Molto spesso la burocrazia che costella il percorso delle nuove famiglie rende l'iter per le adozioni internazionali travagliato e difficile. Per venire incontro alle esigenze sia dei genitori sia dei bambini, la Regione Friuli Venezia Giulia ha incominciato a compiere dei passi importanti per la velocizzazione della macchina burocratica. Grazie ad un protocollo firmato nelle scorse settimane a Trieste e condiviso dai diversi attori che operano in questo settore, si vuole porre l'obiettivo di "creare un sistema integrato e coordinato in materia di adozioni internazionali", in grado di "svolgere un'efficace azione di sostegno e accompagnamento tanto ai minori che cercano una nuova famiglia, quanto alle coppie le quali, con scelta libera e responsabile, si offrono di adottare un bimbo straniero".
I firmatari. Al protocollo hanno aderito soggetti istituzionali e non, in primis la Regione, chiamata a stimolare la nascita di una rete di servizi che possano operare in sinergia e senza sovrapposizioni; quindi, i servizi sociali dei Comuni, consultori familiari delle aziende sanitarie, magistratura minorile, terzo settore, le tre associazioni autorizzate a operare sul territorio regionale - "I Fiori semplici Onlus", "International Adoption" e "Adozioni senza frontiere onlus" - e, non da ultimo, l'Ufficio scolastico regionale, in considerazione del fatto che l'età dei bambini adottati dal 2000 a oggi è in crescita - sei anni di media - e oltre al tema dell'integrazione nella nuova famiglia c'è spesso da affrontare anche quello altrettanto delicato dell'inserimento scolastico.
Le finalità. Da moltissimo tempo l'Italia si pone tra i primissimi posti in fatto di adozioni internazionali. Nel 2010 sono state più di 4.000 le coppie che si sono rese disponibili a diventare padre e madre di un bambino proveniente da un Paese straniero e questi numeri fanno sì che il nostro Stato sia al secondo posto nel mondo, dietro agli Stati Uniti, come numero di adozioni. Nel solo Friuli Venezia Giulia lo scorso anno si sono avute ben 75 adozioni internazionali. Con questo protocollo si gettano pertanto "le basi per mettere in stretta relazione i diversi attori, al fine di lubrificare ingranaggi che devono muoversi senza intoppi", ha sottolineato Paolo Sceusa, presidente del Tribunale per i minorenni. Tutti i soggetti coinvolti, ciascuno con il proprio bagaglio di esperienze e professionalità, sono chiamati quindi a concorrere nel facilitare il percorso dell'adozione, che generalmente si presenta lungo e tortuoso, non privo di difficoltà legate anche alle norme dei Paesi di provenienza dei bambini, nonché impegnativo sotto il profilo economico. Il sostegno avrà inizio da subito, con la valutazione dei potenziali genitori, per selezionare le coppie più adatte e per aiutarle a riflettere sulla propria scelta, che prosegue con il primo contatto, dove incomincia a fondarsi il rapporto, che culminerà con l'accoglienza, dalla quale dovrà generarsi un legame intimo e duraturo, non inferiore a quello generato dall'appartenenza biologica. Attraverso il raccordo di tutti questi diversi soggetti coinvolti si creerà un sistema di riferimento coerente e che potrà offrire certezza ai diritti di ciascuno, tanto della coppia, quanto del bambino.
I pareri delle famiglie adottive. "Parlando con diversi genitori ho capito che il problema più grosso sono i tempi burocratici che devono intercorrere prima che l'assegnazione possa essere formalizzata", ha detto Antonella Bernt, responsabile della pastorale della famiglia per la diocesi di Gorizia. "Se da un lato, giustamente, si devono tutelare i bambini, assicurandosi di affidarli a genitori preparati - ha dichiarato -, dall'altro non si possono esasperare le coppie che si offrono nell'accogliere un bambino straniero con colloqui e burocrazie realmente troppo macchinosi". Bernt ha anche sottolineato come, per giungere alla firma di questo protocollo, ci siano voluti quattro anni di attesa e che Regioni come Veneto ed Emilia Romagna si pongono da tempo come modelli da seguire, dal momento che già da anni le istituzioni lavorano in sinergia. "I corsi delle Aziende sanitarie locali sono ad esempio coadiuvati dalle diverse onlus presenti sul territorio e da coppie che hanno già affrontato l'iter dell'adozione - ha precisato -. I tribunali sono inoltre molto più veloci nell'emettere il decreto, perché organizzati in modo diverso. Il protocollo regionale pertanto getta le basi su cui lavorare, ma sembra esserci ancora molto da fare". Il desiderio espresso dalla pastorale della famiglia è che si possa giungere a una concretizzazione in tempi brevi: in media i tempi per un'adozione internazionale in Friuli Venezia Giulia sono di cinque anni, di cui due spesi tra corsi, colloqui e l'attesa del decreto di idoneità. "Auspichiamo che il protocollo venga subito attuato - ha concluso Antonella Bernt - e che realmente gli ingranaggi girino il più velocemente possibile, a tutela dell'infanzia più svantaggiata".
a cura di Selina Trevisan
(18 maggio 2011)