Si è parlato anche di impegno dei laici contro l’emigrazione, dei diritti umani, del conflitto di culture e del primato petrino, alla Nona congregazione del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente svoltasi il 15 ottobre. Nella Decima congregazione (16 ottobre) è stato, invece, presentato uno schema del Messaggio finale che sarà pubblicato in chiusura del Sinodo. Dopo aver raccolto le osservazioni dell'Assemblea,
Laici impegnati. Maggiore impegno dei laici nella vita pubblica, politica, culturale e sociale dei propri Paesi per aiutare i fedeli a rafforzare il loro attaccamento al Paese e ai loro concittadini. Lo ha chiesto mons. Jean-Clément Jeanbart, arcivescovo di Aleppo dei Greco-Melkiti (Siria), parlando al Sinodo dove il tema dell’emigrazione dei cristiani ha continuato a tenere banco. Un’incisiva presenza nella società da parte dei cristiani, secondo l’arcivescovo, aiuterebbe anche a “sviluppare una cultura della libertà di coscienza e religiosa e dell’accettazione degli altri, delle loro differenze e del pluralismo. Dobbiamo imparare a vivere come amici con i nostri fratelli musulmani aiutandoli ad aprirsi a noi attraverso un dialogo ben articolato e diversificato”. L’emigrazione, ha aggiunto mons. Jeanbart, va fronteggiata anche con misure concrete come “fornire ai nostri giovani il minimo necessario per consentire loro di vivere bene, di impegnarsi nella vita e mettere radici nel paese anche con la costruzione di un alloggio”. I fondi per questo scopo, potrebbero arrivare dalla “messa in comune dei beni a nostra disposizione” e attraverso “la collaborazione delle varie comunità locali per reperire fondi”. Ultima proposta, l’istituzione di un centro di studio e di ricerca che trovi strategie utili e produttive per affrontare la piaga dell'emigrazione.
Cristiani, un guadagno per tutti. A preoccupare i padri sinodali non è solo l’emigrazione ma anche il mancato rispetto dei diritti umani ed i conflitti in atto nella regione. Davanti a queste sfide
Primato di Pietro. Nel corso dei lavori diversi vescovi hanno parlato dell’esercizio del “primato di Pietro”, tema ripreso dal card. William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede che ha proposto “uno studio e uno scambio di opinione utili su come il ministero del Successore di Pietro, con le sue caratteristiche dottrinali fondamentali, potrebbe essere esercitato in modi diversi, secondo le diverse necessità dei tempi e dei luoghi”. “Di recente – ha spiegato il prefetto – la nostra Congregazione ha pensato di convocare le Commissioni dottrinali dei Sinodi e le Conferenze episcopali delle Chiese orientali e le Chiese orientali sui iuris per discutere su questioni dottrinali di mutuo interesse. In questo contesto prevedrei uno studio e uno scambio di opinione utili su come il ministero del Successore di Pietro potrebbe essere esercitato secondo le diverse necessità dei tempi e dei luoghi”. Riflessioni teologiche che, tuttavia, “non sostituiscono la testimonianza vitale che i cattolici in Medio Oriente danno ai fratelli ortodossi e musulmani su come la dottrina della Chiesa si sviluppa nella tradizione apostolica viva. Questo Magistero comprende necessariamente il ruolo del Papa come capo del collegio apostolico dei vescovi, insieme al mandato di Cristo di confermare i fratelli nell’unità della fede perché ‘tutti siano una cosa sola’”.
(19 ottobre 2010)