Prevenire la guerra” “” “

Ricercare tutte le vie di pace per evitare un "conflitto vergognoso" per l'umanità, " "è l'appello di chiese e movimenti" "" "

Fotografie satellitari, intercettazioni radio e disegni non sono bastati a convincere il Consiglio di Sicurezza dell’Onu a decidere su una offensiva contro il regime iracheno di Saddam Hussein. Quelle che dovevano essere le prove del mancato disarmo del ‘rais’ di Baghdad, fornite, ieri, 5 febbraio, da Colin Powell, il Segretario di Stato Usa, hanno diviso il Consiglio di Sicurezza, Germania e Francia, in testa, favorevoli al prosieguo delle ispezioni Onu. “Tutte menzogne” è stata la secca replica irachena al discorso di Powell. Non si ferma, intanto, la diplomazia vaticana: il Papa riceverà in Vaticano il prossimo 14 febbraio Tarek Aziz, vice primo ministro iracheno. E di fronte al rischio di una guerra si registrano le prese di posizione contro il conflitto. “Tutte le vie di pace per risolvere la crisi in corso devono essere cercate, invece di precipitare in una guerra che sarà una catastrofe per il popolo iracheno e una vergogna per la comunità mondiale”. E’ l’appello di Caritas Europa che si unisce a quello di Caritas internationalis per una soluzione pacifica della crisi Usa-Iraq. Caritas Europa chiede ai leaders mondiali “di fare tutti i passi possibili per promuovere una soluzione politica” e riafferma “il suo sostegno alle persone e ai gruppi impegnati nella costruzione della pace e nella promozione della giustizia”. La rete delle Caritas di tutto il mondo non ha mai smesso di chiedere la sospensione delle sanzioni economiche, che “sono inefficaci – afferma Caritas Europa – e dannose per la popolazione civile”. Da dieci anni la Caritas lavora con Caritas Iraq per alleviare le sofferenze dei più deboli: nel 2001 più di 20.000 bambini e madri hanno beneficiato di un programma sanitario ed altri interventi. “Preghiamo, come cristiani di tutte le confessioni, insieme con i nostri simili musulmani, affinché si impedisca un bagno di sangue”: questo l’appello della Conferenza episcopale svizzera, che si è pronunciata il 5 febbraio contro un eventuale conflitto in Iraq. I vescovi svizzeri si dicono “profondamente turbati” per l’atteggiamento mostrato “dai media negli ultimi giorni”, in cui “non si mette più in discussione l’opportunità di una guerra, quanto piuttosto la data esatta dell’inizio del conflitto”, o peggio, “si pensa al periodo post-bellico”. Esprimendo la propria opposizione al concetto di “guerra preventiva”, e ribadendo che “il mondo ha piuttosto bisogno di una vera prevenzione dalla guerra”, il comunicato evidenzia il rischio di “una forte escalation di minacce terroristiche ad opera di fanatici islamici” ed invita “tutti i credenti” svizzeri a pregare contro la guerra”. All’appello dei vescovi svizzeri si è aggiunto anche quello della Conferenza episcopale lussemburghese che, nei giorni scorsi, ha ribadito il suo ” fermo no” alla guerra. Un coro di “no” alla guerra: a scriverlo sono le 143 testate della Federazione italiana dei settimanali cattolici (Fisc), negli editoriali di queste ultime settimane, dedicati alla crisi irachena. Fabiana Martini direttrice di “Vita nuova” (Trieste), sintetizzando i molti ‘no’, scrive: “Se davvero desideriamo la pace, sobrietà solidarietà e non-violenza devono essere le prime parole del nostro vocabolario (…). Non-violenza come stile per gestire i conflitti, che non vanno eliminati ma affrontati come parte integrante dei rapporti interpersonali e sociali (…). Occorre che ci educhiamo ad acquisire coscienza dei diritti e dei doveri, imparando a fare ognuno la propria parte senza sbilanciarsi sui bisogni individuali e sperimentando il metodo democratico come strada per risolvere i conflitti attraverso delle regole e non semplicemente con la forza dei numeri”. La voce del Papa è costantemente ripresa dai settimanali: secondo Lorenzo Biagi (“La vita del popolo”, Treviso), Giovanni Paolo II è un “profeta solitario” perché la sua “non è la logica di chi predica ideali, né tanto meno di chi avanza rabbie ed orgogli. No. Siamo al di là di tutto questo. La pace non sopporta alcuna gabbia ideologica”.

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