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17:00 - PASQUA 2014: MONS. D’AMBROSIO (LECCE), “NON TENERE PER TE LA TUA FEDE”

“Sono qui nel giardino, nel buio che si sta aprendo alla luce dell’alba alla ricerca del Signore che ha dato la sua vita per gli amici”. Per il suo messaggio di Pasqua sul settimanale “L’Ora del Salento” l’arcivescovo di Lecce, monsignor Domenico Umberto D’Ambrosio, immagina cosa abbia provato la mattina di Pasqua Maria di Magdala. Scoperto che il sepolcro è stato violato, Maria di Magdala corre dai discepoli per avvertirli, poi torna con loro al sepolcro, ma mentre Giovanni e Pietro tornano a casa, resta in giardino: “Ho visto un uomo, forse il custode del giardino e con angoscia implorante gli ho detto: ‘Se hai portato via tu il corpo del mio Signore, per favore, ti supplico: Dove lo hai nascosto? Vado io a prenderlo!’”. Ma fissando il suo volto Maria di Magdala riconosce il Signore: “Mi sono prostrata e nel mentre tentavo di abbracciare i suoi piedi, ho sentito forte la sua voce: ‘Non mi trattenere! Non tenere per te la tua fede: corri, va dai miei fratelli. Dì loro che sono risorto! Vivo per sempre! Vado da mio Padre, il vostro Padre. Dal mio Dio, il vostro Dio”. E Maria continua: “Mi ha affidato l’annunzio della risurrezione. Li ho trovati nella casa di sempre, incerti, con una luce di speranza: Ho visto il Signore! Ci porta tutti al Padre e in Lui, con il Padre vivremo anche noi, per sempre!”.

16:55 - PASQUA 2014: MONS. PETROCCHI (L’AQUILA), “NON RIMANERE NELLE NOSTRE DISGRAZIE”

“In Gesù ci viene donata la forza per non rimanere incastrati nelle nostre disgrazie e la sapienza per vivere da risorti: qualunque cosa accada! Infatti, per quanto fitta e intricata sia la selva delle difficoltà che ci circondano e per quanto profondo sia il baratro della sofferenza in cui le circostanze avverse ci hanno scaraventato, possiamo sempre mantenere alto il vessillo della fede, della carità e speranza”. Lo sottolinea nel suo messaggio per la Pasqua monsignor Giuseppe Petrocchi, arcivescovo de L’Aquila. “La Pasqua di Cristo - aggiunge - offrendoci la possibilità di riconciliarci con la nostra sofferenza, spalanca davanti al nostro sguardo orizzonti straordinari, prima impensati”. Infatti, “niente e nessuno può scipparci la gioia e la pace; solo la nostra complicità (spesso inconscia) consente agli avvenimenti esterni di compiere questo furto”. In realtà, “la sofferenza, se viene subìta in modo cieco, ci inquina l’anima e ci soffoca dentro, sottraendoci la capacità di ricevere e dare amore; ma se vissuta secondo il Vangelo e bruciata nella carità, si trasforma in una inesauribile e contagiosa sorgente di luce e di gioia”. Di qui l’invito: “Coraggio, allora, qualunque sia la nube oscura che si è posata sulla nostra storia. Per cambiare noi stessi, e così cambiare l’ambiente in cui ci muoviamo, la Pasqua di Gesù deve diventare la nostra”.

16:44 - PASQUA 2014: MONS. AMBROSIO (PIACENZA-BOBBIO), “DESIDERIO DI SPERANZA”

“Cristo è risorto! Risuona per tutti l’annuncio pasquale, specialmente per tutti coloro che più soffrono per l’oscurità, per la precarietà, per la mancanza di speranza”. Lo sostiene il vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio, nel messaggio per Pasqua pubblicato sul settimanale diocesano “Il Nuovo Giornale”. “Risuona nelle famiglie, negli ospedali, nelle carceri, nei luoghi di lavoro, nella solitudine, nella povertà. Nel cuore di tutti - evidenzia il presule - è presente il desiderio di vita nuova, di speranza”. Ma “la buona notizia che Dio desidera comunicare a tutti va oltre il desiderio umano, pur bello e grande. È la vita che vince, non la morte, è la luce che prevale, non l’oscurità: colui che si è fatto uomo nel grembo di Maria ed è stato crocifisso, Dio lo ha risuscitato dai morti”. In Gesù risorto, “la speranza è offerta a tutti noi, perché non siamo più sotto il dominio del male, del peccato, della morte. L’amore ha vinto, l’amore vince”. Certo, “la Pasqua non è solo risurrezione, è anche croce. Ma la croce di Cristo congiunge la terra e il cielo e dona la gioia e la pace agli uomini”. “Riconosciamo nel Crocifisso-Risorto - conclude il vescovo - la potenza dell’amore misericordioso di Dio che vince il male, l’ingiustizia, la morte. Questo è il centro della fede cristiana, questo è il fondamento della nostra speranza”.

16:30 - PASQUA 2014: MONS. REDAELLI (GORIZIA), “NON LASCIATEVI RUBARE LA SPERANZA”

“Davanti alla croce di Gesù molti hanno perso la speranza”, ma c’è anche chi l’ha mantenuta viva, come Maria, le donne, il discepolo amato che stavano sotto la croce. Lo ricorda monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia, nel messaggio per Pasqua pubblicato sul settimanale diocesano “Voce Isontina”. Il mattino di Pasqua però, scrive il vescovo, quella fiammella “viene rinvigorita dal fuoco ardente dello Spirito Santo. Gli apostoli, trasformati dallo Spirito in testimoni della risurrezione di Gesù, possono ora proporre a tutti la croce come vessillo di speranza. E proprio perché c’è la speranza può rinascere la fede e accendersi l’amore, che assume il volto concreto della prima comunità cristiana”, “segno di speranza per tutti”. A duemila anni di distanza, “anche a noi cristiani di oggi viene chiesto di essere questo segno di speranza. Di esserlo per tutti, nonostante la crisi, le fatiche, le sofferenze, le delusioni da cui tutti, chi più chi meno, siamo feriti”. Dunque, “tenere viva la speranza per tutti, sperare a nome di tutti, credenti e non credenti. Sapendo che la speranza è la porta misteriosa da cui possono passare i sentieri della fede o, almeno, della ricerca sincera di Dio. Ma anche i sentieri dell’amore. Solo se si spera si può giungere a credere, solo se si spera si può amare”. Di qui l’invito conclusivo: “Non lasciatevi rubare la speranza”.

16:25 - CRISI CENTRAFRICA: MONS. COPPOLA (NUNZIO), L’IMPEGNO DEI RESPONSABILI RELIGIOSI (2)

La crisi, spiega il vescovo, ha avuto origine quando, nel 2013, mercenari e fuorilegge di Ciad e Sudan “sono penetrati nel Paese, hanno vinto l’iniziale debole resistenza dell’esercito del Paese e sono avanzati verso la capitale, distruggendo e saccheggiando al loro passaggio tutto ciò che non era musulmano”. Il 23 marzo 2013 riuscivano a penetrare nella capitale e il loro leader si proclamava Capo dello Stato. “L’esercito regolare e la polizia, sconfitti, si sono dissolti, lasciando il Centrafrica in mano a questa milizia che per 9 mesi ha continuato a imperversare sulla popolazione cristiana e animista, risparmiando solo i civili musulmani”, finché “nello scorso mese di dicembre è sorto un movimento popolare di autodifesa, gli anti-balaka, che stanno commettendo gli stessi crimini, e anche di peggiori, contro la popolazione musulmana e dopo averla cacciata esercitano una sorta di controllo mafioso sul territorio”. Il nunzio riporta la testimonianza di un missionario, padre Justin, che in parrocchia ospita “un migliaio di musulmani”. “Oggi tutti i musulmani stanno pagando per le violenze di cui si sono resi colpevoli gli uomini della Seleka. Ecco perché molti di loro hanno cercato rifugio nei luoghi più sicuri e accoglienti: le parrocchie, i seminari, i conventi. Solo nella capitale, Bangui, circa 120mila persone sono accampate in una quarantina di edifici religiosi. Anche fuori dalla capitale varie parrocchie ospitano migliaia di islamici: a Bossangoa, Boda, Baoro, Bossemptele e, ovviamente, Carnot”.

