…e quella” “degli ortodossi” “

Forte e significativa la rappresentanza dei Paesi dell’Est Europa, della ex-Yugoslavia e dei Paesi a maggioranza ortodossa alla consultazione di Ottmaring. E se la Charta Oecumenica ha riscontrato un ambiente particolarmente recettivo in Austria, Francia, Germania e Italia, alcune Chiese di paesi a maggioranza ortodossa – come la Grecia e la Serbia – ma anche luterana – come la Danimarca – hanno esposto le loro riserve al linguaggio adottato dal testo e ad un’impronta politicamente “troppo europea”. Dalla Russia, dove gli ortodossi non hanno ancora ufficialmente diffuso e tradotto la Charta ecumenica, è giunto solo un messaggio con alcune puntualizzazioni sul processo. Il teologo ortodosso Antonio Papantoniu, a Ottmaring per rappresentare la Chiesa di Grecia, ha spiegato che gli ortodossi, pur accogliendo la Charta come documento importante, la ritengono “troppo orientata verso la società occidentale. Siamo anche scettici perché si pensa troppo spesso all’Unione Europea, mentre la Charta deve essere per tutti”. Il rappresentante ortodosso della Chiesa di Serbia, Andrej Cilerdic, ha spiegato come il terreno in Serbia non sia ancora del tutto pronto a recepire la Charta Oecumenica, a causa di altre priorità presenti in quella dimensione”.
“Il fatto che le Chiese ortodosse non ritengano sufficiente la Charta Oecumenica – ha spiegato il segretario di studi della Kek (Conferenza delle Chiese d’Europa), l’ortodosso romeno Viorel Ionita – non significa che rifiutino la Charta Oecumenica. Anzi, tutti l’hanno accolta”. “Innanzitutto l- ha aggiunto l’esponente ortodosso della Kek – la Charta è stata tradotta, ufficialmente, cioè con l’approvazione della Chiesa locale, in alcuni Paesi, come la Grecia, Cipro, la Romania, la Serbia; ed è stata distribuita e pubblicata in queste Chiese e fatta studiare nelle facoltà teologiche di questi Paesi”. Riguardo le difficoltà, Ionita ha detto che le più evidenti “sono di natura culturale. Gli ortodossi hanno ricevuto la Charta da altre Chiese e il documento esprime in qualche modo una mentalità europea, che non è familiare agli ortodossi”. Ci sono poi difficoltà “di natura ecumenica”. “Le Chiese ortodosse, e di questo mi dispiaccio – ha detto Ionita – non sono molto coinvolte nel movimento ecumenico. C’è da notare però che, dove esistono strutture ecumeniche, come il Consiglio Ecumenico delle Chiese o simili, c’è vitalità e la Charta funziona”. Non sono condivisibili invece i “problemi teologici” sollevati da alcuni studiosi ortodossi: la Charta – ricorda Ionita – “non è un testo ecclesiologico ma solo delle linee guida”.
servizi a cura di Sara Silvestri
inviata Sir a Ottmariing

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