Magnifica Humanitas: don Pizzichini (Alfonsiana), “la domanda seria è cosa ci rende davvero umani”

(Foto Siciliani - Gennari/SIR)

“Se un giorno l’intelligenza artificiale ci dicesse che Dio non esiste, noi che faremmo?”. Per don Andrea Pizzichini, docente all’Accademia alfonsiana, “questo è un esempio di cattivo uso dell’intelligenza artificiale: la domanda seria, invece, è cosa ci rende davvero umani”. Intervenendo al convegno promosso dalla diocesi di Roma alla Pontificia università lateranense, il relatore ha commentato la Magnifica Humanitas, esortando ad andare “oltre il mito” riguardo all’intelligenza artificiale, che “non è un pensiero, non è un intelletto, ma è un prodotto dell’intelligenza umana al comando del quale non c’è un sistema di regole, ma un addestramento basato su una grande quantità di dati”. La potenza dell’Ia, in altre parole, “non sta in un sistema rigido, ma nella flessibilità e nell’adattabilità: più parliamo con gli algoritmi, più li addestriamo”. Di fronte a “macchine statistiche, come gli algoritmi, che fanno solo una cosa: identificare schemi, cioè relazioni tra i dati”, e per scongiurare il rischio che l’uomo diventi “un ingranaggio subordinato all’efficienza” – ha affermato l’esperto – “abbiamo la responsabilità di mantenere un controllo umano effettivo e tracciabile sulle decisioni”, come esorta a fare Papa Leone: “L’intelligenza artificiale non deve creare nuovi monopoli di potere, ma garantire un accesso universale e giusto alle nuove tecnologie, orientato al bene comune”.

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