16:23 - CRISI CENTRAFRICA: MONS. COPPOLA (NUNZIO), L’IMPEGNO DEI RESPONSABILI RELIGIOSI

L’impegno dei missionari, di tanti religiosi e religiose “che hanno scelto di restare accanto al popolo, anche in questi tempi così difficili”. Lo sottolinea monsignor Franco Coppola, nunzio apostolico nella Repubblica Centrafricana e in Ciad, raccontando le prime impressioni del suo servizio diplomatico in Centrafrica. La violenza di mercenari e fuorilegge provenienti da Ciad e Sudan - le milizie Seleka - e quella degli Antibalaka, che per vendicarsi dei primi colpiscono tutti i seguaci del Corano. Nel mezzo, una popolazione prostrata dalla violenza. “I soldati delle forze internazionali - afferma il nunzio apostolico - cercano d’interporsi tra le due fazioni, ma l’odio e il desiderio di vendetta per i torti subiti, antichi o recenti, è talmente forte che queste milizie sono di fatto incontrollabili, anche perché si confondono con la popolazione. I responsabili religiosi, sia cattolici che protestanti che musulmani, si stanno dando tanto da fare per far comprendere alla popolazione che deve rinunciare a farsi ‘giustizia’ da sé e deve piuttosto collaborare con le Autorità per la cattura e la consegna dei colpevoli,ma i torti subiti sono troppo atroci, la sfiducia nello Stato troppo grande, per ora, per calmare gli animi”. Purtroppo, le violenze in questi ultimi giorni hanno colpito anche uomini di Chiesa: Mercoledì Santo è stato sequestrato per quasi 24 ore il vescovo di Bossangoa con tre suoi sacerdoti; Giovedì Santo un sacerdote di quella stessa diocesi è stato fermato e ucciso. (segue)

16:07 - PASQUA 2014: MONS. ZENTI (VERONA), “IL VERO MOTORE DELL’IMPEGNO DEL CRISTIANO”

La Pasqua “è il senso del vivere sotto tre profili: le dà pienezza di valore, di significato e di orientamento”. Lo sostiene il vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, nel suo messaggio di Pasqua pubblicato sul settimanale diocesano “Verona Fedele”. Anzitutto “le dà pienezza di valore” perché la vita umana “è dono della gratuità dell’amore di Dio, nel suo essere creaturale e nel suo essere destinataria di salvezza” e “valore immenso” è l’uomo”. Ne consegue “il significato del vivere umano: vivere da creatura di Dio e persino da figlio nel Figlio, redento dal Figlio mediante il Mistero pasquale”. E siamo al terzo aspetto, l’orientamento: “La Pasqua è fondamentalmente orientamento verso la pienezza del vivere umano, dove ‘Cristo siede alla destra del Padre’, per evocare l’espressione della fede apostolica. Cristo, il Crocifisso Risorto, già è nella pienezza del suo essere. Giungere a Lui, per essere con Lui e in Lui risorti, è lo scopo dell’essere venuti al mondo. È quello il traguardo che fa da magnete alla speranza cristiana”. Ciò non significa “alienazione dalla storia e disprezzo delle piccole speranze che animano le nostre giornate”. Al contrario, “questa grande speranza è il vero motore dell’impegno del cristiano nel vivere quotidiano ed è il movente delle piccole speranze. Per non impantanarsi in mezzo al guado dell’inerzia e della rassegnazione, abbiamo bisogno di Pasqua”.

15:57 - PASQUA 2014: MONS. CAVINA (CARPI), “VINCERE L’EGOISMO”

“Gesù risorge per noi, per la liberazione totale dell’uomo da quell’unica schiavitù, che è radice e causa di tutte le complesse e tragiche manifestazioni di oppressione e di ingiustizia che soffocano l’esistenza: il peccato”. Lo scrive il vescovo di Carpi, monsignor Francesco Cavina, nel suo messaggio per Pasqua. Occorre allora “fare entrare la vita vera che promana dalla resurrezione, che vince l’egoismo e la durezza del cuore umano”. “Viviamo con lo sguardo e il cuore aperto verso tutti coloro che sperimentano le difficoltà, morali e materiali, del tempo presente e l‘incertezza per il futuro”, prosegue il presule facendo riferimento “ai giovani che cercano lavoro e desiderano creare una famiglia, agli imprenditori e ai lavoratori chiamati a competere in un contesto economico sempre più agguerrito, agli anziani che sperimentano l‘isolamento sociale e la solitudine: su di loro e su tutti noi si riversino copiosi i frutti di redenzione e di pace, nella speranza e fiduciosa certezza che la storia volge al bene, perché Cristo ha vinto la morte e ci ha liberati per sempre dal peccato. Il vescovo, che celebrerà la Messa di Pasqua alle 10.45 presso la tenda allestita all’Oratorio Eden di Carpi, affiderà quest’anno l’annuncio della resurrezione anche a Twitter. Il primo tweet stanotte intorno alle 23.30 al termine della veglia pasquale; “Francesco Cavina” è il suo account.

15:50 - PASQUA 2014: MONS. GALLESE (ALESSANDRIA), “AMARE TUTTI I NOSTRI FRATELLI”

“La comunione fraterna non si costruisce solamente quando si va tutti d’accordo, ma per l’intima natura della Chiesa - una comunione di fedeli ai quali sono affidati doni diversi per il bene comune - vive necessariamente contrasti e differenze di vedute”. Lo evidenzia monsignor Guido Gallese, vescovo di Alessandria, nel messaggio per Pasqua pubblicato sul settimanale diocesano “La Voce Alessandrina”. Ma “qui sta la sfida!”: “Quella di amarci comunque. Aldilà delle differenze di vedute, aldilà dei comportamenti sbagliati, aldilà di tutto perché la carità deve essere al di sopra di tutto e senza di essa anche le opere più grandi sono vane”. Di fronte “alla Pasqua, ovvero a Gesù che risolutamente ama il Padre e ama tutti noi fino alla morte e alla morte di croce, non possiamo non sentirci investiti della gioia di proclamare a tutti la bellezza di essere amati ‘gratis’. E non possiamo annunciarlo senza amare ‘gratis’ a nostra volta, pena la nostra credibilità”. Questo compito, conclude il presule, “è ben superiore alle nostre forze, pertanto non ci resta che implorare da Gesù quello che Egli vuole con grande gioia concederci: il dono del suo Amore. Lo Spirito che ci verrà donato dall’alto. Che questa nostra Pasqua sia un salto avanti nella nostra capacità di amare tutti i nostri fratelli, particolarmente i più lontani”.

