È un po’ difficile in questi anni così vorticosi dare tempo al tempo. Sembra che ciascuno si trovi catapultato da un’ora all’altra senza rendersi conto. Guardando indietro e ripercorrendo le ore trascorse, ci si accorge che spesso rimangono sospesi dei lavori o disattesi degli impegni, dimenticati degli appuntamenti o trascurate le persone che più amiamo, giustificando il tutto con… non ho avuto tempo!
Se è vero che spesso siamo ingolfati per le tante incombenze, sarebbe importante fermarci, per verificare se veramente non si ha il tempo oppure se si vanifica il senso del tempo e si riempie con tanti impegni fittizi, trascurando l’essenziale che dà un orientamento alla nostra vita, senza perdere il contatto con la realtà.
Come stiamo strutturando il nostro tempo? In che modo ci lasciamo risucchiare da mille cose senza dare una direzionalità per vivere secondo il senso nella nostra vita?
Spesso non curiamo in modo sano la nostra esistenza. La coppia non ha tempo per fermarsi e comunicare la profondità della propria vita, rimanendo insieme in silenzio e manifestando così la bellezza della relazione attraverso il linguaggio dell’amore.
I genitori dimostrano a volte di non riuscire a rispondere agli interrogativi dei propri figli in fase di crescita, soprattutto quando gli adolescenti e i giovani cercano adulti solidi che aiutino a coltivare nella vita un’alternativa positiva, senza ricorrere all’uso della violenza.
In alcuni casi si atrofizza anche l’affettività, bloccando spesso il senso sano di maternità e di paternità che prende forma nel dono e nella cura. Ci si accontenta della compagnia degli animali e dei “reborn” che non richiedono cure particolari, ma per i quali si spendono tanti soldi, mentre numerosi bambini muoiono di fame. Come cristiani tale fenomeno ci interpella!
Noi consacrati/e partecipiamo ai tanti convegni, incontri, ma spesso rischiamo di trascurare l’analisi reale della situazione personale e comunitaria, elemento che consente di individuare i percorsi da compiere, tenendo presente che Cristo con il Vangelo è il timone della nostra vita.
Manca il tempo per far memoria che lo Spirito di Dio anima la nostra esistenza e che ci invia nella quotidianità ad essere testimoni credibili di Gesù Cristo. Nessuno ha chiesto di nascere, la vita ci è stata data gratuitamente. Spesso cadiamo nella rete di Adamo, mettendoci al posto di Dio per decidere da soli della propria esistenza.
L’individualismo così diffuso oggi ci interroga. È urgente individuare una modalità di vita che apra alla speranza e al rispetto sempre dell’altro. Anche nel linguaggio esprimiamo spesso il nostro narcisismo: siamo i primi, siamo i migliori, siamo orgogliosi, senza cercare il confronto o il dialogo con gli altri, trovando insieme ciò che unisce. A volte anche noi cristiani difendiamo il nostro solipsismo trascurando il comandamento dell’amore che richiede la cura del bene comune: non riusciamo a camminare, a condividere, a lavorare insieme, a riconoscere il valore degli altri e l’aiuto che ci viene donato.
Nessuno è possessore unico della verità. Spesso ci ritiriamo dalle relazioni, riducendo i rapporti a messaggi scritti. Perdendo i contatti reali con gli altri, strutturiamo il tempo sperimentando il vuoto affettivo e l’isolamento.
Come sarebbe bello scoprire che singolarmente non si è mai esaustivi e che Dio, creandoci, ha affidato ad ognuno una tessera, per comporre insieme con gli altri il mosaico della vita umana e di ogni creatura!
Come cambierebbe volto l’esistenza di tutti se ognuno, sospinto dallo Spirito Santo che ha riversato nei nostri cuori l’amore di Dio (cfr. Rm 5,5), abitasse il tempo costruendo ponti relazionali!
Aiutandoci scambievolmente a mettere a disposizione nella gratuità ciò che ognuno ha ricevuto in dono dal Signore, possiamo ricreare costantemente l’armonia, diffondendo la gioia, la speranza, la pace e divenendo ovunque, al di là della reciprocità, strumenti di riconciliazione.
È il compito che lo Spirito di Dio affida a ciascun credente: strutturare il tempo nell’amore.

