio di divisione tra chi ha il potere e la ricchezza e chi no ma questo non porta al progresso, bensì al regresso. Occorre individuare strade per raggiungere una cultura, una mentalità, una spiritualità comune. Senza questo spirito che unisca l’Europa, non ci sarà mai vera Europa. In quest’ottica, preferirei dire che i Paesi dell’est sono una forza nuova per l’Europa, portano un fermento soprattutto in relazione al valore della famiglia e alla espressione di una fede meno razionale di quella occidentale. In particolare per Sarajevo, proprio la capacità di dialogo tra religioni e culture diverse vuole essere il contributo della Bosnia-Erzegovina alla costruzione della nuova Europa”. C’è qualche speranza di evitare la guerra contro l’Irak? “Questa guerra può provocare nuove tensioni tra cristianesimo e islam. Occorre per questo promuovere il dialogo. Noi in Bosnia lo sappiamo bene perché viviamo l’esperienza del confronto con i musulmani. Occorre ricercare il dialogo per affermare i diritti di ogni identità e per ogni uomo”.

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