15:33 - PASQUA 2014: MONS. GIUDICI (PAVIA), FARE “SPAZIO ALLA NOVITÀ”

“La forza di Gesù che vince la morte è per noi, suoi discepoli, ispirazione a rinnovare la speranza”. Lo sostiene monsignor Giovanni Giudici, vescovo di Pavia, nel suo messaggio per la Pasqua pubblicato sul settimanale diocesano “Il Ticino”. “È questa virtù - chiarisce - che spinge a riconoscere e a ricercare tutte le fessure della palizzata che sembra contenere inesorabilmente la nostra vita, fessure di luce, e cioè lo spuntare nell’aridità del nostro terreno d’iniziative coraggiose per il reinserimento lavorativo, l’offerta di gesti concreti di sostegno ad ogni collegamento che sia alleanza di persone per un bene maggiore, ad ogni piccolo o grande dono che offra aiuto ai poveri delle più diverse categorie”. Insomma, “è la Pasqua che ci ispira a riconoscere e a partecipare a incontri, dialoghi, concertazioni e impegni che facciano spazio alla novità della fiducia nella collaborazione all’interno della comunità cristiana e della società civile”. Ma “come faremo a tenere viva la proposta di luce e di forza che ci viene dalla Pasqua?”. Ed ecco la risposta: “Impariamo a fare nostra l’invocazione: ‘Signore, che nessun mattino venga a illuminare la mia vita, senza che il mio pensiero si volga alla tua Risurrezione’. Ci sia dato così il coraggio per rinnovare nel nostro quotidiano il dono di noi stessi nella misura vissuta da Gesù nella sua Pasqua”.

15:19 - PASQUA 2014: MONS. CATELLA (CASALE MONFERRATO), “UOMINI LIBERI E NUOVI”

“Ci è donata chiarezza di luce e di grazia, di speranza, di possibilità di cambiare la nostra storia di uomini che vivono nel recinto della morte; e questa possibilità e ricchezza ci è offerta dalla consapevole partecipazione alla liturgia pasquale che ‘fa memoria e rende presente’ l’evento pasquale”. È quanto afferma negli auguri pasquali sul settimanale diocesano “La Vita Casalese” monsignor Alceste Catella, vescovo di Casale Monferrato. Cristo “è la luce che risplende nella tenebra, ed ora possiamo davvero dire che è luce vittoriosa perfino sulla tenebra più fitta e altrimenti impenetrabile: quella della morte”. “Ogni domenica, poi, è Pasqua; è quel ‘giorno’ per l’uomo, quel ‘giorno’ che tutta la creazione attendeva. Ora, ogni uomo può finalmente dire di conoscere davvero il suo destino”, sottolinea il presule. “Dacché mondo è mondo, l’unica cosa ‘nuova’ - davvero e radicalmente nuova - in cui sperare, di cui illuminarsi, è la Risurrezione del Signore. Risurrezione destinata ad essere non solo sua ma comunicabile ad ogni uomo. Da allora anche noi crediamo ed attendiamo la ‘risurrezione della carne, la vita eterna’”. Dopo la Risurrezione “tutto deve ‘risorgere’, tutto deve cambiare: giudizio, pensieri, propositi, prospettive; per un’economia di vita e non di morte. Uomini liberi e nuovi, appunto. Un’umanità nuova chiamata a vivere nell’amore”.

15:06 - PASQUA 2014: MONS. GARDIN (TREVISO), “AL CUORE DELLA STORIA DELL’UMANITÀ”

“Felice come una pasqua” è il detto popolare, nel quale “c’è una grande verità cristiana”: “Per descrivere una contentezza incontenibile la paragona a quella che scaturisce dalla Pasqua”. Lo sottolinea monsignor Gianfranco Agostino Gardin, vescovo di Treviso, nel suo messaggio per la Pasqua, pubblicato sul settimanale diocesano “La Vita del Popolo”. “In questi giorni abbiamo bisogno di ripeterci che non esiste per il credente evento più sorprendente, più formidabile, più decisivo, più insperabile della Pasqua. La quale non è semplicemente il lieto fine - l’happy end - della storia (non della favola) di Gesù, che pareva concludersi in maniera terribilmente amara: è il lieto fine della vicenda di ognuno di noi”, aggiunge. La Pasqua “sta al cuore della storia dell’umanità e si pone come fatto contemporaneo ad ogni persona e ad ogni generazione; fatto che fa la differenza non solo per la vita e la morte di Gesù, ma anche per la nostra vita e la nostra morte”. Ma “questo lieto fine della vicenda di Gesù non è semplicemente effetto della ‘bacchetta magica’ di Dio Padre, l’onnipotente a cui nulla è impossibile, ma ha una ragione, una forza che lo determina, è il risultato di qualcosa che l’ha preceduto. Tutto questo ha un unico nome: si chiama ‘amore’”. Allora, “il suo e il nostro ‘lieto fine’ sono effetto del suo amore”.

14:56 - PASQUA 2014: MONS. DEPALMA (NOLA), “PER LA CRISI TROPPO SVALUTANO LA VITA”

“Non può esserci vera Pasqua nel nostro cuore senza guardare negli occhi il dolore del mondo che Cristo ha caricato sulla sua croce”. Lo afferma monsignor Beniamino Depalma, arcivescovo-vescovo di Nola. “La crisi, quella del lavoro, dell‘impresa, della politica e dei valori, proprio adesso sta causando i danni più drammatici: in tanti, in troppi hanno iniziato a svalutare il dono della vita”, denuncia il presule, che rivolge quattro appelli. A chi ha perso il lavoro l’arcivescovo dice: “Non isolatevi, non allontanatevi dalle persone che vi vogliono bene, non sentitevi rifiutati dalla società”. Ai familiari degli imprenditori, dei lavoratori e dei giovani che si sono tolti la vita sopraffatti dalla crisi, l’invito a lasciarsi “aiutare ad uscire dal guscio della paura e della disperazione” e a trasformare “il giusto e legittimo dolore, la rabbia, in un sano desiderio di giustizia e verità”. Ai politici, agli imprenditori e ai sindacalisti la richiesta di farsi “veramente carico della sofferenza della nostra terra, mettendo in campo progetti concreti per l‘occupazione e reti efficaci di formazione, assistenza e solidarietà”. Infine, ai sacerdoti, ai religiosi e ai laici impegnati della Chiesa di Nola, un impegno: “Come comunità impegniamoci in gesti concreti di sostegno alle famiglie che barcollano pericolosamente tra la vita e la morte”.

14:53 - PASQUA 2014: MONS. CANCIAN (CITTÀ DI CASTELLO), “RISORGIAMO CON GESÙ”

“Girando per la città, per suoi luoghi (l’ospedale, le scuole, le famiglie, le parrocchie) e incontrando le persone trovo non poche sofferenze: la miseria materiale in cui rischiano di sprofondare tante famiglie senza lavoro; l’angoscia dei giovani senza prospettive; ma anche la miseria morale che attecchisce quando mancano valori; l’angoscia che viene quando si è soli”, ma “noto, a volte con commozione, reazioni di grande dignità, di coraggio, persino di fiducia in mezzo a tribolazioni di ogni genere”. Lo scrive nel suo messaggio per Pasqua il vescovo di Città di Castello, monsignor Domenico Cancian. “La Pasqua non è l’happy end - il lieto fine - di una bella favola - prosegue il presule citando il Papa -. È la Speranza che illumina davvero il mondo, anche il nostro. Una Speranza che risponde alle domande più serie di ogni uomo”. Il messaggio è chiaro: “Quando tutto sembra perduto, nel momento in cui si affacciano lo scoraggiamento e la rassegnazione, possiamo rivolgerci a Lui con fiducia. Egli ascolta ogni uomo e ama ogni uomo. Dio agisce nella nostra vita. Possiamo fare esperienza di vita nuova seguendo la stessa strada di Gesù. Egli, proprio perché risorto si fa compagno ed amico di ognuno”. Insomma, conclude il vescovo, “malgrado le nostre follie Gesù risorge e ci fa risorgere con Lui”.

