Le due identità” “

Londra: non pochi musulmani prendono le distanze" "dall'integralismo in nome della " "tolleranza dell'Islam" "

Del ruolo attivo dei musulmani cittadini dell’Europa si è parlato a Londra nei giorni scorsi durante la conferenza internazionale “Muslims of Europe” (Musulmani d’Europa) organizzata dalla fondazione Al-Khoei che da oltre dieci anni lavora per promuovere lo sviluppo della religione islamica, per fornire guide spirituali preparate ai fedeli musulmani e per abbattere stereotipi e fraintendimenti dell’Islam. Situato nella zona Nord di Londra, questo centro islamico – che comprende anche una moschea, una scuola superiore femminile ed una maschile – prende le distanze dagli atteggiamenti estremisti della non lontana moschea di Finsbury Park. Nella conferenza, cui hanno tra l’altro partecipato un gran numero di donne, si è parlato dalla legislazione britannica ed europea contro la discriminazione, alla cittadinanza, alla formazione degli imam, al problema della forte presenza di immigrati tra i detenuti, ai rapporti con le altre fedi. La questione fondamentale dei musulmani che vivono in Europa è quella dell’identità. In proposito, Ahmad Dobson, membro del direttivo del “Muslim Council of Britain” (consiglio musulmano britannico), ha spiegato come le due realtà dell’ “essere musulmano e dell’essere cittadino britannico” si pongano su piani differenti e pertanto non richiedano una “scelta” da fare. “Finché sono libero di praticare la mia religione in questo paese – ha affermato Dobson – devo obbedire alle sue leggi”. Il rappresentante del Muslim Council ha infine invitato al rispetto delle altre religioni ricordando che “il Corano insegna che Dio ha creato di diverse tribù”. Anche Roger Abdul Wahab Boase, da tempo convertitosi all’Islam, ha una visione aperta del dialogo interreligioso. Parlando di pluralismo per l’islam, ha citato vari brani del Corano che invitano a “non ridicolizzare le altre fedi”, e ricordano che “non c’è forzatura nella religione” ma essenziale è “sottomettersi a Dio”. Brian Pearce, direttore dell’ associazione “Interfaith Network” (rete interreligiosa), ha ricordato come il discorso interreligioso sia diventato centrale nella realtà attuale. Nonostante le divisioni che persistono, ha detto, “possiamo cambiare quello che pensiamo l’uno dell’altro, quello che facciamo agli altri”. Per promuovere la coesione della società, ha aggiunto il direttore dell’Interfaith Network, “è necessario costruire ponti” e “dobbiamo cercare il terreno comune dal quale possiamo vedere il bene commune”. Questo processo di mutua “comprensione” e “fiducia”, ha spiegato Pierce, “richiede un dialogo sia personale che formale”, delle istituzioni. Il punto di vista della Chiesa cattolica è stato poi esposto da Alfred Agius, direttore del gruppo “Westminster Interfaith” e responsabile del dialogo interreligioso per la diocesi di Westminster. Agius ha insistito sul comune impegno di cristiani e musulmani per la “promozione della giustizia e della pace”, come anche il “rispetto del prossimo” e la comune attenzione alla “cura e protezione delle minoranze” ed ha citato esempi di collaborazione interreligiosa tra comunità musulmane e cristiane e in particolare modo cattoliche. Tra questi l’International Islamic Committee for Dialogue, il processo di dialogo intrapreso dall’istituto del Cairo Al-Azhar – visitato da Giovanni Paolo II nel 2000 – e l’Associazione Pakistana per il Dialogo Interreligioso. Agius ha, infine, ricordato “i quattro pilastri della pace: verità, giustizia, amore e libertà” più volte richiamati dal Papa. “La giustizia – ha affermato – costruisce la pace se ciascuno rispetta i diritti degli altri e svolge il proprio dovere verso di loro”.

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