Un ruolo di primo piano” “” “

Chiese cristiane in Europa: diplomazia "religiosa" all'opera" "" "

Un’intensa e capillare azione diplomatica verso i capi di governo e di Stato per chiedere di scongiurare con ogni mezzo un conflitto in Iraq. E’ quanto stanno facendo in questi giorni i rappresentanti delle diverse Chiese cristiane nei loro rispettivi Paesi. Per iniziativa del Consiglio ecumenico delle Chiese (Coe), mercoledì 5 febbraio è stata convocata con urgenza una riunione delle Chiese cristiane europee a Berlino alla quale hanno partecipato anche il segretario generale della Kek, Keith Clements, il presidente del Consiglio della Chiesa evangelica di Germania, Manfred Kock, una delegazione del Consiglio nazionale delle Chiese degli Stati Uniti (Ncccusa) e del Consiglio delle chiese del Medio Oriente (Mecc). Nel corso della giornata, i rappresentanti della Chiese hanno chiesto di incontrare il cancelliere tedesco Gerhard Schroder per esprimergli la loro opinione in merito alla crisi irachena, soprattutto dopo la presentazione al Consiglio di sicurezza dell’Onu del primo rapporto degli ispettori. Le Chiese ritengono che l’Europa possa “giocare un ruolo di primo piano” nella crisi attuale. Al termine della riunione è stato diffuso un documento intitolato “Leader di chiese insieme contro la guerra in Iraq”, in cui si ribadisce che “un attacco militare preventivo” contro l’Iraq è “immorale e contrario alla carta delle Nazioni Unite”. Anche in Russia, la Chiesa ortodossa si sta muovendo. Il 22 gennaio, il Patriarca di Mosca Alessio II insieme al Patriarca Ignazio IV di Antiochia hanno incontrato il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin. Nel corso dell’incontro si è parlato anche della crisi irachena. “Noi non crediamo che tutto il male del mondo sia concentrato in un solo paese e in un solo uomo”, ha detto il Patriarca Ignazio alla stampa ed ha ricordato che dall’11 settembre ad oggi, non è stata presentata alla comunità internazionale nessuna prova che indichi un coinvolgimento iracheno negli attacchi. In Francia, invece, il Consiglio nazionale della Chiesa riformata, ha inviato una lettera aperta al presidente Jacques Chirac per chiedergli di “opporsi con tutte le forze e con tutti i mezzi che sono a vostra disposizione, allo scoppio di una guerra in Iraq”. Ribadendo un’opposizione “totale ad ogni forma di guerra preventiva”, le Chiese riformate chiedono al governo francese di mettere in atto tutti i “mezzi politici ed economici appropriati” per la costruzione della pace nella regione. Sono scesi in campo anche i vescovi anglicani del Galles che hanno inviato un comunicato alla Commissione esteri della Casa dei comuni e, per conoscenza, al primo ministro Tony Blair. Nel testo, i vescovi affermano che “le prove presentate dalle amministrazioni degli Stati Uniti e del Regno Unito a supporto di una guerra contro l’Iraq rimangono lontane da ogni convincimento”. Qualora le prove fossero dimostrate, la Chiesa anglicana dice comunque “no” alla guerra: “Siamo convinti – scrivono i vescovi – che la perdita di vite innocenti sarebbe eccessiva”.

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