14:40 - PASQUA 2014: MONS. BUSTI (MANTOVA), “SIA MENO AMARA” A CHI SOFFRE

“Mi impressiona e commuove che anche il Figlio debba subire il silenzio del Padre proprio nei momenti più pesanti. E quando sta morendo tra gli insulti e lo scherno come fosse un fallito, ecco il grido più doloroso: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’”. Lo scrive monsignor Roberto Busti, vescovo di Mantova, sul settimanale diocesano “La Cittadella”, nei suoi auguri pasquali, che sono rivolti “innanzitutto a coloro che dal profondo del cuore sentono salire questo urlo di fede ferita: perché mi hai abbandonato?”. Di qui l’auspicio: “Sia meno amara la Pasqua di chi ha perso, magari all’improvviso, una persona cara: un figlio, una mamma o una sposa giovane, un papà ancora in forze, un giovane colmo di speranze... Non ci sono parole adatte: guardate al Crocifisso e riconoscetelo Risorto: è con lui che ricostruiremo ogni amore ingiustamente stroncato. Sia meno amara o possibilmente più dolce la Pasqua ai malati, agli anziani soli, a coloro che sono privati della libertà anche per i propri sbagli; a chi si è trovato senza lavoro e si sente mancare di dignità; ma anche agli immigrati che ci procurano qualche preoccupazione di collocamento, ma di cui conosciamo troppo poco la situazione che li ha spinti a sfidare anche la morte”. E sia Buona la Pasqua “di chi apre il cuore ad offrire consolazione e speranza a tutti coloro che ne hanno necessità”.

14:29 - PASQUA 2014: MONS. VECERRICA (FABRIANO- MATELICA), “UNA VITA MISSIONARIA”

“Si può ripartire sempre perché Gesù è vivo. Il Vivente. Per far riprendere vita ai suoi discepoli Egli non rimane una presenza inattiva. È una presenza che prende iniziativa per rispondere al nostro bisogno. Questo è sempre il punto di partenza. Solo la Sua iniziativa può farci ripartire!”. Lo sottolinea nel messaggio di Pasqua, pubblicato sul settimanale diocesano “L’Azione”, il vescovo di Fabriano-Matelica, monsignor Giancarlo Vecerrica. “L’iniziativa vera, l’attività vera viene - chiarisce il presule - dal Padre e chiedendo questa iniziativa divina, possiamo anche noi diventare suoi testimoni e collaborare perché: ‘Venga il tuo Regno, o Signore’”. Chi accetta d’inserirsi in questo inizio “può vedere come la vita rinasce, come la nostra esistenza riprende vigore. Questo è il Vangelo: l’annuncio buono che la vita ha un significato, un destino grande che mi valorizza. Allora sono chiamato a vivere non una vita comoda, bloccata, arida; ma una vita attiva, dinamica, tutta protesa a costruire, missionaria”. Per il vescovo, “quello che accade riconoscendo il grande Mistero di Cristo Risorto è che la vita, il reale rinasce, si rigenera: siamo una ‘nuova creatura’. Un essere umano che rinasce è una coscienza della realtà, una affezione e un abbraccio alla realtà. Ditelo e testimoniatelo a coloro che sono scoraggiati, sfiduciati, tentati di fuggire”.

14:14 - PASQUA 2014: MONS. GHIZZONI (RAVENNA-CERVIA), “RINNOVAMENTO E GUARIGIONE”

“La Pasqua è annuncio di speranza rivolto a tutte le situazioni più gravi e apparentemente perdute: è superamento della morte, è aperto il varco che ci permette di uscire per guarire e rinnovarci dalla sua corruzione”. Lo sottolinea monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia, nel suo messaggio per Pasqua pubblicato sul settimanale diocesano “RisVeglio Duemila”. “Si possono corrompere i rapporti umani, le amicizie; si possono corrompere gli accordi e i patti; a volte si corrompono le menti e i cuori, le coscienze e anche le vocazioni. Ma - osserva il presule - Qualcuno, come è successo a Lazzaro, ci chiama fuori e ci rimette in piedi, sciogliendoci dai legami. Non progettiamo funerali quindi, ma rinnovamento e guarigione, conversione e lotta spirituale”. Per l’arcivescovo, “non è necessario fare ricorso ai linguaggi apocalittici per riprendere coscienza che c’è un potere del maligno che si insinua e sfrutta le nostre debolezze umane e soprattutto quelle spirituali, per allontanarci dall’Agnello immolato e dalle schiere dei martiri e dei santi che lo seguono, per portarci ad adorare i falsi dei del mondo, sperando di farci precipitare nel vuoto e nel nulla”. Di qui il suggerimento: “Se siamo caduti, chiediamo perdono, a tutti; se siamo ancora dentro qualche schiavitù invochiamo aiuto dai fratelli, senza nasconderci, lasciandoci soccorrere”.

13:56 - PASQUA 2014: MONS. MUGIONE (BENEVENTO), “APPELLO PER IL LAVORO”

“Aprire il cuore e gli occhi sul volto dell‘uomo sfigurato dalla povertà, dall‘emarginazione, dall‘esclusione sociale”. Questo l’obiettivo del messaggio di Pasqua di monsignor Andrea Mugione, arcivescovo di Benevento. In particolare, spiega il presule, “intendo porre l‘attenzione sull‘emergenza della disoccupazione che è la prima sofferenza delle famiglie, degli adulti, dei giovani”. L’arcivescovo ricorda che “alla provincia di Benevento la grande crisi di questi anni ha inferto pesanti colpi sul piano occupazionale e socio economico”, perciò “aumenta continuamente il numero dei nuovi poveri” tanto che “i pasti giornalieri alla nostra mensa Caritas superano il centinaio”. Dopo aver ricordato l’impegno dell’arcidiocesi per i giovani, attraverso il Progetto Policoro, il presule rivolge “un appello a quegli imprenditori che offrono lavoro in nero affinché escano dal sommerso”. Un invito poi “a tutte le categorie, istituzioni, imprenditori ad attivarsi con più coraggio e creatività, sfruttando le risorse che ci sono e investendo in energie e professionalità”. Infine un appello “a tutte le forze politiche, ai sindacati, a tutti gli attori locali impegnati e a chi può investire parte del proprio denaro, perché s‘intraprenda ogni iniziativa per dare a tutti un lavoro dignitoso”.

13:53 - PASQUA 2014: MONS. TUZIA (ORVIETO-TODI), “GUARDARE ALLA REALTÀ CON OTTIMISMO”

“Se il Signore ha vinto la morte tutto è possibile. Se l’uomo sulla croce è di nuovo vivo, significa che il trionfo della violenza è soltanto passeggero, che l’ora delle tenebre è soltanto un breve spazio di tempo che non può impedire il sorgere di una nuova alba. Se il sepolcro del Cristo è vuoto, significa che tutti i sepolcri saranno, prima o poi, vuoti”. Lo evidenzia nel suo messaggio per Pasqua monsignor Benedetto Tuzia, vescovo di Orvieto-Todi. “Il nostro destino è una vita senza fine in una terra in cui la giustizia e la pace regneranno per sempre”, prosegue il presule. Ma non tutto è semplice: “Certamente i tempi sono duri. Certamente come cristiani dobbiamo batterci perché il bene trionfi e il male venga sconfitto”. Ma “la nostra opera servirà ben poco se non sapremo guardare alla realtà e agli uomini con simpatia e con ottimismo; se non sapremo cogliere in ogni fenomeno e in ogni giorno le tracce della presenza di Cristo Risorto”. Il Risorto, osserva monsignor Tuzia, “non ha abbandonato il mondo. Gustiamo e viviamo insieme, nella riconoscenza, questa certezza che si fonda sull’immenso amore che Dio ha per noi”.

