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Non troppo tranquilli
Un rapporto su inquinamenti e salute

Sono stati presentati, nei giorni scorsi, a Napoli, i risultati della ricerca Sebiorec (studio epidemiologico sullo stato di salute e sui livelli d'accumulo di contaminanti organici persistenti nel sangue e nel latte materno), che hanno messo in evidenza come i livelli di inquinanti nel sangue e nel latte materno della popolazione campana siano più elevati in coloro che vivono in prossimità di sversatoi e siti di abbandono rifiuti, anche se non sono superati i limiti previsti dalla letteratura internazionale. Il rapporto, realizzato dalla Regione Campania, in collaborazione con l'Istituto superiore della sanità e il Cnr, consegna la fotografia di una regione in cui la popolazione non "è sovraesposta ad agenti inquinanti" ma, allo stesso tempo, indica zone in cui, pur restando dentro i limiti consentiti, si registrano livelli più elevati.

Dati non allarmanti, ma non trascurabili.
"Lo studio - spiega Fabrizio Bianchi, del Cnr - non fornisce dati allarmanti evidenti, ma ci sono informazioni utili che indicano correlazioni tra luogo di residenza della popolazione e livelli superiori di presenza di metalli o diossina nel sangue, correlazioni di cui ci si deve occupare perché non è trascurabile il dato secondo cui tutti i pool più vicini a siti hanno parametri più alti". Lo studio ha previsto un'intervista tramite questionario con domande su abitudini di vita e ambiente, storia medica del soggetto e sue abitudini alimentari e il prelievo di reperti di sangue e di latte da donatrici primipare. L'indagine ha interessato 840 soggetti stratificati per sesso, età e collocazione geografica. Per quanto riguarda le aree geografiche, sono state individuate tre aree sotto presunta pressione di degrado ambientale elevata (Zona A), media (Zona B) e nulla o bassa (Zona C). "Dagli esami effettuati - sottolinea Alessandro Di Domenico, dell'Istituto superiore della sanità - non è stato rilevato un incremento dei carichi inquinanti corporei e, pertanto, la popolazione campana presa in esame non risulta sovraesposta a sostanze che spesso arrivano dagli alimenti". Uno studio che, tuttavia, "non è una ricerca sull'incidenza delle malattie in determinate aree".

Situazione preoccupante.
"Le Associazioni ambientaliste e tutela del territorio del nolano sono molto preoccupate. Anni fa anche alcuni del nostro territorio si sottoposero ad analisi particolari per la diossina e la situazione era ed è alquanto drammatica". A parlare è don Aniello Tortora, direttore dell'Ufficio di pastorale sociale e lavoro, giustizia, pace e salvaguardia del creato della diocesi di Nola, una delle zone molto inquinate. "C'è il dubbio che le analisi non siano fatte come si deve, come denunciano i Medici per l'ambiente, che monitorano continuamente il territorio - afferma don Tortora -. Sta di fatto che nel nolano ('il triangolo della morte' Acerra-Marigliano-Nola) la diossina ha superato di gran lunga il livello di guardia, come hanno dimostrato ampiamente riviste scientifiche. Aumento di malattie tumorali e animali (le pecore ad esempio) che nascono in strano modo, stanno a dimostrare il disastro ambientale in atto nel nostro territorio". Secondo il sacerdote, "lo stesso fatto che dal rapporto si evince che il latte materno delle donne campane che vivono in prossimità dei cumuli di rifiuti sia più inquinato, non deve certamente farci dormire sonni tranquilli. Anche la diossina a livelli superiori trovata nel sangue degli abitanti vicino alle discariche è un problema serio". Meglio poi, dichiara don Tortora, "non chiederci se e come (non) funziona l'inceneritore di Acerra, che supera sempre i livelli di guardia rispetto all'inquinamento ambientale, oltre a porci sempre la domanda dove vengano sversate le ceneri dell'impianto. Sentendo le associazioni ambientaliste e la popolazione, c'è pochissima fiducia nelle istituzioni". "Chi controlla il controllore? È questa - per il sacerdote - la vera domanda che non trova risposta per quanto riguarda l'annosa emergenza ambientale. Io credo che ci sia bisogno di bonificare i nostri territori, monitorarli continuamente per evitare disastri ambientali ulteriori alle nuove generazioni". In questo, evidenzia don Tortora, "la politica è totalmente assente. La Chiesa non deve stancarsi di essere 'sentinella' del territorio".

Rapporto incomprensibile.
Per Antonio Marfella, medico appartenente all'Isde Medici per l'ambiente, "è tecnicamente impossibile che, qualora esista un danno ambientale, non provochi conseguenze per la salute. Lo studio Sebiorec è incomprensibile". Marfella ricorda l'esistenza di "zone di inquinamento specifico di altissimo volume come ad Acerra, dove sono stati seppelliti fusti con volumi altissimi di diossina. A Brescia in tre mesi, a causa dell'inquinamento provocato da un'industria, hanno monitorato 300 persone, oltre vegetali e animali sentinella. Una intera zona è stata messa in sicurezza e la coltivazione è stata bloccata. Non mi risulta che in Campania, ad Acerra come a Castelvolturno, siano stati presi provvedimenti per situazioni di inquinamento accertato".

a cura di Gigliola Alfaro

(21 aprile 2011)


 


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