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Ripensare l'autonomia
Dopo il congelamento dei finanziamenti Ue

È arrivata come una doccia fredda nella calura estiva siciliana la decisione della Commissione europea di bloccare i finanziamenti alla Regione Sicilia a causa di "irregolarità nell'assegnazione degli appalti e carenze significative nel funzionamento dei sistemi di gestione di controllo". "Congelati" quindi i fondi europei, anche se dalla Regione fanno sapere che si è ancora in fase interlocutoria e che "sono falsi i riferimenti a un importo di 600 milioni di euro a fronte di una reale cifra, di gran lunga inferiore, di 217 milioni". La decisione della Commissione ha comunque delle ricadute sulla finanza siciliana, impedendo alla Regione di continuare a spendere i soldi del Fers in attesa che arrivi un piano che metta ordine nel settore. Questa decisione dell'Ue fa seguito a un altro provvedimento di sospensione dei pagamenti avuto a gennaio: in quell'occasione furono contestate alla Regione violazioni di norme comunitarie nella spesa dei fondi e subito da Palazzo d'Orleans promisero d'intensificare i controlli; da quanto scritto dalla Commissione Europea, tuttavia, a distanza di 6 mesi nulla sembra essere cambiato. "Non è stata intrapresa - scrivono da Bruxelles - nessuna misura correttiva".

Una crisi di credibilità. Attualmente la Regione Sicilia vede bloccati quei fondi che servivano per interventi strutturali. Riflette sulle conseguenze immediate e le maggiori ricadute Giuseppe Notarstefano, docente alla facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Palermo: "In primo luogo, occorre ricordare che non si tratta, almeno per adesso, di revoca ma solo di congelamento in attesa di chiarimenti richiesti dalla Commissione in ordine agli appalti". Tale congelamento "ha un effetto immediato sulla situazione della 'cassa' regionale poiché la tesoreria regionale ha anticipato somme che pensava di riavere in breve tempo, pertanto il primo effetto è un aggravamento della situazione di liquidità della Regione". Ma c'è anche un secondo effetto: "Mi riferisco alla crisi di credibilità e di fiducia sulla capacità di gestione dei fondi da parte sia dell'amministrazione sia del governo isolano", evidenzia il docente. "Questo secondo aspetto si può rintracciare nella non chiara vicenda del declassamento che di recente un'importante agenzia di credito internazionale stava per fare, ma di fatto ha bloccato per 'mancanza di informazioni richieste e non ottenute dalla Regione'".

Visione miope. I fondi europei bloccati "sono relativi a investimenti strutturali, ossia relativi ad ambiti d'intervento su cui la spesa ordinaria regionale non ha più capacità di programmazione, visti i vincoli stringenti che il bilancio corrente ormai consegna agli esercizi in termini soprattutto di spese ordinarie per il personale". Inoltre "si tratta d'investimenti relativi a obiettivi che dovrebbero teoricamente essere di carattere infrastrutturale e con un beneficio di medio-lungo periodo, pertanto necessari per la crescita e con un potenziale effetto di moltiplicatore per gli investimenti privati". Per Notarstefano, tra gli errori commessi dalla Regione Sicilia in questi anni, "entra in gioco la visione miope della classe politica regionale che, attraverso dirigenti e amministrativi compiacenti perché nominati sulla base di criteri discrezionali e fiduciari, si preoccupa soltanto di programmare la spesa in modo da rispondere a esigenze di brevissimo periodo e di consenso. In ciò hanno colpa anche gli elettori siciliani, che da sempre hanno preferito chiedere la soddisfazione di bisogni personali (o familiari o di 'clan' in senso sociologico) piuttosto che chiedere alla politica di occuparsi della produzione di beni pubblici ricercando il bene comune e l'interesse collettivo".

Questione di responsabilità. Sono diversi gli aspetti da modificare nella macchina amministrativa siciliana, per il docente. "Il primo intervento - spiega - è sul bilancio regionale (le famose 'carte in regola' che evocava simbolicamente Piersanti Mattarella), che va bonificato attraverso una serie di revisioni ed eliminazioni di partite ormai inesigibili. Tra l'altro, occorre anche registrare e riconsiderare le diverse operazioni finanziarie di cartolarizzazione del debito, da riformulare alla luce delle attuali condizioni di mercato". Il secondo intervento è "nella linea della Spending Review attuata dal Governo Monti e passa per la strada dolorosa del ridimensionamento del personale regionale, ma anche dalla sua qualificazione e valorizzazione in termini di erogazione di servizi e benefici per i cittadini". Il terzo obiettivo, sottolinea Notarstefano, "è più ambizioso e ha che fare con il recupero di un rapporto sano tra politica, partiti e società regionale. Da quando è stata pensata l'Autonomia regionale si è rivelata uno strumento incapace di realizzare una sorta di 'responsabilità' collettiva, anzi ha prodotto effetti totalmente contrari. Quello di cui abbiamo bisogno è d'interpretare, culturalmente, socialmente, economicamente prima che politicamente, un'Autonomia responsabile, capace di esercitare doveri prima che diritti e di proiettarsi in senso sussidiario nel contesto europeo e comunitario".

a cura di Marilisa Della Monica

(27 luglio 2012)


 


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