13:48 - PASQUA 2014: MONS. MARTELLA (MOLFETTA), “UN MESSAGGIO DI SPERANZA”

“La Pasqua di Gesù è veramente un messaggio di speranza, la testimonianza che il lievito nella massa può ancora essere rinnovato, per spingere il tempo verso la sponda dell’autenticità, della bellezza e dell’amore e tirare il futuro di Dio dentro la pasta della storia umana”. Lo scrive monsignor Luigi Martella, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, nel suo messaggio per Pasqua pubblicato sul settimanale diocesano “Luce e Vita”. “Tante famiglie - ricorda il presule - sono nella sofferenza, o per motivi economici o perché toccate dalla morte, talvolta inaspettata e drammatica, di persone care. Sappiamo bene per quanti problemi le nostre comunità sono in sofferenza! E mentre esprimo ancora la mia vicinanza, mi permetto di sollecitare tutti a un impegno corale perché si possano lasciare presto alle spalle le ombre della notte”. Il vescovo esprime un auspicio: “Vorrei che noi tutti portassimo a compimento la Risurrezione di Gesù Cristo. Il Risorto, infatti, non significa semplicemente che Gesù non è rimasto nella tomba, ma Gesù che vince la morte è principio, seme di vita completamente nuova”. Naturalmente, la risurrezione “è completa”. Ma “manca la mia parte, manca la nostra partecipazione. Pertanto, ogni volta che il bene vince sul male, ogni volta che l’amore vince sull’odio, ogni volta che la generosità vince sulla povertà, si dà ‘compimento’ alla risurrezione di Gesù”.

13:35 - SOLIDARIETÀ: UCSI SIRACUSA, PANE IN DONO PER LE MENSE DEI POVERI

Un gesto di solidarietà. Viene dai giornalisti dell’Ucsi Siracusa e dell’Assostampa di Siracusa, in occasione del tradizionale incontro con l’arcivescovo di Siracusa Salvatore Pappalardo per lo scambio di auguri di Pasqua che si è svolto stamattina alle 10, nel salone dell’arcivescovado. I giornalisti, infatti, hanno donato il pane per le mense che assistono i disagiati e meno abbienti. Il presidente provinciale dell’Ucsi Salvatore Di Salvo e il segretario provinciale dell’Assostampa Siracusa Aldo Mantineo hanno dotato simbolicamente all’arcivescovo Pappalardo una forma di pane simboleggiante il calice e l’ostia e il pane all’Istituto delle suore Francescane Minissionarie di Maria che presta assistenza ai diversi nuclei familiari di siracusa in difficoltà, oltre ai migranti e minori. “Il nostro ruolo oggi è importante - ha detto monsignor Pappalardo - per raccontare la cronaca quotidiana di un territorio. Cristo risorto e glorioso è la sorgente profonda della nostra speranza e noi non dobbiamo perdere la speranza. In questi giorni assistiamo quotidianamente a tantissimi migranti che sbarcano sulle nostre coste siracusane per cercare la speranza di un futuro”. Per il presidente provinciale dell’Ucsi Salvatore Di Salvo, “la nostra comunicazione deve essere al servizio di un’autentica cultura dell’incontro, mettendo al centro l’uomo”.

13:28 - PASQUA 2014: MONS. DE LUCA (TEGGIANO), “COERENTE TESTIMONIANZA”

“Buona Pasqua… Non basta!”. È il parere di monsignor Antonio De Luca, vescovo di Teggiano-Policastro. “Buona Pasqua non basta - spiega il presule -, perché se proprio la Pasqua deve essere trascinata fuori dal grigiore e dalla stanchezza della monotonia dei giorni, allora deve diventare Santa Pasqua! Ossia provocazione a un rinnovato impegno nella cittadinanza, nell’affettività, nella festa, nelle fragilità umane, nella tradizione e nell’amore”. Pasqua resta “solo buona se nella logica di miopi ragionamenti ci accontentiamo dei nostri piccoli e individualistici successi, se siamo appagati dei nostri mediocri trionfi”. La Pasqua si trasforma “in Santa Pasqua solo se ci sentiamo afferrati dall’inquietudine per la salvaguardia del nostro ambiente, se il creato lo sentiamo come rivelazione del Divino, se ci prende un nodo alla gola per la notizia che immigrati e richiedenti asilo bussano alle nostre porte e sbarcano sulle nostre terre, e se noi siamo pronti a rimuovere i macigni che ci rendono calcolatori freddi ed insensibili”. La Pasqua può trasformarsi “in occasione di santità cristiana quando siamo in grado di dare una coerente testimonianza di speranza ai nostri giovani, se alle famiglie provate sappiamo porgere la mano per trasmettere non solo aiuto materiale, ma vicinanza cristiana, calore umano e sapore di Dio in ciò che diciamo e facciamo”.

13:21 - PASQUA 2014: MONS. REGATTIERI (CESENA-SARSINA), “NON È LECITO ESSERE TRISTI”

“Proliferano ancora oggi intorno a noi innumerevoli segni di morte e di distruzione. Ma noi siamo certi: dopo il buio splende la luce; anzi nel buio si fa strada, sempre, un germe di speranza. Perché è risorto! Perciò è possibile, uniti a Lui nella fede, far trionfare la Vita sulla morte!”. Lo scrive monsignor Douglas Regattieri, vescovo di Cesena-Sarsina, nel messaggio per la Pasqua pubblicato sul settimanale diocesano “Corriere Cesenate”. “Le nostre strade - afferma il presule -, penso a quelle dei giovani e di tante famiglie, si sono rabbuiate a causa dell’insicurezza economica, delle difficoltà relazionali, della cultura iperindividualista che chiude nella ricerca falsamente appagante di sé. Vedo intorno a me confusione, incertezza e tanta nebbia. Ma Egli ha dichiarato: ‘Io sono la Via’. Gesù risorto è la Verità!”. Perciò, il vescovo ripropone “la notizia che ‘È risorto” pensando anche ai due discepoli di Emmaus. E vorrei avere il loro entusiasmo per dire di nuovo a tutti: È risorto! Essi infatti a partire dall’incontro con Lui a tavola, sentirono nel loro cuore rinascere la speranza”. “Sì - conclude monsignor Regattieri -, con questa notizia non è più lecito a nessuno essere triste, lasciare che il mondo deturpi il nostro volto e i nostri cuori ormai resi gioiosi e liberati, perché lui ha detto: ‘Io sono la Verità’”.

13:05 - PASQUA 2014: MONS. MATTIAZZO (PADOVA), “ESSERE SORGENTE RINNOVATA”

“Gesù risorge! Ora è sempre con noi. La Pasqua che celebriamo è il cuore pulsante della vita per noi e per l’umanità intera. È la sorgente della nostra fede e della nostra speranza”. Così monsignor Antonio Mattiazzo, vescovo di Padova, augura una Santa Pasqua attraverso il settimanale diocesano “La Difesa del Popolo”. “Gli oltre cinquanta catecumeni che, in molte nostre comunità parrocchiali, ricevono pubblicamente i sacramenti dell’iniziazione cristiana nella veglia pasquale - osserva il presule -, ci fanno sentire palpabile l’esperienza viva del Crocifisso, che ci fa rinascere nel battesimo. E ci richiamano alla radice della nostra fede”. Di qui l’auspicio: “I segni pasquali dell’acqua, della luce e della vita che accompagnano le sacre liturgie della Pasqua siano segni vivi e reali che immettono energie divine nel nostro spirito”. Con Papa Francesco “chiediamoci che cieco nato, che Samaritana, che Lazzaro siano la nostra stessa vita... Che luce, acqua, parole di vita... portiamo nelle strade e negli incroci delle nostre esistenze”. “Lo Spirito di Dio, amore e amante della vita, ha risuscitato Gesù dal sepolcro e nella sua risurrezione ci fa sorgente, come Gesù, per vincere la tristezza e il disimpegno e affrontare con fiducia le prove della vita. In questa Pasqua - conclude - auguro a tutti voi di essere sorgente rinnovata”.

