Diocesi: mons. Ambrosio (Piacenza-Bobbio), “la fede è l’anima dell’amore e della comunione”

“Sant’Antonino dice oggi a questa sua comunità: sei stata forte, coraggiosa e generosa, riprendi ora il cammino con slancio e con fiducia. Oltre a rivolgerci l’invito a non dimenticare né l’esperienza della fragilità, di cui siamo fatti, né l’esperienza di condivisione che abbiamo sperimentato, Antonino ci indica la fonte da cui deriva la carità: l’uomo è fatto per la comunione con Dio e con i fratelli e la fede è l’anima dell’amore, della comunione. Se l’uomo si chiude in se stesso e ricerca solo il suo interesse, fa di se stesso un idolo”. Lo ha detto questa mattina mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, nell’omelia della messa per la festa del patrono della città e della diocesi, celebrata nella basilica cittadina dedicata al santo.
Antonino – vissuto durante la persecuzione cristiana voluta dall’imperatore Diocleziano – era “un giovane che viveva la condizione comune della vita, senza un abito particolare – un laico, diremmo oggi – o un ruolo specifico, un giovane con un cuore libero e ricco di amore per Dio e per tutti, grazie alla fede in Cristo: questo è ciò che conta, quello che noi siamo nel nostro cuore e che testimoniamo con la nostra vita”.
Il vescovo si è soffermato anche sul significato particolare di una festa patronale al tempo della pandemia vissuta “più interiormente per l’enorme peso di sofferenza per i tanti morti e per l’ansia per i contraccolpi a livello di attività economica e di posti di lavoro”, ricordando come i piacentini abbiano riscoperto “l’appartenenza a un popolo che si è rinnovato in fraternità e ha saputo dire il suo ‘eccomi’ dinanzi all’enorme compito di aver cura della vita dei fratelli” con “generosità, coraggio, collaborazione e altruismo”. Un riscoprirsi comunità sottolineato con l’assegnazione del premio “Antonino d’oro” non a una singola persona come da tradizione, bensì alla città e alla provincia di Piacenza.

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