12:58 - PAPA FRANCESCO: QUESTA SERA LA VEGLIA PASQUALE. BATTEZZATI 10 CATECUMENI

Papa Francesco presiede questa sera, alle ore 20.30 nella Basilica Vaticana, la Veglia Pasquale. Durante la celebrazione verranno battezzati 10 catecumeni: il più piccolo ha 7 anni ed è italiano, il più grande è un vietnamita di 58 anni. Altri battezzandi provengono da Bielorussia, Senegal, Libano e Francia. Lo rende noto Radio Vaticana. Domani alle 10.15 il Papa presiederà in piazza San Pietro la Santa Messa del Giorno di Pasqua. Durante il rito verrà eseguito anche il canto pasquale degli Stichi e Stichirà della liturgia bizantina per ricordare che quest’anno l’Occidente e l’Oriente cristiano celebrano la Pasqua nello stesso giorno. Come da tradizione la piazza sarà abbellita da migliaia di fiori, omaggio dei floricoltori olandesi. Alle 12 il Papa, dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana, leggerà il Messaggio pasquale e impartirà la Benedizione Urbi et Orbi.

12:55 - PASQUA 2014: MONS. ALFANO (SORRENTO), “DALL’ANNUNCIO ALL’IMPEGNO”

“Pasqua, morte e risurrezione. È il centro della vita dei cristiani, del cammino di fede della Chiesa, è un messaggio forte per ogni uomo che vive su questa terra. E noi discepoli di Gesù non possiamo stare zitti”. Lo afferma monsignor Francesco Alfano, arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia, nel video messaggio di auguri per la Pasqua postato sul video Youtube della diocesi. “La morte e la risurrezione di Cristo sono due elementi che si contrappongono nella vita ordinaria”, osserva il presule, sottolineando che “il Vangelo di Gesù tiene insieme il dolore e la gioia, il peccato e la grazia. Com’è bello guardare a Cristo così, com’è vero l’incontro con Lui che ci rende tutti capaci di superare noi stessi”. Ma non siamo solo annunciatori: “I cristiani che si scambiano l’augurio pasquale e offrono al mondo questo messaggio di speranza e di impegno concreto sono immediatamente e sempre più chiamati a una responsabilità diretta”. Di qui l’invito: “Andiamo incontro agli altri, ci guardiamo negli occhi, apriamo il cuore soprattutto a chi non ce la fa, a chi è solo, a chi avverte il peso della vita e non sente più dentro la forza per continuare a lottare”. E a quanti in questo momento vivono situazioni di sofferenza e a tutte le famiglie l’arcivescovo assicura: “C’è speranza anche per te!”.

12:35 - PASQUA 2014: MONS. GIULIODORI (MACERATA), “IL CONTRASSEGNO DELLA VERA FEDE”

“Nella vita ci possono essere tanti motivi per essere felici e per gioire, ma tutti hanno limiti e un termine sicuro con la morte. Il nostro cuore però cerca qualcosa di più, desidera una gioia che non abbia fine. E il cuore non si sbaglia, nel suo desiderio non ci inganna”. Così monsignor Claudio Giuliodori, amministratore apostolico di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, nel messaggio per la Pasqua pubblicato sul settimanale diocesano “Emmaus”. “Piuttosto - prosegue il presule - siamo noi ad ingannarlo accontentandoci di gioie effimere e passeggere. Pensando di moltiplicare le occasioni per essere felici contrabbandiamo la gioia con il piacere, spesso illusorio ed effimero”. Così “mentre noi facciamo fatica ad imboccare la via della gioia, il Signore ce la offre attraverso il mistero pasquale. Questo spiega perché uno dei frutti più preziosi della morte e risurrezione del Signore sia proprio la gioia. È quanto lui stesso promette e dona ai suoi discepoli dopo averli invitati a vivere il comandamento nuovo dell’amore e a seguirlo sulla via della salvezza”. In realtà, “il Signore non ci dona una consolazione passeggera o un momento di ebrezza fugace. Ci chiama a vivere in quella gioia che nulla e nessuno può toglierci perché è legata alla sua presenza di Risorto in mezzo a noi”. Per questo, “la gioia profonda del cuore è il contrassegno della vera fede”.

11:55 - DIOCESI: PADOVA, “PUNTI DI S… VISTA IN CITTÀ” IN VISTA DELL’ESTATE

In vista dell’estate, la Caritas di Padova è pronta ad offrire ai giovani nuove occasioni di servizio, incontro e formazione fuori dagli schemi classici del volontariato estivo. Il progetto “Punti di S… vista in città”, che si terrà dal 27 luglio al 3 agosto, è un campo di servizio e condivisione in alcuni contesti della città, aperti anche d’estate, per provare a guardare Padova con occhi diversi, oltre i luoghi comuni e gli stereotipi. “Si faranno esperienze, anche se piccole, di servizio con chi vive difficoltà lontane dalle nostre realtà - spiegano i responsabili della Caritas - vivendo un’esperienza di gruppo nella semplicità e nella condivisione. Il campo proporrà momenti di servizio, testimonianze di chi si impegna nel concreto a vivere la solidarietà, visite a realtà significative della città e naturalmente anche del sano tempo libero e di divertimento”. La Caritas di Padova condivide anche le iniziative di altre Caritas per offrire ai giovani l’opportunità di vivere nuove avventure anche ad Atene, Tunisi e Lampedusa. Per avere maggiori informazioni è possibile sfogliare il catalogo di proposte estive di volontariato sul sito www.caritaspadova.it.

11:26 - PASQUA 2014: MONS. PELLEGRINI (CONCORDIA-PORDENONE), “ATTACCATI ALLA SPERANZA”

“La risurrezione di Gesù è un’ancora che gettiamo per tenerci attaccati alla speranza. Infatti abbiamo sempre viva la possibilità, soprattutto nei momenti di fatica e di difficoltà, nelle preoccupazioni e nelle prove della vita, di rivolgerci a Cristo, di parlargli e di incontrarlo perché Lui è vivo, ha vinto la morte ed è presente nella vita di ogni giorno”. Lo afferma monsignor Giuseppe Pellegrini, vescovo Concordia-Pordenone, nel suo messaggio di Pasqua pubblicato sul settimanale diocesano “Il Popolo”. La fede nella risurrezione “non ci fa scappare via dalla storia e dal tempo in cui viviamo, per tuffarci in un’altra dimensione. Ci fa invece amare sempre di più l’umanità e le nostre comunità, ci fa amare il tempo presente e ci fa incontrare in modo nuovo le persone”. Risuoni “l’invito pasquale a non aver paura di entrare nella gioia della risurrezione, perché con Gesù è iniziata un’umanità nuova, dove possiamo trovare nuovi segni di gioia e di speranza”. Sono tanti, infatti, “i gesti di accoglienza e di solidarietà che ci sono nelle nostre comunità e nelle nostre famiglie. Non sono riportati nei giornali, ma sono scritti nel libro della vita”. Anche lo stile di vita e la testimonianza di Papa Francesco “sono uno stimolo a non aver paura, a sentire Dio più vicino, che non ci abbandona e non ci lascia soli, a credere che anche ai nostri giorni è possibile una vita migliore”.

11:13 - PASQUA 2014: MONS. URSO (RAGUSA), “LA BUONA NOTIZIA” DA TRASMETTERE

“Annunciare che Cristo è risorto, senza paura, senza vergogna e senza trionfalismi, è la ‘buona notizia’ che dobbiamo trasmettere a tutti coloro che camminano con noi lungo il sentiero della vita”. Di questo compito che è della “Chiesa” e cioè di “tutti” parla monsignor Paolo Urso, vescovo di Ragusa, sul periodico “Insieme”. “Annunciare che Cristo è risorto - spiega il presule - vuol dire immettere nel mondo ‘germi di risurrezione capaci di rendere buona la vita, di superare il ripiegamento su di sé, la frammentazione e il vuoto di senso che affliggono la nostra società’”. Ricordando una poesia di Blaise Cendrars, “Pasqua a New York”, “un testo duro, amaro, triste, ondeggiante tra scetticismo, disperazione, preghiera e supplica”, monsignor Urso si chiede: “Quale Pasqua vivono tanti uomini e tante donne che noi conosciamo e che sperimentano solitudine, malattia, tristezza e angoscia?”. Dunque, “annunciare che Cristo è risorto esige l’impegno concreto perché tutti gli uomini possano vivere nella libertà e nella pace e, nella sofferenza, sperimentare la vicinanza e la solidarietà degli altri”. Il presule conclude i suoi auguri con le parole di Benedetto XVI: “Saremo davvero e fino in fondo testimoni di Gesù risorto quando nelle nostre parole e, più ancora, nei nostri gesti, si potrà riconoscere la voce e la mano di Gesù stesso”.

11:04 - PASQUA 2014: MONS. CERRATO (IVREA), “IL DONO DELLA SALVEZZA È LA VITA NUOVA”

“Riviviamo nella Pasqua del Signore la reale possibilità di una vita davvero nuova!”, anche se “la nostra esistenza di ogni giorno sembra contraddire questa novità: vediamo in noi gli stessi difetti, le stesse difficoltà, i medesimi peccati; ci sembra che nulla cambi lungo lo scorrere del tempo; e siamo tentati di pensare che questo annuncio di novità sia un bell’annuncio poetico, una bella favola, ma favola...”. Lo scrive monsignor Edoardo Cerrato, vescovo di Ivrea, nel suo messaggio di Pasqua, pubblicato sul settimanale diocesano “Il Risveglio Popolare”. La novità è il fatto che “la redenzione è in atto: il Signore, se ci rivolgiamo a Lui, ci accoglie nel Suo abbraccio salvifico, così come siamo; se Glielo chiediamo pentiti, ci dona il Suo perdono e ci rende capaci di ricominciare, di guardare i nostri limiti e i limiti altrui con la serenità di chi è certo di essere guardato” con lo sguardo di amore di Cristo. “Oggi come allora l’incontro con Cristo - evidenzia il presule - avviene dentro alla nostra umanità, fatta di bene e di male, di riuscite e di sconfitte... Oggi come allora il dono della salvezza è la vita nuova: non un’illusione, ma una realtà che accade, poiché la salvezza è una Presenza: non siamo più da soli con il nostro niente; Cristo è ‘qualcosa che ci sta accadendo’! Cristo risorto è Cristo presente: qui, oggi, dentro la concreta esistenza delle nostre giornate”.

10:53 - DIOCESI: MOLFETTA, AL VIA LA X EDIZIONE DELLE ECCLESIADI

Al via la decima edizione delle “Ecclesiadi”, le olimpiadi sportive tra le parrocchie della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, che quest’anno sono ispirate al tema “È più bello insieme”: 800 partecipanti iscritti, giovani e non, provenienti da 27 parrocchie, competeranno e si sfideranno in 40 discipline sportive, dalle più conclamate - calcio, calcetto, volley, atletica, nuoto, tiro con l’arco, ciclismo - a quelle più “domestiche” - scopa, briscola, burraco, tennis tavolo - con gironi per tesserati e non tesserati, maschile e femminile. L’obiettivo è “fare opera di evangelizzazione attraverso il linguaggio dello sport e delle sue discipline”. L’iniziativa è promossa dall’Ufficio per la pastorale del tempo libero, sport, turismo e pellegrinaggi, dalla Pastorale giovanile, con il patrocinio dei quattro Comuni della diocesi, con la fattiva collaborazione dell’Azione Cattolica diocesana e dell’Anspi. Martedì 22 aprile nella sala consiliare del Comune di Molfetta la conferenza stampa di presentazione delle “Ecclesiadi 2014”. Domenica 27 aprile nella parrocchia San Domenico (Molfetta) monsignor Domenico Amato, vicario generale, nella messa darà mandato agli organizzatori e ai partecipanti di avviare le Ecclesiadi. Mercoledì 30 aprile a piazza Meschino (Giovinazzo) la cerimonia d’apertura delle “Ecclesiadi 2014” officiata dal vescovo Luigi Martella.

10:34 - PAPA FRANCESCO: PREGHIERA PER VITTIME E FAMILIARI DEL NAUFRAGIO IN COREA

“Vi invito a unirvi alla mia preghiera per le vittime del tragico naufragio in Corea e per i loro familiari”. È il tweet appena pubblicato sul profilo di Papa Francesco, per esprimere vicinanza alle persone coinvolte nel naufragio del traghetto sud-coreano affondato due giorni fa con 475 persone a bordo, tra cui 352 studenti. Al momento sono 28 i morti accertati mentre i dispersi sono 268.

10:29 - PASQUA 2014: MONS. PISANELLO (ORIA), “NON PIÙ SCHIAVI, MA LIBERI”

“Siamo schiavi di chi ha il potere della morte, e siamo tenuti in schiavitù perché abbiamo timore della morte”. Lo afferma nel suo messaggio per Pasqua da monsignor Vincenzo Pisanello, vescovo di Oria. “L’uomo è stato creato per la vita, non solamente quella biologica, ma anche e soprattutto quella soprannaturale - osserva - e quando l’inganno del principe di questo mondo gli fa percepire che la morte è la fine di ogni cosa, questa fragile creatura s’intimorisce e, desiderando la vita per sempre, si lascia incatenare da questa paura. Così il peccato genera la morte e la morte, incutendoci paura, ci tiene prigionieri”. In realtà, “dobbiamo riconoscere, in tutta verità, che non siamo capaci di liberarci dalla paura della morte, e così rimaniamo schiavi!”, ma lo Spirito di Dio, “che è Signore e dà la vita”, “resuscitando Gesù dalla morte ha infranto definitivamente le catene della schiavitù dell’uomo”. Così il grido della notte di Pasqua “È risorto!” non si riferisce “solo alla persona di Gesù, ma all’intera umanità! Tutto l’uomo, ogni uomo che si consegna nelle mani del Padre attraverso l’umanità di Gesù, è risorto, è vivo, ha sconfitto la morte e la paura di questa! L’uomo non è più schiavo, è libero, è liberato dal Cristo risorto”. “Professare la propria fede nella resurrezione è riconoscere il proprio stato di libertà”, conclude.

10:08 - DIOCESI: MILANO, QUESTA SERA NELLE VEGLIE PASQUALI SARANNO BATTEZZATE 146 PERSONE

Oggi, Sabato Santo, l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, celebrerà alle ore 21 in duomo la solenne veglia pasquale di Risurrezione. Durante la veglia i catecumeni riceveranno il Battesimo: in tutta la diocesi saranno complessivamente 146 persone (49 uomini, 97 donne, 42 italiani e 104 stranieri); 14 di loro (5 cinesi, 5 italiani, 3 albanesi, 1 giapponese) riceveranno il battesimo in duomo dal cardinale Scola. Tra loro ci sarà anche Majlinda Memetaj (34 anni), nata in Albania, oggi residente a Varese e impiegata alla Casa don Guanella di Barza d’Ispra. “Sono nata in una famiglia di tradizione musulmana - racconta -. Quando è caduto il regime, la situazione è cambiata. Nel mio quartiere sono arrivare alcune suore francescane. Conoscendo l’italiano, ho iniziato ad aiutarle come interprete e così ho avuto modo di apprezzarle”. A Cremeno (Lc), nella parrocchia della Natività della Beata Vergine Maria, sarà battezzata Sonia Tortoreto, 29 anni, laureata in lingue, sposata e con una bimba di 5. Riceveranno il Battesimo nella parrocchia dei Santi Apostoli Pietro e Paolo a Uboldo (Va) Altjon Marco Nushai (30 anni) e sua moglie Entela Maria (27 anni), di origini albanesi. Come spiega Altjon, “la spinta più grande è venuta dai messaggi di Papa Francesco: oggi la gente ha bisogno delle sue parole. È una persona fantastica”.

10:00 - PASQUA 2014: MONS. SOLMI (PARMA), “DALLA MORTE LA VITA”

“Dalla morte del Nazareno in croce viene la nostra vita!”. Lo scrive monsignor Enrico Solmi, vescovo di Parma, nel messaggio per la Pasqua pubblicato sul settimanale diocesano “Vita Nuova”. La Pasqua “ci è data nel battesimo” ed “è portata al culmine nell’Eucaristia, che tutto alimenta e sostiene. Siamo grati alla Vita che ci ha redenti; non calpestiamo il sangue del Signore, ma rinnoviamo - anche tra le lacrime - il dono del nostro battesimo, rendiamolo visibile, con le azioni e gli atteggiamenti di quella veste bianca, che ci è stata tolta di dosso, ma deve restare dentro e sempre rinnovarsi”. Per tutti “chiedo di potere godere del dono del Signore”: “Per i tanti che non se ne rendono conto” e “per chi non può ricevere Eucaristia e Perdono sacramentale, ma ha nel suo battesimo la Pasqua del Signore”. Buona Pasqua “alle persone e alle famiglie segnate dal lutto e dalla mancanza di persone amate”; “a chi regge la cosa pubblica, perché la Pasqua segna un passaggio ad un mondo nuovo che si apre con lo sforzo di tutti, anche di coloro che credono all’amore, sanno resistere per dare lavoro, per sovvenire alle necessità dei poveri; sanno resistere all’inumano ritornello dell’interesse chiuso in sé stesso e sui vantaggi di pochi, che dolore e sconforto ha causato”.

09:26 - DIOCESI: MONS. SANTORO (TARANTO), SERVONO “RESPONSABILITÀ E IMPEGNO SERIO” (2)

“Ora però dobbiamo avere fede di piantare fiduciosi il seme nella terra affidandolo ad essa, fidandoci di Dio - ha affermato monsignor Santoro -. Il Cristo morto è proprio questo seme che deve essere calato in profondità, occultato agli occhi, ma non al cuore, perché sappiamo che lui è presente e allora si sprigionerà la vita. Seguiamo il Cristo che muore per i nostri peccati e ci ridona la vita! Ma allora pentiamoci dei nostri peccati personali e sociali, convertiamoci e avremo la pace”. “Vogliamo lasciarci riconciliare dal Signore - ha aggiunto - e così essere costruttori di solidarietà e di speranza per noi per la nostra città ferita per tutta la nostra società”. Rivolgendo in preghiera al Signore, il presule ha concluso: “Ti preghiamo per tutti; particolarmente per gli ammalati, specialmente le vittime dell’inquinamento, per i disoccupati, per i lavoratori e i bambini. Ti preghiamo per i giovani, che non siano costretti ad emigrare per studiare e per lavorare. Ti preghiamo per quelli che ci governano: che lo facciano davvero, che siano saggi, efficienti e che costruiscano il bene comune. Ti preghiamo per la Chiesa: che cresca nell’amore e che con Papa Francesco sta offra a tutti la misericordia del Signore, che nessuno si senta escluso dall’amore di Dio”.

09:25 - DIOCESI: MONS. SANTORO (TARANTO), SERVONO “RESPONSABILITÀ E IMPEGNO SERIO”

“Il nostro popolo in questo periodo potrebbe scoraggiarsi perché tanti miglioramenti auspicati e invocati tardano ad arrivare, a povertà si aggiunge povertà, a sfiducia altra sfiducia”. Lo ha affermato monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, nel discorso della processione dei Misteri. “Se osservo le richieste senza numero da parte dei nostri poveri, le aziende che stentano o che chiudono, la fila di coloro che perdono il posto di lavoro, è inevitabile che la mia preghiera si fa più intensa”, ha sostenuto il presule. Dio “non ci lascerà perire sotto la sferza dei nostri problemi, perché lui, semplicemente ci vuole bene, ci ama. Chiede però la nostra responsabilità e il nostro impegno serio”. Ma, ha avvertito l’arcivescovo, “l’invito costante al perseguimento del bene comune non è un invito di circostanza ma un dovere ed un bisogno per questa Città. Non possiamo continuare a essere divisi. Né tantomeno possiamo pensare di costruire qualcosa di serio facendo a meno gli uni degli altri, o semplicemente lamentandoci”. Certo, “il quadro è drammatico e duro. Gli effetti della crisi si stanno facendo sentire ora nella loro virulenza, ma non possiamo lasciarci inghiottire dalle tenebre, perché è possibile, tangibile, riscontrare tante manifestazioni luminose”. (segue)

09:01 - PAPA FRANCESCO: VIA CRUCIS, “IL MALE NON AVRÀ L’ULTIMA PAROLA” (2)

“Di fronte alla Croce di Gesù - ha affermato Francesco -, vediamo quasi fino a toccare con le mani quanto siamo amati eternamente; di fronte alla Croce ci sentiamo ‘figli’ e non ‘cose’ o oggetti, come affermava San Gregorio Nazianzeno rivolgendosi a Cristo con questa preghiera: ‘Se non fossi Tu, o mio Cristo, mi sentirei creatura finita. Sono nato e mi sento dissolvere. Mangio, dormo, riposo e cammino, mi ammalo e guarisco. Mi assalgono senza numero brame e tormenti, godo del sole e di quanto la terra fruttifica. Poi, io muoio e la carne diventa polvere come quella degli animali, che non hanno peccati. Ma io, cosa ho di più di loro? Nulla, se non Dio. Se non fossi Tu, o Cristo mio, mi sentirei creatura finita’”. “O nostro Gesù - ha aggiunto il Papa - guidaci dalla Croce alla Resurrezione e insegnaci che il male non avrà l’ultima parola, ma l’amore, la misericordia e il perdono. O Cristo, aiutaci a esclamare nuovamente: ‘Ieri ero crocifisso con Cristo; oggi sono glorificato con Lui. Ieri ero morto con Lui, oggi sono vivo con Lui. Ieri ero sepolto con Lui, oggi sono risuscitato con Lui’”. Infine, ha concluso, “tutti insieme ricordiamo i malati, ricordiamo tutte le persone abbandonate sotto il peso della Croce, affinché trovino nella prova della Croce la forza della speranza, della speranza della Resurrezione e dell’Amore di Dio”.

09:00 - PAPA FRANCESCO: VIA CRUCIS, “IL MALE NON AVRÀ L’ULTIMA PAROLA”

“Dio ha messo sulla Croce di Gesù tutto il peso dei nostri peccati, tutte le ingiustizie perpetrate da ogni Caino contro suo fratello, tutta l’amarezza del tradimento di Giuda e di Pietro, tutta la vanità dei prepotenti, tutta l’arroganza dei falsi amici”. Lo ha detto ieri sera Papa Francesco, in una breve meditazione al termine della Via Crucis al Colosseo nel Venerdì Santo, alla presenza di oltre 40mila persone. “Era - ha spiegato il Pontefice - una Croce pesante, come la notte delle persone abbandonate, pesante come la morte delle persone care, pesante perché riassume tutta la bruttura del male”. “Tuttavia - ha proseguito - è anche una Croce gloriosa come l’alba di una notte lunga, perché raffigura in tutto l’amore di Dio che è più grande delle nostre iniquità e dei nostri tradimenti”. Nella Croce, ha osservato il Santo Padre, “vediamo la mostruosità dell’uomo, quando si lascia guidare dal male; ma vediamo anche l’immensità della misericordia di Dio che non ci tratta secondo i nostri peccati, ma secondo la sua misericordia”. (segue)

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